E’ stato arrestato, ai domiciliari, Francesco Alvaro, commissario straordinario di Farmacap, municipalizzata del Comune di Roma che gestisce le 47 farmacie comunali. L’ordine è arrivato dal gip della capitale nell’ambito di un’inchiesta per l’affidamento di servizi nella gestione di un asilo nido, nella zona dell’Infernetto. Alvaro è accusato di turbativa d’asta e falso in atto pubblico con l’imprenditore Giuseppe Giordano (titolare della società Dragona Servizi), per il quale è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Francesco Alvaro, psicologo e docente universitario, già dirigente delle Politiche sociali dl Comune, era stato nominato commissario dell’Azienda Farmacosociosanitaria Capitolina Farmacap dal sindaco Pd Ignazio Marino il 17 marzo 2014 “in considerazione della preoccupante situazione economica e finanziaria dell’azienda, caratterizzata da gravi perdite economiche accumulate negli anni passati”.

L’affidamento in questione ha un valore di 36mila euro l’anno e riguarda un asilo in via Bossi. La Farmacap infatti, da anni in grave situazione di dissesto finanziario, oltre a gestire 47 farmacie comunali possiede una serie di immobili che dà in gestione a privati. Secondo il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, coordinato dalla pm Nadia Plastino, Giordano avrebbe avuto in gestione l’asilo con una gara truccata, fatta su misura e, di fatto, senza altri concorrenti, gestendolo addirittura già prima dell’affidamento ufficiale.

L’inchiesta è partita da un esposto presentato in Procura a inizio febbraio dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, all’epoca dei fatti ancora solo candidata sindaco. Raggi aveva anche pubblicato un video (che pubblichiamo in questa pagina) correlato a un post dal titolo “Storia di un appalto accomodato”. “Oggi vi racconto la storia di Farmacap, l’Azienda Speciale di Roma Capitale che si occupa di gestire le 44 farmacie comunali e un asilo nido”, scriveva la Raggi, che poi aveva spiegato nel dettaglio la sua ‘indagine’ partita “da una segnalazione del 10 giugno scorso” e dalla quale, affermava, sarebbe potuto emergere “un danno erariale da 684mila o 712mila euro“. “Adesso saranno la Procura della Repubblica, la Corte dei Conti e l’Anac a valutare quali iniziative intraprendere al riguardo”, sottolineava l’allora candidata sindaca di Roma.