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Non è il poeta a fare la poesia, ma la poesia a fare il poeta. La poesia si avvicina al poeta e gli sussurra: “Me e te, cambia una lettera, il resto è identico.”
A tutti, almeno una volta nella vita, capita di avere una voglia incontenibile di scrivere, esprimere un qualcosa degno di rimanere conservato su di un foglio di carta lasciato ad ingiallire, sulle pagine di un diario dimenticato in qualche cassetto, nella memoria di un pc in compagnia di innumerevoli inutili file, qualcosa a cui si possa tornare prima o poi, una frase, un pensiero, un emozione, una poesia, un racconto, un romanzo, un saggio.

Chi ama leggere sviluppa per lo scrivere una dipendenza da desiderio che deve fare i conti con le capacità. Un ottimo scrittore è, di solito, un ottimo lettore, ma un ottimo lettore è raro sia anche un ottimo scrittore. Ed è bene così, la qualità vive dell’assenza della quantità.

Personalmente amo definirmi un lettore prestato alla scrittura, essa mi viene a singhiozzi e non come un fiume in piena, come penso dovrebbe accadere a chi vive delle proprie parole. Mi devo accontentare o sfidarmi e dedicare del tempo, senza aspettative, davanti alla tastiera. Tutto quello che si vorrebbe fare rimanda inesorabile a tutto quello che si vorrebbe essere.

La scrittura è visione onirica ad occhi aperti, prima ancora di essere parole sulla carta o sullo schermo, è uno scalfire la vita come quando sul tronco di un albero si incidono le proprie iniziali per dare segno del proprio passaggio,

Scrivere fa bene all’anima, ma non tutto lo scrivere ha un animo, trascendere il singolo sentire per espandersi a un sentire collettivo è parto dell’ispirazione, la quale può esser resa gravida solo da coloro che hanno saputo sedurla con promesse d’immortalità. La scrittura è in odore di eternità.

Scrivere è patrimonio dell’umanità, saper scrivere dono per pochi, siamo soliti chiamarli poeti o scrittori e non è il sentirsi tali che rende tali, ma solo la qualità di quel che esce dalla mente in forma di parole, una qualità che deve essere riconosciuta tale perché non soccomba. La poesia è come la notte, non può che trovare compimento nel giorno. Saper scrivere è sapienza innata, non capienza indotta.

Viviamo abituati a dare libero sfogo all’autoreferenzialità e al consumo istantaneo di opinioni e sentimenti, quasi fossero anch’essi dei prodotti atti a logorarsi presto per essere prontamente sostituiti dalle opinioni e dai sentimenti di nuova generazione.L’obsolescenza non riguarda ormai solo il mercato, ma anche la nostra intimità venduta in piazza a suon di like.

Saper leggere (cosa diversa dal leggere) rimane baluardo di una intimità che va altrimenti perdendosi tra gli innumerevoli imput del progresso.
Quando le radici non sono ben piantate sotto il terreno, non possono altro che affondare nell’immensità del cielo che ci sovrasta. Divoriamo inquietudine, solo alcuni riescono però a fare del tormento nutrimento e lo mettono nero su bianco.