Dall’olio ‘taroccato’ alla Xylella e ritorno. Punta ad accertare se ci sia un traffico di rami d’ulivo infettatati dal batterio l’inchiesta a cui la Procura di Bari stava lavorando prima di imbattersi nella presunta maxi frode sull’olio extravergine proveniente da Paesi extra Ue e venduto come italiano. Su delega dei pm Renato Nitti e Marco D’Agostino, i controlli del corpo forestale dello Stato sono iniziati a marzo. Negli stessi giorni, davanti ai cancelli di una ditta del Gruppo Marseglia di Monopoli (che si occupa di produzione di energie rinnovabili oltre che di olio) gli agricoltori della zona avevano organizzato una manifestazione di protesta perché preoccupati per il carico di rami a bordo di alcuni camion provenienti da Squinzano (Lecce), una delle zone infette. Ora si indaga per traffico illecito di rifiuti e, in particolare, smaltimento di rami d’ulivo affetti da Xylella. Ma gli inquirenti stanno valutando se procedere anche per diffusione di malattia, un rischio che si assume chi trasporta in zone sane le piante affette dal batterio. La stessa ipotesi di reato per cui già si sta procedendo presso la Procura di Brindisi, in un’inchiesta parallela che potrebbe presto riservare delle sorprese.

TONNELLATE DI RAMI DALLA ZONA INFETTA – I primi accertamenti, come detto, risalgono a marzo: il corpo forestale dello Stato ha sequestrato alcune tonnellate di rami ritenuti infetti provenienti da Squinzano, trasportati da un’azienda di Nardò a bordo di sette camion e consegnati a una ditta del Gruppo Marseglia di Monopoli per la produzione di energia da biomasse. Secondo la Procura la ditta ha violato la norma regionale che vieta lo spostamento di residui vegetali destinati a biomassa al di fuori delle zone infette dalla Xylella. Il sospetto degli inquirenti è che quel carico non sia stato l’unico. In queste ore si passano al setaccio i documenti dell’azienda, per cercare di capire se siano partiti altri camion da quella stessa zona o da altre aree infette del Salento. In questo secondo caso, la Procura valuterà se contestare anche il reato di diffusione di malattia.

LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI – Tutto è partito otto mesi fa, quindi. E il 17 marzo un gruppo di agricoltori locali, che fanno capo alla Copagri, hanno manifestato la loro preoccupazione davanti ai cancelli di una ditta del Gruppo Marseglia, a Monopoli. Hanno presidiano l’ingresso della centrale a biomasse, lanciando un appello alla Regione e al commissario Giuseppe Silletti, affinché fosse bloccato il trasferimento degli sfalci di potatura provenienti dal Salento nell’impianto della Ital Green Energy. “Con tutto quello che sta avvenendo – dicevano – non si capisce perché viene consentito il trasferimento di materiale di risulta da potatura proveniente dalle zone limitrofe ai focolai alla centrale di Monopoli”. Insomma, da una parte il protocollo fitosanitario seguito alla lettera, dall’altro “si trasporta il batterio ovunque”.

LA POSIZIONE DELL’AZIENDA – Il legale del Gruppo Marseglia, l’avvocato Domenico di Terlizzi, parla di “rispetto di norme e procedure”. “C’è una centrale elettrica che brucia biomasse tra cui il legno – dice a ilfattoquotidiano.it – e c’è un intermediario tra l’azienda e l’agricoltore che raccoglie potature e le consegna”. Cosa ha consegnato questo intermediario al gruppo? “Giacché è autorizzata la movimentazione della legna deprivata da foglie verdi – risponde di Terlizzi – abbiamo chiesto solo le branche grosse degli alberi, dove c’è più legno”. Secondo quanto racconta l’avvocato la ditta ha preteso anche l’indicazione delle particelle, ossia dell’area geografica di provenienza. “La legge non lo impone – spiega – ma avevamo questa informazione e siamo stati noi stessi a fornirla agli inquirenti”. A marzo, infatti, sono scattati i controlli. Negli stessi giorni della protesta degli agricoltori. “Dopo quel blitz a sorpresa – dice Domenico di Terlizzi – non ci siamo più fidati della documentazione cartacea che ci era stata fornita e che accertava l’assenza di batteri sul legno da noi acquistato, così abbiamo fatto eseguire degli esami. È difficile però stabilire da piccoli campioni se in quel carico vi fossero o meno batteri”. L’ipotesi contestata è quella di traffico illecito di rifiuti. Quanto scende il prezzo del legno proveniente da quelle zone? Quanto ci si guadagna? “Posso dire che noi non ci abbiamo guadagnato nulla di più del solito – replica l’avvocato – e il legno lo abbiamo comprato allo stesso prezzo di sempre. Se c’è stato un guadagno, non è stato nostro”. L’azienda nega che ci sia stato un ‘ingiusto profitto’. Per quanto riguarda il numero dei carichi di legna “da quella zona – spiega il legale – dopo quell’episodio non ci sono stati altri camion”. E prima? “Ritengo di no”. Da marzo, su consiglio dei consulenti, l’azienda ha optato per un controllo sulla filiera più penetrante: “Non ci fidiamo più delle dichiarazioni scritte, potremmo essere anche noi oggetto di truffa, ma dopo è sempre difficile dimostrarlo”.

L’INCHIESTA PARALLELA A BRINDISI – E nella vicina provincia di Brindisi, un’altra inchiesta prosegue: è quella coordinata dal pm Antonio Costantini, incaricato dal procuratore capo Marco Dinapoli sulle operazioni di smaltimento delle piante infette eseguite in attuazione del piano Silletti. “È un’inchiesta parallela rispetto a quella di Bari – spiega a ilfattoquotidiano.it  Dinapoli – e con i colleghi siamo in continuo collegamento per le informazioni. Al momento non ci sono elementi che facciano pensare a carichi di legna portati al di fuori delle zone infette, ma non escludo che le indagini possano riservare presto delle sorprese”. Per ora si procede a carico di persone non identificate: il reato è quello di diffusione di una malattia delle piante o degli animali. Nel dettaglio si indaga sulle operazioni messe in atto per prevenire l’epidemia, dopo 4 esposti. L’ultimo è quello del comitato spontaneo ‘UnitiSiPuò’ e fa riferimento a quanto accaduto il 4 novembre a Torchiarolo. “Dopo le eradicazioni – è la denuncia – i rami non sono stati né bruciati né distrutti e gli ulivi dichiarati infetti o potenzialmente ospitanti il batterio sono stati lasciati stesi a terra”.