Il dna di quasi 15mila sardi d’Ogliastra è il lascito prezioso e scomodo di Shardna, società di ricerca in liquidazione. La mappa genetica degli isolani più longevi, salvo miracoli della Regione, potrebbe essere diviso in pacchetti che fanno gola alle case farmaceutiche europee o semplicemente essere accontonato nei frigoriferi dei laboratori. Il destino del polo d’eccellenza era chiaro già a febbraio, quando la SharDna, come minuscolo satellite della Fondazione Monte Tabor, è rimasta coinvolta nel crac da oltre un miliardo dell’ospedale San Raffaele. E niente concordato preventivo. Due giorni fa sono state recapitate dal liquidatore le lettere di licenziamento ai dieci dipendenti (biologi molecolari, genealogisti informatici e amministrativi).

Finisce così il progetto più vasto d’Italia in cui per oltre un decennio sono stati raccolti dati biologici dei volontari di dieci paesi della Sardegna orientale. Un patrimonio, dal valore inquantificabile, che rischia di essere svenduto per ricolmare i debiti. L’ipotesi è di circa quattro milioni di euro, ma potrebbe essere anche meno. Tra i debiti della società nata per volere di Renato Soru (patron di Tiscali ed ex presidente della Regione) c’è anche l’affitto non pagato di alcuni mesi. Così poco distante da Cagliari, a Pula, nella sede del Parco tecnologico di Sardegna Ricerche (società della Regione), è arrivata anche l’ingiunzione di sfratto e il telefono fisso è ormai staccato. Non ci sarà nessun ammortizzatore sociale per i lavoratori senza stipendio da settembre. Eppure in questi anni i loro studi sono diventati la base per altre equipe a livello internazionale su malattie come ipertensione, la calcolosi renale e l’obesità.

E intanto si indaga proprio sui passaggi societari e la legittimità di alcuni finanziamenti pubblici. Al momento non risulta aperta nessuna inchiesta penale ma ci sono stati due blitz delle Fiamme Gialle. A caccia di documenti che possano chiarire i conti sul pacchetto azionario: all’inizio l’ex governatore Soru deteneva l’82%, la Fondazione San Raffaele ne ha acquistato l’84%. Resterebbe il 2% della Sfirs, la società a finanziaria della Regione Sardegna. Gli uomini della Guardia di Finanza di Cagliari si sono presentati giovedì 8 marzo sia nella sede di Shardna, al parco tecnologico Polaris, a Pula siaa Perdasdefogu, negli uffici del Parco Genos Scarl che custodiscono i campioni genetici.

La storia. Shardna è nata nel 2001, in collaborazione con l’Istituto di Genetica delle Popolazioni del CNR, nel 2009 è poi stata ceduta alla Fondazione san Raffaele Monte Tabor che aveva acquisito l’84 per cento delle quote. Ma tra le polemiche del conflitto d’interesse era già in vendita da anni, con l’entrata in politica di Soru, diventato governatore nel 2006.

La ribellione dei sindaci e dei volontari. I campioni sono conservati sotto zero in un laboratorio a Perdasdefogu. Il paese ogliastrino noto soprattutto per la contestata base militare di Quirra, al centro di un’inchiesta giudiaziaria, e per i suoi centenari. Gli abitanti e i sindaci dei comuni che fanno parte del Parco genetico (con quote pubbliche che stanno cedendo ai privati) proprio non ci stanno alla svendita. “Ci opporremo in qualsiasi modo – dice il primo cittadino di Perdas, Walter Mura– le spese della biobanca sono a nostro carico e se a ottobre ci lavoravano quattro persone, ora ce n’è solo una”. E poi insiste: “Abbiamo consultato già alcuni avvocati, non è chiaro di chi sia la proprietà dei campioni biologici, non c’è nessuna sentenza in merito”. Grazie alla Banca genetica d’Ogliastra che ha collaborato sia con la SharDna sia con altre società è stato ricostruito l’albero genealogico fino al 1600 e gli stessi volontari di ogni età si sono sottoposti, gratuitamente e per anni, a continue analisi cliniche.

Gli impegni della politica. La Regione da tempo sta cercando di trattare con il liquidatore per aprire uno scenario alternativo che scongiuri l’asta del Dna ogliastrino. Resta sempre aperta la caccia all’illuminato acquirente disposto a investire nella ricerca scientifica (nonostante i debiti), ma potrebbe anche esserci il salvataggio con i soldi pubblici, come chiesto dal capogruppo Pd in Consiglio regionale, Giampaolo Diana, con l’acquisizione di Shardna attraverso Sardegna Ricerche, la cui attività proprio ieri è stata rifinanziata con 30 milioni di euro. Del resto, ha precisato «l’immenso patrimonio di dati clinici e genealogici raccolti, analizzati e seguito da professionisti altamente specializzati è una delle eccellenze della ricerca sarda”.

Non si sbilanciano invece gli assessori alla Sanità, Simona De Francisci, all’Industria, Alessandra Zedda e allla Programmazione, Giorgio La Spisa: “La Regione è attenta a ogni possibile soluzione che tuteli il patrimonio genetico e umano dell’esperienza di Shardna. Attualmente sono al vaglio tutte le ipotesi”, spiegano i tre assessori. La stessa promessa fatta da alcuni parlamentari sardi dopo la lettera di denuncia dei dipendenti.