Sarà l’Istituto Parri di Bologna, memoria storica della Resistenza e del movimento di Liberazione, a curare il progetto della mostra permanente sul fascismo che aprirà nelle sale della Casa del Fascio di Predappio, in provincia di Forlì. E’ una partnership che potrebbe placare un po’ le polemiche nate quando il sindaco della città natale del Duce, il renziano Giorgio Frassineti, nel 2014 annunciò di voler spendere 5,5 milioni di euro per riqualificare l’ex edificio littorio e inserire, al suo interno, un museo sulla storia d’Italia d’inizio Novecento, Ventennio compreso, quella tra il Comune di Predappio e l’istituto fondato dal partigiano e poi presidente del Consiglio Ferruccio Parri. Incaricato dall’amministrazione a guida Pd di “assicurare al progetto contenuti qualificati sotto l’aspetto storico e museografico”.

L’idea di trasformare l’ex Casa del Fascio in rovina in un Centro studi, promossa sia dalla giunta democratica di Predappio sia dal centrodestra, negli ultimi due anni ha sollevato più di una disputa tra chi, come Frassineti, la considera un’opportunità per studiare la storia d’Italia “attraverso i luoghi e i siti che ne sono simbolo”, e chi invece, soprattutto a sinistra, punta il dito contro il progetto, accusando il primo cittadino di spendere soldi pubblici per celebrare il fascismo. “Finalmente però vedo che da più parti cominciano a capire la serietà di questa iniziativa – spiega a ilfattoquotidiano.it Frassineti – e ci danno una mano”.

Complice anche la scelta dell’Istituto Parri come curatore del progetto scientifico, “che per me – racconta il sindaco di Predappio – è stata semplice: se si vuole trattare bene una materia così delicata bisogna andare da chi si occupa di storia ad alto livello”. Il Parri nacque nel 1963 come articolazione regionale dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, ma le sue radici risalgono al 1947, anno in cui Ferruccio Parri decise di porre il problema della conservazione del patrimonio della Resistenza, “in un periodo in cui la Resistenza non era universalmente accettata né quale fatto storico, né come comune e condivisa origine della democrazia repubblicana”. “All’interno del Parri – sottolinea Frassineti – ci sono istituzioni come la Regione Emilia Romagna, il Comune di Bologna, quattro università. La sua storia parla chiaro. Quindi, al di là delle polemiche che nascono sempre quando si parla Mussolini e del Ventennio, la reputazione dell’Istituto non è in discussione”.

Il prossimo passo sarà la nomina di un comitato scientifico internazionale e di un gruppo di lavoro con competenze connesse agli aspetti museografici. Realizzare la mostra costerà in tutto circa 3 milioni di euro, due dei quali sono stati chiesti alla Regione, a valere sui fondi strutturali europei 2014-2020, mentre il restante milione verrà stanziato dalla Cassa dei risparmi di Forlì. Tuttavia, a esposizione fatta, per ultimare la riqualifica della Casa del Fascio, costruita in epoca fascista a celebrare il successo del partito e al contempo per rafforzarne il controllo territoriale, Predappio dovrà trovare altri 2 milioni di euro. “Per il momento stiamo ancora aspettando una risposta sui fondi chiesti alla Regione. Io ho fatto domanda, e so che Predappio non è la sola, ma ritengo che la portata del nostro progetto debba essere tenuta in considerazione”. Se la tabella di marcia dovesse essere rispettata, quindi, i lavori alla Casa del Fascio dovrebbero iniziare nel 2017, con apertura prevista nel 2019.

“Speriamo di riuscire a seguire il programma, perché vogliamo restituire la dignità a Predappio”. La città dei pellegrinaggi dei nostalgici, che ogni anno, a ottobre, visitano la tomba di Benito Mussolini e ricordano la marcia su Roma. E quella dei negozi di souvenir fascisti, che in vetrina espongono camicie nere, tazze col fascio e t-shirt con la scritta “Boia chi molla”. “Se guardiamo la tv e compriamo i giornali vediamo che l’Europa oggi è malata, c’è un ritorno al nazionalismo, muri che si alzano, partiti che si rifanno a ideologie naziste, e noi dobbiamo imparare qualcosa dalla nostra storia per evitare che ciò che è stato possa ritornare. Un centro di documentazione può rappresentare una narrazione utile di quel periodo, soprattutto per chi è giovane. Io vedo tanti ragazzi che vengono a Predappio innamorati di Mussolini, ma non sanno nulla di ciò che fu il fascismo, e raccontare loro cosa accadde davvero può essere pedagogico. Non bisogna dimenticare che è la cultura la più grande arma che abbiamo a disposizione”.