La Nike ha deciso di terminare il contratto di sponsorizzazione con il pugile e politico filippino Manny Pacquiao. La decisione è arrivata a poche ore di distanza dai commenti di PacMan sui matrimoni gay definiti “ripugnanti” dall’azienda sportiva americana. “Se gli uomini si accoppiano con gli uomini e le donne con le donne sono peggio degli animali”, aveva dichiarato l’otto volte campione del Mondo di pugilato in una video-intervista rilasciata al portale online di informazione elettorale Bilang Pilipino.

“È una questione di senso comune. Avete mai visto animali accoppiarsi con esemplari dello stesso sesso? Gli animali sono migliori perché sanno distinguere tra maschio e femmina”, aveva spiegato Pacquiao che è tra i candidati conservatori a uno dei 12 seggi da senatore alle elezioni politiche convocate per il prossimo maggio. Nelle Filippine, dove l’80% della popolazione si dichiara di fede cattolica, i matrimoni gay sono celebrati ma non riconosciuti legalmente. Il giorno dopo l’uscita, criticata sia da esponenti del mondo della politica che del mondo dello showbiz, Pacman aveva fatto un mezzo passo indietro postando sul suo profilo Facebook un video in cui chiedeva scusa per le sue affermazioni.

Questo non è bastato però a salvare il contratto di sponsorizzazione tra il pugile e Nike, firmato nel 2006. L’azienda ha fatto sapere di trovare “ripugnanti” le affermazioni del pugile 37enne. “La Nike – si legge in un comunicato – si oppone fortemente a ogni forma di discriminazione e ha una lunga storia di sostegno e difesa dei diritti della comunità Lgbt“. Per questo, aggiunge la società, “non abbiamo più alcuna relazione con Manny Pacquiao“. Negli ultimi anni l’azienda di abbigliamento sportivo aveva creato una linea di abbigliamento sportivo dedicata all’atleta. Pochi giorni prima dello storico match con Floyd Mayweather di maggio 2015 aveva sponsorizzato un manifesto dedicato a Pacman sulla facciata dell’Hotel Casinò Tropicana a Las Vegas.

Non è la prima volta che Pacquiao, fervente cristiano, finisce al centro di una polemica sulle sue posizioni rispetto alle unioni omosessuali.
Anche dopo la sua ultima uscita e le scuse via social network, l’atleta ha ribadito al magazine online Rappler di non voler “fare compromessi” sulla sua fede al solo scopo di ottenere voti. In un’intervista a un quotidiano filippino del 2012 aveva criticato le aperture del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sulla legalizzazione dei matrimoni omosessuali. In quell’occasione gli era stata attribuita la citazione di un passo della Bibbia (“Levitico 20:13“) in cui si condannano i rapporti omosessuali: “Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro”.

Quelle parole avevano scatenato reazioni in tutto il mondo, tanto da spingere il gruppo Gay Marriage Usa a lanciare una petizione online perché Nike interrompesse il suo contratto con l’atleta. L’azienda allora non aveva preso provvedimenti. Da parte sua Pacquiao aveva negato di aver mai citato il passo – di fatto, la citazione era stata aggiunta dall’autore dell’intervista – ma aveva sottolineato che la legge divina doveva avere la precedenza su quella umana. Per Pacman il matrimonio omosessuale era e rimarrà un “peccato”. “Non mi importa che la gente ce l’abbia con me”, ha dichiarato il pugile. “Mi basta non provocare l’ira di Dio”.

di Marco Zappa