Nella narrazione messa in campo sul caso Varani – e che sta facendo felici nell’ordine: fanatici da plastico televisivo, direttori di siti mangiaclic e utenza varia da prurito evidentemente necrofilo – emerge, in tutta la sua assurdità, la frase del padre di uno dei due indagati, che declama quasi con soavità: «A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno». Questa semplice frase apre vari scenari sulla considerazione comune che si ha delle “sessualità non normative” (Snn) e offre importanti spunti di riflessione.

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In primis: in sociologia le Snn sono quelle che sfuggono al paradigma dominante dell’eterosessualità. L’unica norma possibile starebbe nell’individuo che va a letto con persone di sesso opposto (con una predilezione per il maschio, soggetto attivo, che fruisce del corpo femminile, visto come oggetto passivo). In tale costruzione si consuma una vera a propria asimmetria di genere, poi riprodotta nella valutazione delle altre forme di sessualità.

La confusione tra omosessualità e negazione del maschile, poi. “A noi Foffo piacciono le donne vere”. Perché se il maschio è vero solo se va a donne, chi va con gli uomini diviene l’opposto dell’essere maschio. Il gay, quindi, imiterebbe la femminilità ma senza raggiungerla del tutto. Quando invece, più semplicemente, un gay si sente maschio esattamente come un eterosessuale. Ciò che cambia, semmai, è l’oggetto del desiderio o del sentimento amoroso, che è rivolto verso un altro uomo (di solito di pari orientamento sessuale, giusto per non avere problemi).

Segue poi con “mio figlio non è da meno”, che rievoca fantasmi di varia natura sullo scongiurare l’omosessualità della propria prole, preferendo qualsiasi disgrazia rispetto a quella che appare come la sciagura per eccellenza. Non riesce a capire, il signor Foffo, che alla sbarra non finirà l’identità sessuale del figlio, ma un suo atto che, ricordiamolo, è stato criminale e che ha determinato la morte di un altro ragazzo. E questo prescinde da tutte le valutazioni su quelle che possono essere predilezioni erotiche e identità più o meno fluide.

Faccio notare, ancora, quanto segue: secondo Foffo, suo figlio «ha avuto un solo rapporto sessuale lo scorso 31 dicembre» e non anche nei momenti che precedevano l’omicidio. Ciò rende il ragazzo un MSM ovvero un maschio che fa sesso con altri maschi. Se in modo continuativo o occasionale è secondario, visto che l’identità omosessuale contempla il sentirsi tale e non solo la ricerca del piacere fisico. Invertendo i termini: io che sono gay potrei benissimo cercare il piacere fisico andando con una donna, ma questo non intaccherebbe di una virgola la mia identità, significherebbe solo che in quel momento ho fatto sesso con una persona di sesso diverso dal mio. Ma anche qui, non si riesce a capire perché tale rivelazione dovrebbe aggiungere o togliere qualcosa alla valutazione (anche da parte degli inquirenti) dell’omicidio perpetrato.

Di certo, tale ricostruzione tenderebbe a smentire ulteriormente chi – proprio tra gli inseguitori del clic ad ogni costo sul proprio sito, anche a rischio di appiattire un’intera comunità su una visione delinquenziale della stessa – ha parlato di “festino gay” (che, ricordiamolo, ha lo stesso valore di “party eterosessuale” qualora a consumare il delitto fossero stati due “maschi veri”, parafrasando il Foffo).

Faccio infine notare che si insiste molto, dentro la ricostruzione dell’accaduto, sul fatto che sia stato Prato a sferrare l’ultimo colpo. Si sta riproducendo, in altre parole, una macabra tempistica della violenza – chi ha cominciato, chi ha finito? – come se ci fossero delle attenuanti nell’esecuzione di quel reato, sul piano morale.

E allora, diciamo le cose come andrebbero dette: a noi del fatto che Foffo e Prato fossero etero, gay o bisessuali dovrebbe importare poco, così come non ci è saltato in mente di mettere in relazione orientamento sessuale e crimine commesso nei casi di Meredith Kercher, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, ecc. La cosa che dovrebbe contare davvero è stabilire una verità processuale su un delitto efferatissimo in cui le persone indagate sono coinvolte in quanto ree confesse. E arrivare a una condanna conseguente, per un semplice fatto di giustizia. Se poi a gente come Manuel non piacciono i gay, da appartenente alla categoria posso solo tirare un sospiro di sollievo.