Il presidente del collegio dei periti incaricato da tribunale di Roma di rispondere a una serie di quesiti sulle modalità del decesso, il 22 ottobre del 2009, di Stefano Cucchi ha chiesto una proroga di 90 giorni. La notizia è stata accolta con legittima indignazione dai familiari e dai difensori della famiglia Cucchi che già avevano contestato la nomina del professor Francesco Introna, da loro accusato di essere massone e troppo legato ai comandi militari e ai carabinieri.
Lo stesso giudice per l’udienza preliminare ha ridotto da 90 a 30 giorni la richiesta dei periti, anche perché lo slittamento dei tempi avvicina sempre più l’ipotesi della prescrizione.

Sono passati sette anni da quel pestaggio e dalla morte di Stefano. Depistaggi, omissioni, perizie contraddittorie, hanno determinato l’apparente paradosso per il quale Stefano è morto in seguito alle botte ricevute, ma nessuno avrebbe ordinato ed eseguito il pestaggio. Per fortuna che non hanno ancora avuto il coraggio di seguire la pista del suicidio…

Di perizia in perizia, di rinvio in rinvio, la ricerca della verità e della giustizia si allontana sempre più, mentre si avvicinano i tempi della prescrizione e della cancellazione delle responsabilità.

Se così dovesse accadere spetterà a tutti noi continuare a sostenere le ragioni della famiglia di Stefano e impedire che la prescrizione possa trasformarsi anche nella proscrizione della sua memoria e delle responsabilità di chi ha causato la sua morte, anche perché “quello che è accaduto una volta può sempre ripetersi”.