La campagna di bombardamenti in Libia sembra dover essere di natura limitata. Barack Obama ha autorizzato una missione di 30 giorni in Libia contro l’Isis. Lo riporta Fox, secondo la quale gli Stati Uniti hanno lanciato almeno sette raid da lunedì.  Obiettivo principale quello di cacciare i militanti dell’Isis da Sirte. Eppure in questi contesti si nota sempre più il ruolo che le riserve di combustibili fossili continuano a giocare quando si tratta di campagne di bombardamenti offensivi condotte dagli eserciti occidentali con in testa gli Usa. Gli attacchi ai militanti dell’Isis che occupano alcune delle più importanti aree di esplorazione e produzione nel paese devono essere visti soprattutto in questo contesto. Arrivano in un momento in cui è necessario indebolire piuttosto che rafforzare il controllo dell’Isis in una zona strategica dal punto di vista economico.

La stampa americana proprio in questi giorni aveva annunciato un accordo tra il governo provvisorio libico di Accordo nazionale (Gna) e le Petroleum Facilities Guards per riaprire tre porte orientali per il ​​trasporto di petrolio per diciotto mesi. La National oil company stima che la produzione di petrolio a livello nazionale potrebbe aumentare di 150.000 barili al giorno, circa 400.000 barili al giorno, entro due settimane.

La nuova offensiva dagli Stati Uniti è parte di un tentativo di garantire la sua egemonia in uno dei più importanti paesi petroliferi al mondo. La Libia ha le più grandi riserve di greggio in Africa, ed è la quinta per riserve di gas. La sua posizione geografica così vicina all’Europa la rende particolarmente importante e strategicamente rilevante per le potenze occidentali. Le forze che riusciranno ad appropriarsi di Sirte e del suo bacino controlleranno più della metà delle riserve accertate – e di conseguenza l’economia libica. Lo stesso Barack Obama si è sentito il dovere di ribadire che bisogna evitare un rafforzamento dell’Isis in Libia.

Sulla sponda italiana il ministro degli Esteri Gentiloni fa sapere che l’Italia sostiene il governo di Unità nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj e lo incoraggia dalla sua formazione a realizzare le iniziative necessarie per ridare stabilità e pace al popolo libico. Il sostegno italiano a questa operazione pare non voglia allargarsi ad un coinvolgimento diretto. Ma questo dipenderà sicuramente dalla politica americana che nei prossimi raid potrebbe tranquillamente sfruttare le basi italiane di Aviano e Sigonella esponendo di molto il nostro Paese alla minaccia terroristica. E’ successo già per la Francia con i vari attentati, ma anche con la Russia impegnata in Siria (aereo abbattuto sul Sinai). La base di Sigonella è da tempo ormai un profluvio di marines. Il comandante della base, Cristopher Dennis, sa di poter contare su una flotta aerea a disposizione non indifferente. Si tratta soprattutto di droni (aerei a pilotaggio remoto). Da un lato i ricognitori strategici Global Hawk con un’apertura alare di 35 metri e con un costo di base di 220 milioni di dollari mentre dall’altra parte i temibili Reaper carichi di bombe. Successivamente all’accordo tra Washington e Roma per l’impiego di droni armati americani dalla base di Sigonella in operazioni offensive nel territorio libico, i miliziani dell’Isis uccisero due onesti tecnici italiani della Bonatti.