Poche parole con silenzi calibrati, ma con lo strappo delle considerazioni personali. Renato Soru inserisce la sentenza di condanna a tre anni per evasione fiscale in “un momento grave della vita”. Sentenza ingiusta – afferma – che non si aspettava. Spera sia ribaltata, ma nel frattempo rifletterà sulle dimissioni. Due gli incarichi fino a stamattina: europarlamentare Pd (con record di preferenze ma anche di assenze a Bruxelles) e segretario del partito in Sardegna con gli ultimi mesi di faide intestine tre tre correnti. Ma d’altra parte l’incarico di leader del partito a livello locale lo ha già lasciato, subito dopo la sentenza.

Classe 1957, imprenditore di successo, uno dei Paperoni d’Italia, dai modi bruschi e dall’atteggiamento padronale (dicono i bene informati) prima che politico è stato pioniere di Internet e patron di Tiscali, diventato uno dei più importanti provider europei. L’evasione fiscale contestata gira intorno a una triangolazione con una società con nome identitario in sardo Andalas e capitale due sterline, con sede a Londra: un prestito “interno”, su cui non sarebbero state versate tasse. Ma su cui Soru sta già pagando con un concordato fiscale. Anche per questo i suoi avvocati parlano di “sentenza singolare” su fatti “che gli stessi uffici finanziari avevano interpretato in modo diverso, ritenendoli insussistenti”. Prima ancora un’altra vicenda giudiziaria sull’affidamento di una campagna pubblicitaria istituzionale conclusa con un’assoluzione. E una condanna per danno erariale dalla Corte dei conti. Entrambe legate alla sua presidenza della Regione, dal 2004 al 2008.

Le sue ambizioni, anche politiche, negli anni hanno travalicato i confini isolani e che gli hanno garantito stima forse più in quello che qui chiamano “continente” che nella sua terra. Di formazione bocconiana, poco salottiero – anche se membro della segreteria Pd nazionale – quasi monacale, ma comunque presente. Dal suo rientro sull’isola l’avvio della carriera: parte dal Medio Campidano, Sanluri la sua base: prima la compravendita di market, poi “la scoperta” della Rete. Personaggio dai vasti interessi e dalle forti contraddizioni: diventato editore dell’Unità in liquidazione, di cui poi ha ceduto le quote nel 2012. Ispiratore ombra anche in progetti d’eccellenza in altri ambiti come lo SharDna (ricerca genetica della Sardegna).

Un visionario: anche grazie a lui la Sardegna a cavallo degli anni 2000 è diventata la culla della rivoluzione digitale. Con l’acquisto di Videonline e la partenza da due luoghi poco probabili, in apparenza, per la new economy: la Sardegna e l’attuale Repubblica Ceca, in collaborazione con un altro imprenditore a suo modo istrionico e innovativo, come Niki Grauso. Solo dopo arriva la nascita di Tiscali, nel 1997, che strizza ancora l’occhio alla Sardegna dell’interno. E’ il nome di un villaggio nuragico costruito dentro una grotta nel Nuorese: impervio ma imperituro. Da lì la quotazione in Borsa e il successo, solo dopo arriveranno le prime ombre economiche e anche quelle dei conflitti di interesse.

Tutto ruota attorno alla candidatura a presidente della Regione: vincerà e sarà in carica dal 2004 al 2008 con Progetto Sardegna, centrosinistra con un pizzico di autonomismo (il simbolo è una pianta di una reggia nuragica). Si allontanerà formalmente dalla sua azienda per tornarci nel 2009. Idee e scenari che che travalicano la Sardegna: suo il progetto Master & Back a sostegno delle giovani eccellenze da far studiare e formare in Europa o nelle città italiane: competenze da sfruttare sull’isola. Realizzato solo in parte, perché molti non sono sono tornati indietro.

Soprattutto Soru impone la sua visione “ambientalista”, contro la speculazione edilizia delle coste. Un’idea di Sardegna diversa, non solo balneare e a uso e consumo dei turisti vip (tra tutti Briatore) che trova il suo cavallo di battaglia nella “tassa del lusso” per gli yacht e nel Piano paesaggistico regionale: limiti alla costruzione sulle coste e anche nell’agro, difesa dei centri storici che gli costano a lungo andare il consenso – anche – interno. E a fine legislatura arrivano infatti le dimissioni sulla nuova legge urbanistica in discussione nel consiglio. Pochi mesi più tardi non riuscirà a battere il rivale di centrodestra Ugo Cappellacci che, per la sua campagna elettorale, aveva ricevuto la benedizione di Berlusconi con tanto di frequenti incursioni al suo fianco.

Ma anche sul versante della difesa delle coste, in un territorio così delicato e ambito, come quello sardo non mancano le contraddizioni. Come il progetto Funtanazza, sulla costa sud occidentale: il recente ok alla riqualificazione dell’ex colonia che incombe sulla spiaggia (di proprietà della famiglia Soru) dà il via a recenti polemiche politiche sulla filosofia della tutela delle spiagge e la loro valorizzazione imprenditoriale. A molti fa storcere il naso la sua villa a Villasimius, poi messa in vendita.

Ma il successo politico alle Europee aveva in parte riaffermato il suo peso formale, ma distante, all’interno del Pd sardo: fino alle dimissioni. La sua guida era già minata dagli scontri, già presenti prima del suo insediamento. Un logorio partito anche dal caso Barracciu (che aveva sostenuto alle primarie) e dal dietrofront dettato da Roma – con benestare anche di Soru – di fronte all’avviso di garanzia per peculato. Con l’eterna costante della questione “morale”.