Rosso porpora in Vaticano. Il 18 febbraio 2017 Papa Francesco terrà il terzo concistoro del suo pontificato per la creazione dei nuovi cardinali. Saranno 20 le berrette rosse che imporrà Bergoglio: 15 destinate a porporati elettori in un eventuale conclave, cioè con meno di 80 anni, e 5 non elettori. Ad aprire la lista sarà quasi sicuramente monsignor Giovanni Angelo Becciu, attualmente sostituto della Segreteria di Stato, ovvero “ministro dell’Interno vaticano”, che nei prossimi giorni sarà nominato dal Papa a ricoprire un incarico tradizionalmente cardinalizio. Scontata, salvo soprese alle quali Francesco ha abituato il mondo in oltre tre anni di pontificato, la porpora anche per monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e regista del Giubileo straordinario della misericordia.

Tra i porporati non elettori, è molto probabile che il Papa gesuita decida di nominare il suo confratello padre Bartolomeo Sorge. Classe 1929, nativo di Rio Marina, un piccolo comune di poco più di 2mila abitanti in provincia di Livorno, padre Sorge alla fine del 1978 avrebbe dovuto essere nominato da Giovanni Paolo I arcivescovo di Milano. Ma il Papa polacco, come egli stesso confidò al gesuita toscano, gli preferì l’allora rettore della Pontificia Università Gregoriana, Carlo Maria Martini. Un uomo, spesso presentato come antagonista di Karol Wojtyla, che lasciò come testamento una pesante croce sul pontificato di Benedetto XVI, resa pubblica dopo la sua morte: “La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?”.

Al vaticanista del Tg1, Aldo Maria Valli, che nella sua biografia del gesuita arcivescovo di Milano, Storia di un uomo (Ancora), gli chiede se si può dire che la linea di Martini sia stata sconfitta, Sorge risponde: “Dipende. A breve termine sì, certamente, lui sembra uno sconfitto, ma alla stessa maniera in cui lo sembrano tutti i grandi santi. Tuttavia a lungo termine, nella luce del Vangelo, Martini resta uno che ha capito che cosa è veramente la parola di Dio”. Come è noto, il sogno del porporato ambrosiano era quello di far eleggere, nel conclave del 2005, l’arcivescovo di Buenos Aires. Un colpo che gli mancò per poco. Ratzinger era un candidato troppo forte, imbattibile per chiunque. Avrebbe soltanto dovuto rinunciare all’elezione una volta avvenuta nella Cappella Sistina per spalancare la strada a Bergoglio. Ma ciò non avvenne nonostante alla vigilia del conclave, l’allora cardinale decano, disse chiaramente ai suoi confratelli di non pensare a lui per la successione di Wojtyla.

Francesco nutre una profonda stima per padre Sorge. Durante un’udienza in aula Paolo VI ai membri della Comunità di vita cristiana e della Lega missionaria studenti d’Italia, un giovane chiese al Papa: “Quale discernimento può venirci dalla spiritualità ignaziana per aiutarci a mantenere vivo il rapporto tra la fede in Gesù Cristo e la responsabilità ad agire sempre per la costruzione di una società più giusta e solidale?”. Bergoglio rispose: “Credo che a questa domanda che tu hai fatto risponderebbe molto meglio di me padre Bartolomeo Sorge. Non so se è qui: no, non l’ho visto. Lui è stato uno bravo, eh? Lui è un gesuita che ha aperto la strada in questo campo della politica. Ma, si sente: ‘Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!’: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. ‘No, non diciamo partito, ma un partito solo dei cattolici’: non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato. ‘Ma, un cattolico può fare politica?’. Deve! ‘Ma un cattolico può immischiarsi in politica?’ Deve!”.