Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) in Africa occidentale, Daesh e il suo alleato africano Boko Haram nella regione che dal Nord della Nigeria arriva fino alla Libia. È la geografia dei movimenti jihadisti in Africa, confermata anche dall’ultimo attentato in Costa d’Avorio, a Grand-Bassam, che ha ucciso 16 persone. A rivendicarlo la sigla qaedista, insieme al movimento Al Mourabitun, sopravvissuta nell’Africa subsahariana. Gli stessi che hanno colpito anche a novembre 2015 all’hotel Radisson Blu di Bamako e al Cappuccino di Ouagadougou, in Burkina Faso.

Nel continente africano è in corso un’escalation terroristica che vede in campo due modelli differenti, ma non per forza “contrapposti”: quello qaedista, svincolato da territori e capace di colpire “spot”, contro quello che si incarna in uno Stato, come Isis e Boko Haram, capace di attrarre i movimenti “solidali” a combattere contro qualunque oppositore. È questa la tesi di Marco Massoni, ricercatore del Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) e direttore delle ricerche in Africa subsahariana. La situazione che si è creata nell’area incide anche sulle scelte della coalizione internazionale contro Isis in Libia. “Perché c’è tanta riluttanza nell’intervenire? – si chiede il ricercatore – perché è ciò che aspettano i terroristi, i quali sperano di provocare una reazione sullo scontento di un’occupazione”, spiega. A quel punto, a combattere non sarebbero solo le milizie schierate contro gli eserciti europei e americani in Libia, ma anche le cellule invisibili di Aqmi, pronte a muoversi ovunque.

Se in Libia l’uomo di riferimento è il Califfo al Baghdadi, il Bin Laden dell’Africa è Mokhtar Belmokhtar, algerino dato per morto più volte dal giugno 2015. Ora guida una formazione chiamata Al Mourabitoun, nata da una scissione della precedente Al Qaeda nel Maghreb Islamico, di cui è stato fondatore. La sua strategia si basa sul reclutamento di “martiri” in rete, con le stesse modalità dei foreign figther europei: terroristi da armare in tutto il continente per diffondere paura. “Non vuole colpire solo i Paesi più deboli della fascia subsahariana, ma gli obiettivi principali, come appunto la Costa d’Avorio, la Nigeria e il Senegal”, aggiunge Massoni. I nuovi proseliti sono spesso giovanissimi che vivono in città, poveri e senza un’istruzione, solo in cerca di una causa per cui combattere.

La reazione dei Paesi europei a quanto accade a sud del Sahara è molto scomposta. La Francia considera l’area un proprio affaccio sull’Africa, ma ormai “è la Germania l’attore principale”. L’Italia da sempre si limita a guardare il Mediterraneo, nonostante sia l’allora ministro della Cooperazione Andrea Riccardi, sia l’attuale viceministro Mario Giro invochino da tempo la necessità di consolati e ambasciate anche nel Sahel, dove oggi non esiste alcuna rappresentanza italiana. Come per la partita dei profughi, l’attenzione europea appare molto incostante, legata solo alle contingenze.

A differenza che nel Nord Africa, sotto il Sahara l’Islam radicale si diffonde a fatica. Vale anche per Boko Haram, “che gode solo del sostegno economico di qualche notabile locale” ricorda Massoni, il fenomeno Islam radicale non attecchisce: “L’Africa subsahariana non si svincola dalla sua matrice di Islam sufi, ben distante dalle posizioni radicali”.

L’unico Paese che ancora manca tra quelli segnalati dalle intelligence occidentali come obiettivi dei terroristi è il Senegal. A Dakar l’unico vero centro studi specializzato nella diffusione dell’Islam radicale nel Paese è il Timbuktu Institute. Il suo fondatore Bakary Sambe fa parte del think thank European Foundation for democracy. Per quanto minoritario, segnala il gruppo di ricerca, l’Islam più vicino alle posizioni dei terroristi sta assumendo un potere crescente nel Paese. E considera i sufi dei nemici.

È il caso di Al Falah e Istikhama, gruppi wahabiti, finanziati soprattutto dall’Arabia saudita. Altra famiglia influente è quella dei salafiti è Ibadou Rahmane, appartenente alla Fratellanza musulmana. La stabilità dell’area, di certo, è sempre più precaria.