“La Volkswagen dipende dalla fiducia dei suoi clienti. Sappiamo di aver perso la fiducia di investitori, dipendenti, politici e pubblico, e dobbiamo fare di tutto per recuperarla”. La parola “fiducia”, insieme a “trasparenza”, ricorre come un mantra nelle due ore di conferenza stampa del gruppo Volkswagen, durante la quale, per la prima volta dallo scoppio dello scandalo dei diesel truccati, i due più alti rappresentanti hanno risposto alle domande dei giornalisti. Il presidente del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Pötsch, e l’amministratore delegato del gruppo Matthias Müller hanno prima letto due lunghi discorsi nei quali cercavano di chiarire la situazione e di tranquillizzare l’opinione pubblica perché, come ha detto Müller, “è difficile riprendersi da questo scandalo, ma casi precedenti dimostrano che le vendite recuperano in fretta se il management reagisce in modo giusto”, cioè con “la massima trasparenza” e con una profonda riorganizzazione aziendale.

Il “mea culpa” è stato recitato quasi interamente da Pötsch, mentre Müller ha parlato più diffusamente del futuro, di come il gruppo tedesco intende evolvere la cultura aziendale verso uno spirito più aperto e collaborativo, “da Silicon Valley”, e di come concretamente cambierà: “le porte degli uffici devono essere sempre aperte, la mia lo è già”, “non ci serve un Airbus”, “saremo più umili ai Saloni, sono i prodotti che devono parlare per noi”, “taglieremo tutti i progetti non strettamente necessari a garantirci un futuro” ma “proteggeremo tutti i posti di lavoro”, “non venderemo nessun marchio”, “eseguiremo test indipendenti sulle emissioni”. Müller, inoltre, ha promesso che a metà dell’anno prossimo presenterà il piano industriale “Strategy 2025” – lo “Strategy 2018” era quello con cui il suo predecessore Martin Winterkorn aveva messo nel mirino il primato mondiale, sfiorato nel 2014 – che annuncerà l’arricchimento della gamma con modelli futuristici e un’offensiva nei campi della digitalizzazione e dell’elettrificazione.

Conferenza Volkswagen Potsch Muller

I due manager, in realtà, hanno ribadito in gran parte informazioni diffuse nelle settimane scorse, in particolare sulle soluzioni tecniche trovate per “correggere” i motori diesel, sull’imminente avvio della campagna di richiamo e sul ridimensionamento della “questione CO2” annunciata ieri. Confermata anche la difficile situazione in America, dove i colloqui con le autorità sono ancora in corso. Per la prima volta, però, la Volkswagen ha ufficialmente ricostruito la genesi della truffa dei diesel. Tutto è iniziato quando l’azienda ha lanciato una poderosa campagna diesel negli Stati Uniti, ha spiegato Potsch. “A quel punto non è stato commesso un singolo errore, ma una catena di errori che nessuno ha interrotto”. I progettisti del motore TDI “EA 189” non trovarono il modo di rispettare gli stringenti limiti americani sulle emissioni di NOx, o trovarono una soluzione che non rispettava i tempi e i budget prefissati, e scelsero di implementare un software che permettesse di superare comunque i test antinquinamento. “Sembra una spiegazione banale, ed è proprio per questo che è ancora più dolorosa”. Avrebbero dovuto parlare, avremmo dovuto ridiscutere il programma, ha detto Potsch, perché “nessun business può giustificare un comportamento illegale”.

Il presidente del consiglio di sorveglianza ha insistito sul fatto che l’errore è stato commesso da un ristretto gruppo di dipendenti, favoriti dalla debolezza dei processi e dall’attitudine alla tolleranza di alcune aree dell’azienda, “e questa è la parte più difficile da accettare”. Una task force di esperti provenienti da diverse aziende del gruppo sta ora conducendo un’indagine interna, ma il processo è lungo perché la mole di informazioni da analizzare è gigantesca, ha detto Potsch, che ha citato “2 terabyte di dati, equivalenti a 5 milioni di libri” fra mail, messaggi su smartphone, documenti e chiavette Usb appartenenti a 400 persone, che “non sono necessariamente coinvolte, ma potrebbero sapere qualcosa di utile”. Potsch ha detto di essere impaziente, come i clienti, di conoscere la verità, ma “la diligenza deve avere la precedenza sulla velocità. Stiamo cercando i responsabili e quando li troveremo li porteremo in tribunale”.