Può il magistrato che una decina di anni fa finì sotto inchiesta (poi archiviata) con l’accusa di aver violato le protezioni informatiche della Procura di Salerno per spiare l’iscrizione nel registro degli indagati di Vincenzo De Luca nel fascicolo Ideal Standard-Sea Park, e fratello dell’ex direttore scientifico del Parco Scientifico e Tecnologico nominato da una vecchia amministrazione di Vincenzo De Luca, presiedere il collegio del processo d’Appello che tra pochi giorni a Salerno affronterà la posizione del condannato in primo grado Vincenzo De Luca? Alla domanda esistono due risposte.

C’è il sì del diretto interessato, Michelangelo Russo, il giudice che l’11 dicembre darà il via al dibattimento di secondo grado dal quale dipende gran parte del futuro politico del governatore Pd della Campania. Russo dalle colonne de Il Mattino annuncia che non si asterrà, riservandosi di spiegarne le ragioni in una relazione che consegnerà al presidente della Corte D’Appello Matteo Casale. C’è il no dei parlamentari di Sinistra Italiana Arturo Scotto e Claudio Fava, secondo i quali Russo dovrebbe astenersi, come hanno ribadito in un’interrogazione al ministro di Giustizia nella quale parlano di una situazione “di profonda ambiguità per l’ex sindaco di Salerno” e chiedono “di rendere più stringenti i meccanismi di incompatibilità dei magistrati”.

All’interrogazione i parlamentari avrebbero allegato il provvedimento del Csm che sanzionò Russo con la censura per le presunte intromissioni nell’inchiesta De Luca. Provvedimento che il magistrato salernitano impugnò in Cassazione. Nel febbraio 2006 Russo preferì poi anticipare il trasferimento in Corte d’Appello a Roma. Per capire bene di cosa stiamo parlando, bisogna riavvolgere il nastro all’indietro fino agli anni 2003-2005. Sono gli anni in cui la Procura di Salerno diretta da Luigi Apicella è dilaniata da conflitti e tensioni. Michelangelo Russo è procuratore aggiunto, Gabriella Nuzzi è il sostituto titolare di un’indagine che affonda nelle discusse varianti urbanistiche della giunta De Biase, in una città dove il parlamentare Ds Vincenzo De Luca rimane il dominus indiscusso dell’amministrazione e della politica locale.

La Nuzzi denuncia al Csm pesanti intromissioni e fughe di notizie intorno alle sue inchieste. E fa i nomi di Russo e di un altro aggiunto, Luciano Santoro. Sentita nel gennaio 2006 a Palazzo dei Marescialli, la Nuzzi dice: “Da due anni vivo situazioni di estremo disagio dovute a una serie di difficoltà che ho incontrato occupandomi di reati contro la pubblica amministrazione a Salerno, dove un sistema di potere occulto e illecito condiziona gravemente la pubblica amministrazione che tende a orientare e favorire interessi privati di soggetti che a essa sono a vario titolo collegati”. La Nuzzi aggiunge: “In una riunione, i due procuratori aggiunti hanno addirittura parlato del fatto che io in questo modo volevo ricattare l’amministrazione comunale!”. Secondo la Nuzzi, Russo avrebbe cercato di sottrarle un’inchiesta aprendone una parallela sulla base di una denuncia di De Biase, sindaco ed ex capo della segreteria di De Luca. Un altro pm, Filippo Spiezia, le riferisce che Russo sta cercando in tutti i modi di perorare le ragioni di alcune persone indagate dalla Nuzzi. “Lo ricordo bene perché era il giorno del mio compleanno, era molto imbarazzato dalle sollecitazioni di Russo a incontrare queste persone”.

Ed infine il giallo dei 51 accessi al registro generale delle notizie di reato per visionare i nomi e le accuse degli indagati di Ideal Standard-Sea Park: furono effettuati con la password di una impiegata che però quel giorno non era in servizio. Anche se va chiarito che Russo è uscito intonso dall’inchiesta penale e non è mai stato formalmente accusato di aver favorito De Luca, per i parlamentari di Sinistra Italiana ci sono sufficienti ragioni per suggerire un suo passo indietro dal processo d’Appello: “In pratica – sostengono Scotto e Fava – lo stesso magistrato che qualche anno fa aveva cercato di adoperarsi in favore di De Luca, a gennaio potrebbe essere incaricato di giudicarlo. Questo, solo apparente, paradosso non può che suscitare forti e seri dubbi, anche se la questione sarà verosimilmente affrontata in ambito processuale”.

Il responsabile nazionale Lavoro di Forza Italia, Severino Nappi, rimarca: “Il giudice deve essere ma anche apparire imparziale”. Ed è la seconda volta in poche settimane che il nome di De Luca finisce invischiato in una storia di giudici e di questioni di opportunità. La prima è ultranota: è la presunta ‘trattativa’ con i collaboratori di De Luca portata avanti dall’avvocato Guglielmo Manna che ambiva a una nomina nella sanità balenando sentenze favorevoli della moglie, il giudice Anna Scognamiglio, nelle cause civili del Governatore contro l’applicazione della legge Severino. C’è un’inchiesta penale a Roma e c’è un procedimento disciplinare davanti al Csm per la Scognamiglio: avrebbe dovuto astenersi, si sostiene, perché a prescindere dall’esistenza o meno della trattativa, il giudice sapeva che il marito aspirava a un incarico di competenza di De Luca. Come la Scognamiglio (ma stiamo parlando di due casi profondamente diversi) anche Russo a Salerno non ha intenzione di astenersi.

In effetti alcuni giuristi gli danno ragione: nel suo caso non sussisterebbero i presupposti. Il giudice peraltro accenna a non chiariti rancori personali di Fava alla base dell’interrogazione, una cena tra i due nel 1994, una imprecisione in un articolo del giornalista poi diventato parlamentare, per rafforzare le sue ragioni. Questo è il clima in cui si avvicina il nuovo processo per De Luca, condannato in primo grado a un anno per abuso d’ufficio per l’illegittima nomina di Alberto Di Lorenzo a project manager del mai costruito termovalorizzatore di Cupa Siglia. E’ la condanna in base alla quale rischia di essere sospeso dalla carica di Governatore, secondo i crismi della legge Severino. Legge che ha già passato un vaglio di costituzionalità: il 20 ottobre la Consulta ha bocciato il ricorso del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Per De Luca a questo punto la strada più semplice e meno rischiosa per restare in sella è quella di farsi assolvere in tempi brevi. Ma il pm Roberto Penna, titolare delle indagini e sostituto procuratore del dibattimento di primo grado, ha presentato un ricorso per chiedere che De Luca venga condannato in Appello per peculato. In quel caso la sospensione dalla carica diventerebbe inevitabile.