Fin dall’inizio ho scritto tutte le criticità nella nomina e nel percorso di Paola Muraro. Oggi si scopre l’indagine a suo carico per alcune vicende, ampiamente raccontate, in merito al ruolo di referente ai controlli degli impianti di Tmb in attesa della sua audizione in commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Le considerazioni sono due. La prima: nella scelta di Muraro e nella difesa ad oltranza della sua posizione c’è l’esatto opposto della diversità sbandierata. Secondo: nella reazione scomposta, a tratti offensiva, di alcuni c’è una profonda idiosincrasia alle critiche e ai fatti. Un’ultima considerazione riguarda il deficit di dibattito interno rispetto a questo caso nell’universo grillino e l’asticella dell’opportunità politica, di molto elevata con l’ingresso dei grillini in politica, improvvisamente piombata verso il basso. Il tema è proprio di opportunità visto che erano emersi fatti che imponevano quanto meno una riflessione in merito all’assessore indipendentemente dall’indagine penale.

1) Nella diretta Facebook con l’ex presidente di Ama Daniele Fortini, Paola Muraro ha proposto l’uso del tritovagliatore di Rocca Cencia che come poi ho scritto proprio sul Fatto era sotto indagine e di proprietà, questo già noto, di Manlio Cerroni, a processo per truffa, disastro ambientale e attività non autorizzata di rifiuti. Rispetto a questo argomento Muraro sostiene di aver fatto risparmiare in passato 900 milioni di euro ad Ama in un contenzioso con il Colari di Cerroni. Lei era stata indicata, in un arbitrato, dall’azienda come tecnico. Riporto le parole dell’avvocato Gianluigi Pellegrino, a capo del pool di avvocati che difendevano l’azienda pubblica: “Muraro era stata coinvolta perché c’erano alcuni aspetti tecnici relativi al gassificatore, ma che nell’economia della sentenza finale sono rimasti sullo sfondo“.

2) Nella diretta Facebook citata Paola Muraro si è spinta oltre diventando esperta di antiterrorismo e spiegando: “Non si può lasciare i sacchetti abbandonati, in un momento di allerta terrorismo perché lì potrebbe nascondersi una bomba”.

3) Nel curriculum di Paola Muraro c’è un ritocchinoL’ho scritto a fine luglio e poi ho intervistato Paolo Rabitti che ha confermato e raccontato il suo stupore per quell’errore. Rabitti, ingegnere ed urbanista, è considerato nell’universo grillino, e non solo, uno dei massimi esperti nei processi ambientali. Una vicenda, quella del ritocchino, poi ripresa dal giornalista Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Muraro ha vantato un supporto alla Procura di Napoli, ma si trattava di una testimonianza in aula visto che lei era consulente della controparte, del gruppo Fibe Impregilo, imprese duramente contestate anche da futuri deputati grillini per la gestione rifiuti in Campania. Muraro ha provato a spiegare praticamente riportando e confermando quanto scritto.

4) Paola Muraro ha sostenuto, negli anni, le politiche dell’incenerimento dei rifiuti, pratica avversata dal M5s.

5) Paola Muraro è stata intercettata al telefono, nel 2013, con Salvatore Buzzi. Telefonate senza rilievo penale. Bene, ma perché forniva informazioni su una gara d’appalto, poi non aggiudicata dal ras della 29 giugno; questioni che esulavano dalla sua consulenza?

6) Perché, come ho raccontato sul Fatto con un collega, Paola Muraro era in aula lo scorso aprile con Giovanni Fiscon, ex direttore di Ama e coinvolto nell’inchiesta mafia capitale? Quel giorno si celebrava un processo per presunte irregolarità ambientali che vedeva Fiscon a processo. Muraro, nel 2016, ho letto la sua lettera di incarico, non aveva tra le deleghe quella della consulenza legale. Forse l’assessore ha scelto di terminare l’incarico iniziato durante il precedente contratto?

7) Muraro, rispetto al cattivo funzionamento degli impianti di cui si occupava da consulente Ama, alla domanda ‘Perché ha tenuto questo materiale nel cassetto’  ha risposto, in una intervista al Fatto, che era legata a vincolo di riservatezza. In presenza di una notizia di reato si tiene tutto nel cassetto per riservatezza o si va in Procura?
Tutto questo sarebbe stato perdonato ad un assessore di un partito? Quando ho provato a intervistare Paola Muraro non ho avuto alcuna risposta. Una, di risposta, è attesa dai romani: realizzare il programma a 5 stelle fatto di riduzione, riciclo e recupero dei rifiuti. L’assessore deve essere ancora Paola Muraro? Io credo di no. In questo settore, bisognava volare alti, lo chiedeva la città, lo richiedevano i fallimenti multipli di sinistra e destra piegati per decenni al monopolista privato, invece si è scelto di starnazzare. E quando si starnazza, la delusione è totale.