La storia si chiude con una frase di Paolo Borsellino, il magistrato italiano assassinato nel 1992 in via D’Amelio da Cosa nostra: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Perché chi l’ha scritta, Thomas Pistoia, fumettista torinese al suo esordio con la casa editrice Sergio Bonelli, la stessa di Tex, Martin Mystère e Dylan Dog, è proprio alle donne e agli uomini dell’antimafia che pensava quando ha sceneggiato il nuovo numero di Nathan Never, intitolato, non a caso, “La lunga marcia”. “L’idea – racconta Pistoia a ilfattoquotidiano.it – mi è venuta leggendo sui giornali delle scorte civiche e dei presidi di solidarietà che i cittadini in questi anni hanno organizzato per i magistrati antimafia, e in particolare per Nino di Matteo, sotto scorta dal 1995. A cui, peraltro, si ispira, nel nome, il giudice protagonista di questo albo. Sono rimasto colpito, e ho pensato di inserire Nathan Never, ex poliziotto, in un contesto simile. Mi piaceva l’idea che, pur immergendosi in un’ambientazione di fantasia, il lettore potesse ricordare per un momento avvenimenti della storia recente”.

Disegnato da Emanuele Boccanfuso, il fumetto, albo numero 297, una delle edizioni speciali dedicate ai venticinque anni dalla nascita del personaggio Nathan Never, agente speciale un po’ eroico e un po’ scanzonato dell’Agenzia Alfa, è un viaggio nel futuro che parte dalla realtà. Se la cornice è quella di sempre, la metropoli senza nome ispirata un po’ alla Los Angeles di “Blade Runner” e un po’ alla Gotham City del “Cavaliere Oscuro” di Frank Miller, con un tocco di “Mad Max”, di Far West, e di prigioni sperdute tra i crateri lunari, infatti, il riferimento è alle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ai papelli e ai pizzini, con passaggi che raccontano di “una mafia infiltrata all’interno dello Stato” che ricordano il processo sulla trattativa Stato–mafia.

“Nathan – è la trama de “La lunga marcia”, già disponibile in edicola – si trova a dover proteggere un magistrato che ha dedicato la propria vita alla lotta alla criminalità organizzata. E sarà subito chiaro che non si tratta di una missione come le altre. Il nemico non ha un bersaglio tracciato sul petto. È qualcosa di più subdolo, insidioso, un cancro profondamente radicato nella società, intimamente interconnesso con le stesse istituzioni che dovrebbero debellarlo. Chi ha osato alzare la testa è stato ucciso senza pietà. Eppure, c’è chi crede che valga la pena di lottare nonostante tutto, per ridare una speranza alla propria gente”.

L’intrattenimento, quindi, resta il cardine della storia, ma a ruotarvi attorno c’è la realtà. L’Italia di ieri e di oggi, che assume il volto di magistrati e poliziotti uccisi o minacciati, e che a volte ne prende in prestito anche la voce. “Ho cercato di rendere la trama fruibile dal punto di vista avventuroso – spiega Pistoia – ma di arricchirla con elementi storici, ad esempio nei dialoghi. Il fumetto, infatti, cita testualmente frasi pronunciate da Falcone e Borsellino, e ci sono anche parole dette dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa”, assassinato dalla mafia il 3 settembre del 1982, a Palermo. Un omaggio, racconta lo sceneggiatore, “a chi ha perso la vita nella lotta contro la mafia, e a chi oggi difende i cittadini contro di essa”.

L’ultima parola spetta sempre a chi legge, e perciò anche la chiave di lettura lascia aperti più scenari. “Nel fumetto i cittadini che marciano accanto a Nathan Never, e al magistrato protagonista, gridano ‘Fuori la mafia dallo Stato’, alzano la testa per lottare, è questo dà speranza”. Poi c’è la realtà, quella della lotta quotidiana, “ed è lì che subentra l’amarezza – racconta Pistoia – tanti lettori mi hanno scritto per raccontarmi di sentirsi sfiduciati. Perché il fumetto è un viaggio di fantasia, ha un lieto fine, ma quella stessa realtà a cui fa riferimento ha avuto, per i personaggi a cui si ispira, un epilogo ben diverso”.

Le finalità non sono strettamente educative, precisa il fumettista, “ma per me sarebbe una piccola vittoria se qualche giovane lettore, finita la storia, sentisse l’impulso di documentarsi su Falcone e Borsellino, oppure su Di Matteo. Sarebbe un bel risultato”.