L’europarlamentare Pd e patron di Tiscali Renato Soru è stato condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale. Dopo la sentenza si è dimesso da segretario dem della Sardegna, ma è ancora eurodeputato. L’ex governatore era accusato di aver evaso 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali. L’inchiesta è iniziata nel 2009 dopo una puntata di Annozero sulle attività degli operatori italiani all’estero e il pm Andrea Massidda aveva chiesto una condanna a quattro anni. “Credevo di essere assolto e credo che sia una sentenza ingiusta”, ha commentato Soru. “Adesso penso a tante cose, compreso il ritiro. E’ un momento grave e molto importante della mia vita. Andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati, è una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo”.

La notizia ha subito riaperto lo scontro politico dentro e fuori il Partito democratico. Solo due giorni fa il sindaco Pd Simone Uggetti è stato arrestato perché accusato di aver truccato gli appalti per la piscina comunale, mentre il consigliere regionale democratico in Campania Antonio Graziano è indagato per concorso esterno in associazione camorristica. La condanna di Soru crea nuovi imbarazzi interni. Beppe Grillo e il M5s chiedono le sue dimissioni: “Epopea immorale del Pd continua, chi sarà il prossimo?”.

Soru condannato, non potrà fare il manager per due anni. L’indagine da una puntata di Annozero del 2009
Soru non potrà fare il manager per due anni. Il giudice gli ha concesso le attenuanti generiche, e applicando l’articolo 12 del decreto legislativo del 10 marzo 2000 n. 74, ha dichiarato per l’esponente politico “l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, nonché l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, tutto per la durata di due anni”. Il giudice ha anche disposto la confisca delle somme in sequestro.

Secondo il pm Massidda, la cifra evasa, ai fini della confisca, ammonta a 2.613.401 euro. Il prestito a Tiscali, secondo l’accusa, avrebbe generato interessi non dichiarati e dunque un’evasione. Il pm durante la requisitoria ha detto: “A cosa poteva servire Anadalas Ldt, se non ad evadere, esattamente come ipotizzato dalla trasmissione Annozero?”. Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle, infatti, erano scattate dopo un servizio della trasmissione di Michele Santoro nel 2009. Secondo l’accusa la Andalas Ldt con sede a Londra aveva un capitale sociale di due sterline, non era operativa e non avrebbe pagato imposte né nel Regno Unito né in Italia, ma sarebbe stata utilizzata solamente per prestare circa 27 milioni di euro a Tiscali. “Ovvero Soru che presta i soldi a sé stesso”, aveva detto in aula il pm titolare dell’inchiesta aperta nel 2010. La società inglese operava con un conto italiano sul quale venivano incassati i soldi della restituzione del prestito a Tiscali e gli interessi. Per la vicenda Soru nel 2012 ha accettato di pagare 7 milioni di euro in 3 anni all’Agenzia delle entrate. L’eurodeputato in una lunga nota su Facebook aveva definito “il pagamento ingiusto”, ma aveva annunciato la sua adesione alla contestazione.

M5s: “Il gruppo Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato”. Lega Nord: “Governo di ladri”
I primi a chiedere le dimissioni di Soru sono stati i parlamentari del Movimento 5 stelle. “Dopo l’euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato”, ha scritto sul blog Beppe Grillo. “Cosa aspettano a dimettersi? L’epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?”. Poi i senatori M5s in una nota: “Il passo indietro di Soru è il minimo sindacale per rispetto ai cittadini della Sardegna e d’Italia e di tutti gli imprenditori, artigiani e lavoratori che pagano le tasse regolarmente in questo Paese”. All’attacco anche il Carroccio: “Il Pd ruba, l’Italia piange”, ha detto il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga. “Non capisco con quale coraggio questo governo riesca ancora a rivolgersi ai cittadini. Corruzione, appalti truccati, mazzette, collusione con la mafia, evasione fiscale, firme false, truffe, eccolo il Pd degli scandali”.

Soru, da presidente della Sardegna a mister preferenze in Europa
Attualmente eletto in Europa con il Partito democratico, dal 2004 al 2008 Soru è stato presidente della Regione Sardegna. Si è dimesso a novembre 2008 dopo le polemiche per la mancata approvazione della legge urbanistica in consiglio regionale. Nello stesso anno ha comprato il giornale L’Unità, per poi cedere le quote nel 2012 con l’ingresso di Nuova iniziativa editoriale (Nie). Nel 2009 si è ricandidato per la guida della Sardegna, ma ha perso le elezioni contro l’avversario del Popolo delle libertà Ugo Cappellacci. Il ritorno in politica è stato nel 2014 con la candidatura alle elezioni Europee dove è risultato uno dei più votati d’Italia con oltre 182mila preferenze.

Tiscali e la politica, le accuse di conflitto d’interessi
Soru è stato più volte al centro delle polemiche per le accuse di conflitto d’interessi per il suo ruolo in Tiscali e l’impegno politico. Nel 2004, quando si è candidato alla presidenza della regione Sardegna, si è dimesso da tutte le cariche in azienda e ha affidato il suo patrimonio a un blind trust, un fondo fiduciario il cui amministratore opera in autonomia dal proprietario. Un istituto che non era ancora regolato in Italia. La legge regionale statutaria approvata dalla regione nel 2007 ha introdotto la prima regolamentazione italiana in materia di “negozio fiduciario“, proprio con l’obiettivo di rispondere alle accuse di conflitto di interesse. Nel dicembre 2008, già dimissionario, in base della nuova legge Soru ha trasferito a un fiduciario il 17,6% del gruppo, di cui all’epoca aveva il 20,093%. Nella primavera 2009 è rientrato nel consiglio di amministrazione e ha sciolto il trust. A gennaio di quest’anno ha ridotto la propria quota al 10,481%.