Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato alle 20.38 al referendum anti trivelle. E’ un caso più unico che raro nella storia d’Italia, con gli inquilini del Quirinale che non solo hanno sempre onorato lo strumento di democrazia diretta, ma lo hanno fatto ogni volta di mattina. Dal 1981 ad oggi, infatti, nessun presidente della Repubblica (ad eccezione di Oscar Luigi Scalfaro nel 1995) è andato a votare ai referendum abrogativi di pomeriggio. Al contrario di Mattarella. Semplice casualità o strategia politica ben precisa? Non è un’eresia propendere per la seconda ipotesi. Il motivo è sempre da ricercare nello ‘stile-Mattarella‘: sin dal suo insediamento, infatti, il successore di Giorgio Napolitano ha sempre detto che rivestirà un ruolo istituzionale e mai politico. Considerando che il referendum anti-trivelle è diventato una consultazione con significati politici molto forti, non è un’eresia pensare che Mattarella è andato a votare di sera (magari all’ultimo momento, come Cossiga nel 1991 al voto popolare sulla preferenza unica) per non influire e orientare la scelta degli elettori. Va letta in questo senso, del resto, la scelta di non esprimersi pubblicamente sulla necessità di andare alle urne, trincerandosi nel più classico delle “fonti del Quirinale fanno sapere che voterà”.

Che sia una scelta politica o meno, resta il fatto che Mattarella è il secondo presidente della Repubblica a votare di pomeriggio. Tutti gli altri sono stati mattinieri. Pertini, addirittura, andava al suo seggio di Savona sempre allo stesso orario: alle 10.30, partendo in auto da Genova, sia nel 1981 (aborto) che nel 1985 (scala mobile). Il suo successore, Francesco Cossiga, nei tre referendum in cui era in carica (’87 nucleare, ’90 caccia e ’91 preferenza unica), ha preferito le prime ore del giorno nei primi due casi. Nel 1990, però, annunciò ai comitati promotori che sarebbe andato a votare alle 8 di mattina, ma le cronache di allora non riportarono né la notizia né l’orario del suo voto. Sicuro, invece, quanto accadde nel 1991: Cossiga si recò nel seggio di Roma un quarto d’ora prima della chiusura, ovvero alle 13.45. Per molti osservatori dell’epoca, fu una mossa per non influenzare le scelte degli italiani.

Anche Oscar Luigi Scalfaro non ha mai mancato di esprimere il suo voto al referendum; durante il suo mandato ce ne sono stati quattro: nel ’93 sul maggioritario, nel ’95 su tv e spot, nel ’97 sulle carriere di magistrati e giornalisti, nel ’99 sul maggioritario. Scalfaro ha votato sempre a Novara, la sua città, e sempre nello stesso seggio: tre volte di mattina (nel ’93, nel ’97, nel ’99) e una nel pomeriggio (’95). Carlo Azeglio Ciampi, invece, è stato il più mattiniero di tutti: nel 2003 (articolo 18) e nel 2005 (procreazione assistita) è andato alle urne sempre prima delle 10, mentre nel 2000 (rimborso spese ai partiti) le agenzia stampa non hanno riportato la notizia dell’orario del voto. Anche Giorgio Napolitano ha sempre preferito le prime ore del giorno: sia nel 2009 (Premio di maggioranza) che nel 2011 (acqua e legittimo impedimento) ha preferito votare di mattina.