di Riccardo Pizzorno per SpazioEconomia

Ospitare le Olimpiadi è il sogno di tante città. Due settimane di euforia, manifestazioni maestose, competizioni di altissimo livello, celebrazione mondiale della capacità degli organizzatori di tenere testa ad un evento di portata planetaria. Ma anche esplosione sistematica dei budget preventivi, aumento trentennale del prelievo fiscale, distrazione di denaro pubblico da altri investimenti produttivi per finanziare la costruzione di complessi sportivi troppo costosi per essere mantenuti nel tempo.

In molti, analizzando le esperienze passate ed effettuando stime per il futuro, sono giunti a concludere che ospitare eventi sportivi di questo tipo si traduce il più delle volte in un costo inutile e spropositato per amministrazioni locali e nazionali, i cui effetti rischiano di ripercuotersi negativamente sul benessere dei cittadini per decenni.

Nel 2012, l’Università di Oxford pubblicò uno studio ove gli economisti Flvyberg e Stewart mettevano a confronto i costi preventivi dei Giochi Olimpici degli ultimi 50 anni con le spese effettivamente sostenute dalle città ospiti per l’organizzazione. I risultati furono tutt’altro che confortanti e riaprirono il dibattito sull’opportunità, per governi locali e nazionali di intraprendere l’investimento olimpico.

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Gli economisti di Oxford allargarono le analisi fino ad allora prodotte, inserendo anche i costi non direttamente sostenuti dai Comitati organizzativi, quali ad esempio quelli per la costruzione di stadi e villaggi olimpici o per l’allestimento dei Media&Press Centre.
In base ai loro calcoli, il costo medio di un’Olimpiade si aggira sui 5,2 miliardi di dollari americani. Ma c’è una certa variabilità: spiccano per esempio i quasi 15 miliardi di dollari spesi per l’edizione del 2012 di Londra.

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La tabella sopra rappresenta il costo per abitante delle Nazioni ospitanti un’Olimpiade, quale parametro di raffronto della grandezza tra la spesa ed il costo da coprire per abitante.
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In effetti le varie edizioni delle Olimpiadi hanno visto correggere le proprie stime iniziali mediamente del 176%(!). Si va da uno sforamento massimo rispetto alle stime iniziali del 720% per l’edizione di Montreal del 1976, al minimo del 2% di Pechino 2008. Per la cronaca, i ricercatori di Oxford rilevano come non esistano altri “megaprogetti” con sforamenti al budget alti come quelli delle Olimpiadi.

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In pratica presentando un budget di 5 mld di dollari, si finirebbe con lo spenderne almeno 17,5.

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Come si traducono, in pratica, i costi supplementari che governi locali e nazionali si trovano a fronteggiare dopo avere ospitato una manifestazione olimpica? In uno studio del 2012, Wladimir Andreff, professore emerito della Sorbona e presidente onorario della associazione internazionale degli Sports Economists, spiega che per ripianare il deficit derivante dai giochi olimpici del 1968, i contribuenti di Grenoble hanno dovuto pagare una tassa speciale fino al 1992, mentre i cittadini di Montreal e del Quebec lo hanno fatto per 30 anni, dal 1976 al 2006.

In Italia, la candidatura olimpica di Roma per il 2024 solleva scetticismo. Dopo la netta bocciatura di Mario Monti per la proposta di ospitare i Giochi del 2020, Matteo Renzi e Giovanni Malagò ci riprovano e i dubbi principali sono legati alle possibili perdite economiche che le Olimpiadi provocano a chi le organizza. Il gioco varrà la candela?

Innanzitutto va detto che, parole del presidente del Coni Malagò, soltanto la candidatura ci costerà 10 milioni di euro. La paura che si ripetano le esperienze della Grecia, praticamente affossata dall’organizzazione di Atene 2004 (costata 8,5 miliardi), di Pechino e Sochi (la prima costata 43 miliardi, quella russa invernale addirittura 51) è presente. C’è qualche ragione di pensare che a Roma le cose potranno andare meglio? Stando all’esperienza degli altri giochi olimpici, si direbbe proprio di no.

Certo gli extra-costi non sono accettabili, ma se venissero interamente coperti dai biglietti si potrebbe anche chiudere un occhio. Il guaio è che le Olimpiadi (salvo quelle di Los Angeles, 1984 e Atlanta, 1996, gestite peraltro da privati) hanno gravato non poco sulla finanza pubblica dei paesi organizzatori. Nell’ultimo esempio italiano, i giochi invernali di Torino 2006, governo ed Enti locali ci hanno messo il 93,7% degli oltre 2, 1 miliardi (di euro) spesi per i soli investimenti (altri 1,2 miliardi sono stati spesi per la gestione dell’evento). I privati hanno contribuito agli investimenti per appena il 6,3%. A fronte di costi di oltre 3,3 miliardi i benefici sono stati stimati con generosità il 2,5 miliardi: con un bilancio negativo per oltre 800 milioni di euro.

Con queste premesse, bisogna valutare anche il giro d’affari che produce un’Olimpiade. Considerando le edizioni più recenti, l’impatto economico più significativo si è avuto a Sydney 2000 (8 miliardi di euro di indotto), con 90.000 nuovi posti di lavoro generati nel periodo 1994 (anno di candidatura) – 2006. In termini di occupazione, invece, spiccano Barcellona 1992, con cui la Spagna creò 296.000 nuovi posti di lavoro dal 1987 al 1992, anche se l’impatto della manifestazione sul Pil fu minimo (0,03%), e Seul 1988, con circa 336.000 nuovi posti di lavoro. Anche in questo caso però l’impatto sul Pil fu dell’1,4%.

Stando ai dati dello studio di fattibilità della commissione italiana creata per il 2020, le Olimpiadi avrebbero determinato una crescita cumulata del Pil di circa 17,7 miliardi di euro dal 2012 al 2025 (+1,4%). In 14 anni, inoltre, si sarebbero potuti creare 170.000 nuovi posti di lavoro, con un picco di 29.000 nel 2020. La spesa sarebbe stata di 9,7 miliardi in totale, il tutto con un evidente rischio più che reale di un raddoppio. Il costo sarebbe stato coperto in maggior parte dallo Stato e in misura minore (3,5 miliardi) dal Comitato internazionale olimpico (Cio).

Ma qual è la valutazione dell’impatto economico delle Olimpiadi 2024 e chi dovrebbe pagare? Non sarebbe previsto alcun esborso economico da parte del Campidoglio. I costi per l’organizzazione della manifestazione e per l’adeguamento infrastrutturale della città, i cui progetti messi a punto dal presidente del Coni Malagò e da quello del comitato organizzatore Cordero di Montezemolo, sarebbero infatti a carico dello Stato e del Cio. Un primo studio redatto dall’Università di Tor Vergata, non convince appieno i tecnici, che piuttosto dei 5,3 miliardi previsti, ipotizzano la spesa totale per la manifestazione, in circa 13 miliardi di euro. Se la cifra reale diventerà quest’ultima, si dovrà lavorare per ridurla di molto. Lo vuole l’Italia e anche il Cio è d’accordo. Vedremo.

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