unnamed (1)All’indomani della ristampa in vinile di Yassassin (1984), vecchia gloria nonché secondo disco dell’epica saga targata Litfiba, Gianni Maroccolo, bassista dello storico gruppo di Pelù come anche dei Csi e dei Pgr, festeggia al contempo il suo nuovo tour, Nulla è andato perso, che ha debuttato al Teatro Studio di Scandicci lo scorso sabato 6 febbraio. Un disco, quello da cui prende le mosse il tour che toccherà, tra le altre date, anche quelle di Cagliari (3 marzo), Milano (11 marzo) e Vignola (12 marzo), che nasce dalla fortunata e profonda collaborazione col compianto Claudio Rocchi, spentosi nel mese di giugno 2013: “Con Nulla è andato perso non intendo ripercorrere la mia carriera musicale, ma condividere una sorta di viaggio emozionale – afferma Maroccolo – che celebri l’arte dell’incontro, anzi, degli incontri speciali. E ringrazio i miei cari compagni di viaggio: Beppe Brotto, Andrea Chimenti, Simone Filippi e Antonio Aiazzi.

Senza di loro Nulla è andato perso non sarebbe stato possibile”. Carriera lunga, molto lunga quella di Maroccolo, ma nonostante ciò “stento a riconoscere cambiamenti nel mio modo di fare musica e di manipolare note, suoni, ambientazioni sonore. Lascio fluire ciò che ‘muove dentro’ senza farmi condizionare dal contesto temporale, dai gusti del momento, dai generi. Ricerco da sempre il minimalismo, far fiorire l’essenza, e quindi tendo più a sottrarre che ad aggiungere”.

Importanti pezzi di storia del rock italiano quelli scritti da Gianni Maroccolo in compagnia delle diverse band che ha contribuito a fondare, gli anni ’80 coi Litfiba, i ’90 coi Csi: “In tutto il mio percorso musicale non c’è mai stata piena consapevolezza sull’entità artistica di un progetto musicale. Nel caso specifico dei Csi, credo che nemmeno i miei compagni avessero idea dell’impronta che avrebbe lasciato ciò che stavamo componendo. Nonostante le rotture e le incomprensioni, che spesso hanno avuto la meglio su di noi, se guardo indietro, non ho comunque rimorsi né rimpianti. ‘Nessuno può permettersi rimpianti’ cantava Giovanni, appunto”.image2

Una carriera, quella di Maroccolo, che appena qualche anno fa stava drasticamente volgendo al termine: “Prima di ritrovarmi con i Litfiba per il tour di Trilogia (dopo 22 anni che non suonavamo insieme) e dell’incontro con Claudio – Rocchi, NdR -, avevo deciso di realizzare un ultimo disco solista e un libro che sarebbero stati il mio ‘testamento musicale’. Quando parlai apertamente dell’intenzione di appendere il basso al chiodo, ci fu una reazione d’affetto davvero inaspettata da parte di tutti coloro che continuavano a seguirmi. Ho capito che forse davvero nulla era andato perso e, senza che io aiutassi il destino, sono accadute tante cose: la reunion con i Litfiba, l’incontro con Claudio; rivedere Massimo Zamboni dopo tanti anni”.

Una reunion, quella dei Litfiba, tanto inaspettata quanto fortunata, dopo quella clamorosa rottura di fine anni ‘80 che vide passare diversi degli elementi della prima formazione negli allora CCCP: “All’interno dei Litfiba le cose stavano cambiando. Nel gruppo non guardavamo più nella stessa direzione. Credo che basti ascoltare ciò che abbiamo prodotto musicalmente dopo la nostra separazione per rendersi conto che tutto era cambiato. Noi in primis. Ognuno per sé quindi… per poi ritrovarci, sia umanamente che per una manciata di bellissimi concerti, come dire…. Nulla è andato perso!”.

unnamed (2)Un’intera vita a stretto contatto con tre tra le personalità più eccentriche e carismatiche del rock italiano: “Con Piero – Pelù, NdR – ho vissuto gli anni in cui tutto era possibile. Spericolati, incoscienti, eccessivi, pericolosi, goderecci. Ci siamo aperti alla vita e abbiamo scritto insieme ad Antonio Aiazzi, Ringo De Palma e Ghigo Renzulli una storia incredibile. Piero è e rimane il miglior frontman italiano e non solo. Un animale da palcoscenico ineguagliabile. Ferretti mi ha aperto la mente. Mi ha insegnato, spesso costretto, a riflettere. A scavare, ad andare in profondità. A capire la differenza tra vivere e il farsi vivere. Una mente lucida. Claudio Rocchi è un discorso a parte. Un legame profondo che non riuscirò mai a spiegare. 1+1=uno …. amore universale, consapevolezza, capacità di dare senza aspettative, tolleranza, profondità…”.

Nel frattempo Giovanni Lindo Ferretti ha preferito la lontananza, il distacco da tutti quelli che furono i protagonisti delle sue passate vicende musicali: “Ci sentiamo spesso e ho assistito con piacere al suo spettacolo Saga. Pur vedendoci di rado, l’affetto e l’amicizia che nutro per Giovanni sono sempre stati una costante del nostro rapporto. Nutro forti dubbi sulla possibilità di una reunion al completo e, ancor meno, sull’inizio di una nuova stagione”.

Un leader, Lindo Ferretti, che è stato a più tornate al centro di polemiche assai accese, tutte relative ai suoi profondi, ma forse solo apparenti, cambiamenti ideologico-religiosi: “I cambiamenti di Giovanni non mi hanno mai meravigliato; e i recenti accadimenti erano nell’aria già poco prima che i Prg si sciogliessero. Per me, che ho sempre detestato le etichette, gli schieramenti e la necessità di identificarsi in idee e ideali, è comprensibile un mutamento di pensiero. Per quanto non ne condivida alcuni aspetti, rispetto le sue posizioni attuali”. Gianni Maroccolo è certamente, oggi più che mai, esponente di una cultura musicale legata ai contenuti, alla sostanza, alla non-aderenza alle mode del momento: “Finché si continuerà a cercare in tv, tra i talent show e in tutto ciò che sta in ‘superficie’, dovremo accontentarci delle mediocrità e dell’effimero. In italia, purtroppo, non c’è spazio per la musica con contenuti e che non rispecchi lo stereotipo del made in Italy”. Infine, come recitava Giovanni Lindo Ferretti nel celebre Linea Gotica, “Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi”? La risposta del bassista non si fa attendere: “Assolutamente sì”.

La foto di Gianni Maroccolo è di Marco Olivotto
La foto di Lindo Ferretti è di Riccardo Hamrin