Che gli scontrini fossero un tabù per Dario Nardella si sapeva, visto che quelli del suo predecessore Matteo Renzi da mesi sono nascosti in un cassetto del comune di Firenze. Ma che fossero un tabù anche per i sindaci del M5S Filippo Nogarin e Federico Pizzarotti è la sorpresa saltata fuori dopo una richiesta di accesso agli atti presentata dal Fatto in nove comuni. Richiesta respinta da Livorno, dove però sul sito del Comune le spese, seppur senza scontrino, sono elencate con data e nome del fornitore. E richiesta respinta anche da Parma, come da Firenze: le ricevute relative ai viaggi dei sindaci restano top secret, alla faccia della trasparenza tante volte sbandierata. E alla faccia di quanto gli esponenti del M5S fanno nel resto d’Italia. Come a Roma, dove in seguito a un loro accesso agli atti Ignazio Marino ha pubblicato online i suoi scontrini, rendendo evidenti quelle cene di troppo che alla fine hanno portato alle sue dimissioni. O come nella stessa Firenze, dove tra i consiglieri di opposizione che hanno chiesto le ricevute di Renzi ci sono quelli del M5S, impegnati in un’impresa che il blog di Grillo una settimana fa definiva “la tredicesima fatica di Ercole”, ovvero “poter visionare gli scontrini del Bomba”, lamentando il “raro esempio di ‘supercazzola’ scritta in uno pseudo-legalese chiaramente incomprensibile per qualsiasi cittadino” con cui il comune ha risposto all’istanza di accesso agli atti.

Le risposte inviate al nostro giornale dalle segreterie generali dei due comuni amministrati dal M5S dicono che no, quei documenti non vanno mostrati ai giornalisti. Con argomentazioni che ripropongono quelle arrivate da Firenze. Meglio è andata con Torino, Napoli e Palermo, dove le amministrazioni hanno messo a disposizione le ricevute di Piero Fassino, Luigi de Magistris e Leoluca Orlando. I comuni di Milano e Verona si sono invece limitati a inviare i dettagli dei costi sostenuti per le trasferte di Giuliano Pisapia e Flavio Tosi, ma senza scontrini. Come non sono arrivati da Venezia gli scontrini dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, mentre il successore “Luigi Brugnaro – scrive la direzione Affari istituzionali – non ha presentato alcuna richiesta di rimborso per spese di pernottamento o spese di pasti”.

Ma veniamo al rifiuto di mostrare le ricevute delle trasferte del 2014, 2015 e dei primi tre mesi del 2016. “Anche in linea con quanto recentemente stabilito dal Consiglio di Stato – scrivono da Livorno – l’ambito soggettivo e quello oggettivo prescritto dalla legge entro i quali va riconosciuto il diritto all’accesso, presuppone un interesse personale e concreto, strumentale al medesimo, in quanto volto alla tutela delle situazioni giuridicamente rilevanti. Situazione che non si evince in questo caso di specie, perché la Sua posizione non appare dissimile da quella di qualsiasi altro cittadino”. Cittadino che quindi non ha diritto di dare un’occhiata alle pezze giustificative grazie a cui il suo sindaco ha ottenuto i rimborsi.

Simili le motivazioni del comune di Nardella e della segreteria generale di Pizzarotti (attualmente sospeso dal M5S con l’accusa di avere nascosto le indagini a suo carico per le nomine al teatro Regio), che aggiunge un’altra argomentazione pur di non mostrare le ricevute: “Il numero dei documenti richiesti lascia intravedere un intento (…) di esercitare un controllo generalizzato sulle spese legate alle attività di rappresentanza del sindaco del comune di Parma, che equivale a introdurre una inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa”. Per poi fare riferimento “ad un tale numero di documenti che tramutano la domanda di conoscenza in un aggravamento dell’attività amministrativa”. Viene da chiedersi come a Parma abbiano archiviato le note spese di Pizzarotti, se sono così difficili da recuperare. Tanto più che dagli uffici di Torino spiegano che, per quelle di Fassino, la maggior parte del tempo se n’è andata con l’istanza di accesso agli atti che “è girata da un ufficio all’altro. Poi quando è arrivata a chi doveva farsene carico, si è trattato solo di informare il sindaco e di fare un po’ di fotocopie”. E così le fatture degli alberghi e dei ristoranti dove Fassino è stato durante le sue missioni istituzionali sono arrivate via mail nei trenta giorni previsti dalla legge. Così come da Napoli sono arrivate quelle di de Magistris e da Palermo quelle di Orlando.

C’è poi un’altra cosa che aggiungono da Livorno, Parma e Firenze: le informazioni sulle spese di viaggio sono già disponibili nella sezione ‘Amministrazione trasparente’ del sito del comune. Peccato che per Nardella ci sia solo il totale di ogni anno, mentre per Pizzarotti la divisione per singola trasferta c’è, ma non è indicata né la destinazione, né lo scopo del viaggio. Entrambe modalità che non consentono quel “controllo generalizzato sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sul perseguimento delle finalità istituzionali” previsto dal decreto trasparenza (decreto legislativo 33 del 2013), che impone la pubblicazione online delle spese di viaggio di chi ricopre cariche pubbliche. A Livorno invece sono più precisi, visto che sul sito del comune per Nogarin è riportato il dettaglio di ogni spesa, compreso il fornitore. Ma le ricevute, che come ha dimostrato il caso Marino sono quelle da cui saltano fuori eventuali magagne, rimangono chiuse a chiave anche qui. Comprese quelle relative ai 128 euro (108 di benzina e 10 di autostrada, secondo i dati disponibili online) spesi il 29 giugno 2014 da Nogarin per raggiungere Arezzo, dove era in programma anche un Meetup del M5S. “Rimborsi non dovuti ma richiesti e presi”, ha accusato il consigliere comunale ed ex grillino Marco Valiani. “Ero in viaggio per necessità istituzionali ed impegni politici”, si è sempre difeso Nogarin.

Il Fatto ha contattato anche gli uffici stampa dei tre sindaci. Da Firenze non è arrivato alcun commento, mentre da Parma dicono di fare “molto di più di quanto previsto dalle leggi” in materia di trasparenza e di pubblicare online “anche tutte le determine dirigenziali afferenti ad ogni tipo di spesa”. Da Livorno, Nogarin ribadisce che “sul sito sono pubblicate informazioni molto più dettagliate rispetto a quanto ci impone la legge. E visto che non ho nulla da nascondere vi invito a venire direttamente nel mio ufficio. Sarò felice di farvi vedere tutte le ricevute del caso”. Difficile capire perché sinora non siano state mostrate, anche quando sono state chieste al suo ufficio stampa prima dell’accesso agli atti.
@gigi_gno