Dice: i talk show politici sono in crisi, non li guarda più nessuno, Politics su RaiTre è un flop clamoroso, sono finiti i tempi d’oro dei pollai. Tutto vero, per carità, ma con la scusa di giustificare un crollo verticale del genere talk (e dunque una serie di scelte sbagliate da parte di dirigenti e conduttori), si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il bambino, anzi la bambina, in questo caso è Frau Dietlinde Gruber detta Lilli, da Bolzano, Alto Adige. Sì, perché Otto e mezzo continua a segnare risultati clamorosi per la media di La7 e soprattutto rispetto alla media misera dei talk show politici. Ormai ottiene costantemente più telespettatori del Tg La7 di Mentana che lo precede, così come, ovviamente, molto più di quanto riescano a portare a casa i solitamente disastrati palinsesti di prima serata della rete di Urbano Cairo. Martedì sera, per esempio, la Gruber, che ospitava Beppe Severgnini e Eugenio Scalfari, mica BonoVox e Lady Gaga, ha incassato 1.760.000 spettatori e uno share del 7%. Prima di Otto e mezzo, Chicco Mentana con il suo Tg si era fermato a 1.456.000 (6.59%), mentre Floris e DiMartedì si è accontentato di 1.232.000 (6,78%).

Il giorno prima era andata addirittura meglio (1.839.000 spettatori e share del 7.14%), mentre qualche giorno fa l’atteso scontro tra Matteo Renzi e Marco Travaglio aveva segnato addirittura il record assoluto del programma con 2.280.000 telespettatori e il 9,35% di share. Non è più una sorpresa, dunque, anche se continuiamo a parlarne troppo poco, rispetto allo spazio che dedichiamo, per esempio, alla sfida di prima serata tra Semprini e Floris. Eppure Otto e mezzo rappresenta un esempio virtuoso di talk show di approfondimento politico, forse l’ultimo rimasto in un genere che si è trasformato in una sorta di spezzatino che contiene tutto e il suo contrario, pur di non affondare, pur di allungare il brodo, magari durare fino all’una di notte e tenere sul fronte dello share. E chi ha tentato di cambiare rotta, vedi RaiTre con il povero Semprini, sta comunque prendendo dolorissime bastonate sulle gengive, a riprova del fatto che forse il problema non è neppure la durata o il pollaio, ma la credibilità di chi conduce le danze.

E Lilli Gruber, dalla sua, ha proprio una credibilità inattaccabile che ha conquistato nel corso di una carriera lunga e prestigiosa, fatta di conduzioni del Tg1 di prima serata e di corrispondenze puntuali da zone di guerra e di conflitto. E a differenza di quanto fanno altri conduttori di talk come Del Debbio, Floris, Semprini e compagnia, la Gruber non è incasellabile, non rischia mai di essere considerata di parte, faziosa, filogovernativa, grillina o Dio solo sa cos’altro ancora.

Perché Lilli Gruber, in fondo, rappresenta uno degli ultimi baluardi di un giornalismo televisivo che sapeva qual era il proprio ruolo, che non cercava di scavalcare la politica, che non soffriva di egocentrismo narcisista. La giornalista altoatesina ha sicuramente le sue idee, che sono anche molto forti e radicate, ma nella gestione di Otto e mezzo riesce a conservare una autorevolezza invidiabile. È moderatrice di polso, non guarda in faccia nessuno, non ha amici o nemici. Fa semplicemente la giornalista e lo fa benissimo. Non vuole provocare l’ospite ad ogni costo ma non concede sconti. Non è primadonna (anche se ne ha il physique e la personalità), ma non permette neanche agli ospiti di diventarlo. Vuole far capire al suo target (comunque di livello medio-alto) di cosa si sta parlando e non accetta dagli ospiti mezze risposte, perdite di tempo, giri di parole interminabili. È anchorwoman all’americana, di qualità altissima. E i risultati arrivano a confermare un prodotto televisivo e giornalistico di livello.

Se è tutto vero quello che abbiamo scritto fino a questo momento (e lo è), allora viene da chiedersi perché Lilli Gruber non possa condurre un talk show politico di prima serata, visto che lo sa fare, visto che lo fa con un certo successo. Sarebbe l’occasione giusta per cambiare davvero le regole del gioco della politica in tv. E forse è proprio per questo che non accade, perché un talk show stile DiMartedì, Ballarò o Politics affidato a Lilli Gruber avrebbe zero fronzoli e soprattutto non permetterebbe agli ospiti politici di ammorbare i telespettatori con pippotti senza senso alcuno, supercazzole fastidiose che il pubblico, fortunatamente, non sopporta più.