Alla fine sono soltanto 9 i modelli Volkswagen le cui emissioni di CO2 sono state sottovalutate, dice il gruppo tedesco. Non 800.000 esemplari, come inizialmente annunciato, ma “solo” 36.000. Si ridimensiona l’impatto del secondo scandalo Volkswagen, quello portato spontaneamente alla luce dallo stesso costruttore dopo lo scoppio, in America, del caso del software che trucca le emissioni di altri gas, gli ossidi di azoto NOx, su alcuni turbodiesel TDI.

“Il sospetto che i dati di consumo di modelli correntemente in produzione fossero stati cambiati illegalmente non è stato confermato dalle estese indagini interne“, fa sapere il marchio Volkswagen. “Durante le misurazioni interne, sono state rilevate leggere deviazioni solo su 9 modelli”, la cui lista completa è questa:

Polo 1.0 TSI BlueMotion 70kW EU6 cambio DSG 7 marce
Scirocco 2.0 TDI BMT 135kW EU6 cambio manuale a 6 marce
Jetta 1.2 TSI BMT 77kW EU6 cambio manuale a 6 marce
Jetta 2.0 TDI BMT 81kW EU6 cambio manuale 5 marce
Golf Cabrio 2.0 TDI BMT 81kW EU6 cambio manuale 5 marce
Golf 2.0 TDI BMT 110kW EU6 cambio manuale 5 marce
Passat Alltrack 2.0 TSI 4MOTION BMT 162kW EU6 cambio DSG 7 marce
Passat Variant 2.0 TDI SCR 4MOTION BMT 176kW EU6 cambio DSG 7 marce
Passat Variant 1.4 TSI ACT BMT 110kW EU6 cambio manuale 6 marce.

Si tratta di modelli turbo benzina (TSI) e turbodiesel (TDI), alcuni dei quali non sono commercializzati in Italia. Sono tutti Euro 6 e tutti “BlueMotion” (BMT), una forma commerciale usata inizialmente per indicare le versioni più rispettose dell’ambiente, ora estesa a quasi la totalità della gamma. Secondo l’informativa presentata al governo tedesco e alla motorizzazione KBA, la deviazione sarebbe di “qualche grammo di CO2 in media, che corrisponde a un aumento dei consumi nel ciclo di omologazione Nedc di 0,1-0,2 litri ogni 100 km“.

I consumi, e dunque le emissioni di anidride carbonica CO2 a essi strettamente correlate, saranno rimisurate da un servizio tecnico neutrale e sotto la supervisione delle autorità entro Natale, dice il comunicato ufficiale della Volkswagen. “Se ci saranno delle deviazioni, saranno corrette”, ma “i valori reali di consumo non cambiano e non è necessario alcun intervento tecnico“, dice la Casa, che dunque non conferma l’impatto negativo sugli utili, inizialmente stimato in 2 miliardi di euro. “Se vi sarà un lieve impatto economico, dipenderà dai risultati delle nuove misurazioni”. La Casa, infatti, pagherà l’eventuale surplus in quei Paesi, come Regno Unito e Germania, in cui la tassazione dipende dalle emissioni di CO2.

“Anche le altre marche del Gruppo (Audi, Seat, Skoda e Volkswagen Veicoli Commerciali), seguendo la medesima procedura, hanno già definito con le autorità competenti la loro posizione”, dice Volkswagen, ma per ora non hanno diffuso la lista dei modelli coinvolti dal possibile errore di misurazione della CO2.

Resta aperta, invece, la questione delle emissioni di NOx, che riguarda 11 milioni di turbodiesel 4 cilindri nel mondo. In Europa, la Volkswagen ha già annunciato il richiamo per gli 8,5 milioni di vetture coinvolte. Negli Stati Uniti, dove il governo è stato il primo a denunciare le irregolarità, non è ancora stato raggiunto un accordo con le autorità, che fra l’altro hanno messo sotto accusa anche 85.000 diesel 6 cilindri.

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