“Nella nostra coalizione avremo la rappresentanza di tutto il centrosinistra coeso”. Si presenta così il Beppe Sala all’apertura ufficiale della campagna elettorale per la corsa alla poltrona di sindaco di Milano. Dal palco del teatro Parenti mr Expo tira un sospiro di sollievo per la scelta di Sel, Italia dei Valori, Verdi e altre anime della sinistra meneghina di restare in coalizione con lui: “Riconosco la loro importanza perché lì ci sta la difesa di valori e idee che per noi sono indispensabili”.

La decisione di Sinistra, Ecologia e Libertà di non rompere l’alleanza è stata ufficializzata ieri in un’assemblea dopo che la sfidante sconfitta alle primarie Francesca Balzani ha chiarito la sua posizione: “Per me non è in discussione , né lo è mai stato il sostegno a Beppe Sala nella sua corsa per la conquista di Palazzo Marino”.

Tutto insieme appassionatamente quindi? Non proprio perché pesa come un macigno la decisione, sebbene non ancora ufficializzata, del presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo di correre con una lista di sinistra alternativa a Sala dopo il no del magistrato Gherardo Colombo.

Meglio non pensarci e compattare gli animi con qualche stilettata ben assestata allo sfidante di centrodestra Stefano Parisi che in contemporanea inaugurava la sua campagna elettorale da un altro palco milanese: quello del teatro Dal Verme: “Se vincesse il centrodestra Matteo Salvini sarebbe il vero sindaco e Parisi il portavoce di un’idea folle che da verde sta diventando nera. Ma noi non lo permetteremo mai”. E poi un altro colpo che getta sale sulle ferite del centrodestra regionale travolto dall’ennesima inchiesta per corruzione: “penso che Milano possa essere un territorio dove le lady dentiera del caso non troveranno mai spazio”.

Dal canto loro i conservatori non ci stanno a farsi sbeffeggiare e provano la reazione. “Se sono ridotti a usare lo spauracchio Salvini, hanno paura”, dice il leader del Carroccio, intervenuto alla presentazione della campagna elettorale di Parisi che, per tutta risposta, si è limitato a un laconico “se vinco governo io”.

Fatto sta che Dal Verme erano riuniti molti dei pezzi da novanta del centrodestra, quasi a testimoniare “l’eccezione Milano”, unica città dove la coalizione non è dilaniata da polemiche interne e candidature multiple. Così in platea erano seduti, fianco a fianco, l’ex sindaco Gabriele Albertini e Maurizio Lupi per gli alfaniani di Ncd, Mariastella Gelmini e Paolo Romani per Forza Italia, oltre al già citato Salvini insieme al governatore lombardo Roberto Maroni per la Lega Nord.

“Dobbiamo fare una piattaforma che dimostri all’intero Paese che questa area politica è in grado di governare”, si sgola dal palco il candidato sindaco che si dice “poco preoccupato” dalle lacerazioni della destra nel resto d’Italia: “Siamo super-uniti e ho la chiara sensazione che questa unità continuerà nei prossimi cinque anni”. Anche il segretario della Lega ha abbozzato, seppure in sala era seduto dalla parte opposta degli alleati Lupi e Formigoni. “Coincidenze”, ha provato a minimizzare, per chiarire subito dopo: “Patti chiari, amicizia lunga”.

Teatro che vai contraddizione che trovi. Così se al Dal Verme convivevano, nel segno di Parisi, moderati e lepenisti, al Parenti ad ascoltare Sala c’erano comunisti e ciellini.

Come l’ex presidente della Compagnia delle opere, braccio economico di Cl, Massimo Ferlini che si è affrettato a spiegare di essere lì “non per parlare di liste”, ma per “dare una mano a vincere le elezioni”. Un modo come un altro per dribblare la levata di scudi di Sel sulla presenza di esponenti di Comunione e Liberazione. Sull’argomento Sala si è limitato ad annunciare che “avremo una lista del Pd con tanti assessori uscenti e poi la mia lista con il meglio delle professioni”.

Su Ferlini l’ex city manager si è lasciato scappare solo uno striminzito “sta dando un contributo al programma, poi vediamo come procede” lasciando volentieri il compito di rassicurare il popolo arancione al sindaco uscente Giuliano Pisapia. “In queste settimane abbiamo lavorato perché ritornasse una coalizione ampia, coesa e aperta di centrosinistra. Ce l’abbiamo fatta ed è il primo obiettivo fondamentale che dimostra che siamo capaci di unità per vincere”, ha scandito l’inquilino di Palazzo Marino.

Resta da capire chi guiderà la lista arancione e quanti elettori delusi seguiranno la candidatura di Rizzo voltando le spalle al centrosinistra. Nel frattempo – deve aver pensato Sala – meglio puntare il dito sulle altrui contraddizioni. Così, riferendosi allo schieramento di centrodestra, si è affidato pure al dialetto lombardo: “Me paren una banda de mal tra insema”. Di male assortiti, appunto.