Il lungo braccio di ferro fra Carlos Ghosn, numero uno dell’alleanza Renault-Nissan, e lo Stato francese è finito con un’apparente parità. Durante l’incontro di ieri è stato firmato un accordo che mette fine a otto mesi di tensioni e permette a entrambi i contendenti di uscire a testa alta. Ghosn ha dovuto cedere un leggero aumento del peso dello Stato nelle vicende Renault in cambio della garanzia che la Francia non influirà sulle decisioni della controllata Nissan.

Ricapitolando: fino all’inizio dell’anno, la Renault aveva due grandi investitori, la Nissan e lo Stato francese, ognuno dei quali aveva il 15% di quota. La Nissan, però, non esercita il diritto di voto a causa delle regole sull’autocontrollo azionario: la Casa giapponese è a sua volta controllata al 43,4% dalla Renault. A sorpresa, lo scorso aprile, il ministro dell’Economia Emmanuel Macron ha annunciato che lo Stato avrebbe investito 1,2 miliardi di euro per portare temporaneamente la sua quota al 19,7%, giusto il tempo di fare passare in assemblea la norma che raddoppia il peso degli azionisti di lunga data. Lo prevede una norma anti speculazione, chiamata legge Florange e approvata dallo stesso governo Valls, che da aprile 2016 avrebbe permesso allo Stato francese di controllare il 28% dei voti e di esercitare il diritto di veto sulle decisioni strategiche. Un peso insopportabile per Ghosn, che si è battuto per mesi per ridimensionarlo.

L’accordo raggiunto ieri stabilisce tre punti. Innanzitutto contiene “un contratto fra lo Stato e Renault” che pone un tetto massimo al peso dello Stato al 17,9% dei voti. Il diritto di voto sarà portato al 20% “in caso di partecipazione insolitamente alta dell’assemblea”. In secondo luogo, Nissan si impegna a continuare a non esercitare il suo diritto di voto in seno a Renault. Infine, “un contratto fra Renault e Nissan” afferma la non interferenza di Renault nella governance di Nissan nonostante sia il suo azionista di maggioranza. Secondo l’agenzia Reuters, “lo spostamento nel bilanciamento dei poteri riflesse la realtà economica, perché da quando nel 1999 la Renualt la salvò, la Nissan ha superato la sua madrina francese e ora conduce i giochi nell’ingegneria e in altre aree chiave”.

Il consiglio di amministrazione della Renault si dice soddisfatto di un accordo “che permette alle squadre dell’Alleanza di spingersi nei prossimi anni sul podio dei tre principali costruttori automobilistici mondiali” (oggi è quarta), e rinnova all’unanimità la fiducia a Carlos Ghosn. Si dichiara soddisfatta anche la Nissan, che aveva minacciato di uscire dall’alleanza se l’accordo non fosse stato raggiunto entro venerdì. Gli investitori, però, non sembrano altrettanto contenti: ieri sera le azioni della Renault hanno chiuso a -5,3% dopo che si sono diffuse le prime indiscrezioni sulla bozza dell’accordo. Gli analisti intervistati dalla Reuters rimproverano a Ghosn di aver perso l’opportunità di fare una mossa più coraggiosa, come una vera fusione fra i due gruppi.

Nella foto in alto, Carlos Ghosn al forum sul clima Cop 21 di Parigi con le elettriche Renault Zoe e Nissan Leaf.

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