Doveva essere una relazione sul lavoro svolto in Regione, si è trasformata in una sorta di processo ai consiglieri. Con accuse, controaccuse, insulti e urla. Il tutto in un clima che definire di fuoco è poco. È questa la cronaca della tappa bolognese del “Regionando tour”, organizzato dagli eletti in Emilia Romagna del Movimento 5 stelle, capeggiati da Giulia Gibertoni. Mercoledì 25 novembre hanno chiamato a raccolta attivisti e semplici cittadini al circolo Mazzini, nella prima periferia di Bologna, per fare un resoconto del lavoro dentro le torri di viale Aldo Moro. A scatenare la rabbia della base è stata ancora una volta la questione del taglio degli stipendi, insufficiente secondo alcuni militanti, e già al centro di una denuncia diffusa da alcuni esponenti 5 stelle di Modena.

Il tema è un nervo scoperto nel M5S, delicatissimo e spesso sotto la lente e lo sguardo severo degli attivisti. Nel corso dell’incontro emerge poco dopo la fine della relazione degli eletti, a dibattito iniziato. A fare l’intervento più duro Serena Saetti, ex consigliera di quartiere compagna del videomaker Nik il Nero (nello staff M5S in Parlamento) e molto vicina all’area di Massimo Bugani. “Dovete vergognarvi” ripete più volte. “In campagna elettorale avevate promesso di ridurvi il compenso e prendere 2500 euro al mese, invece a conti fatti la capogruppo Giulia Gibertoni prende 5900 euro netti, tra Tfr e copertura legale”. Si salva solo la fedelissima Silvia Piccinini: “Sta rispettando i patti e la ringrazio: è l’unica coerente. Questa situazione è imbarazzante, soprattutto perché Gibertoni ha detto più volte pubblicamente che si sarebbe tenuta solo 2500 euro”.

I consiglieri seduti al tavolo ascoltano, ma poi cercano di difendere le proprie scelte. “Abbiamo cercato di valutare la situazione personale di ciascuno di noi – spiega Gibertoni – Alcuni sono dipendenti in aspettativa, e hanno quindi un’azienda dietro che accantona i contributi e il Tfr. Ma altri no, sono autonomi”. Di fatto secondo la rendicontazione pubblicata online, Gibertoni trattiene ogni mese uno stipendio di 3100 (da una busta paga di 7200), a cui si aggiunge una quota per i contributi previdenziali e il Tfr, pari a circa 1600 euro, e altre spese per avvocati, pasti e spostamenti. La somma restituita quindi è pari a circa 1300 al mese, contro i 3000 euro medi di Piccinini.

Un’altra attivista però rincara. “Quello che restituite è insufficiente. In Campania, ad esempio, con gli extrastipendi sono riusciti a sistemare scuole, a ottenere delle cose concrete. Noi invece non stiamo facendo niente, perché non ci sono abbastanza soldi. Sono delusa e mi trema la voce di rabbia. In campagna elettorale feci i complimenti a Gibertoni, ma ora quello che vedo non mi sta bene, e ho il diritto a criticare. Vi invito a ripartire da qui e ad avere un comportamento più consono a un consigliere del Movimento 5 stelle”. E ancora: “Avere uno stipendio di 2500 euro oggi è una fortuna” dice un iscritto di Imola.

La sala si agita. Alcuni perdono la calma e accusano i critici “di essere in malafede” e di dare vita a inutili “sceneggiate”. Altri scuotono la testa, sono demoralizzati: “Che piccolezze”. C’è anche chi invita a riportare il dibattito su altri binari, evitando di concentrare tutto sui soldi e sulla rendicontazione. “Ho sentito parlare solo di stipendi” dice al microfono un attivista arrivato da San Giovanni in Persiceto. “Pensavo di trovare un gruppo unito e collaborativo, invece non è così”.

Nel pomeriggio Giulia Gibertoni ha pubblicato una nota di precisazione su Facebook: “I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna”, si legge, “si riducono già gli stipendi (i più bassi in Italia dopo che è stata approvata anche grazie a noi la riduzione a 5.000 euro lordi per tutti), rifiutano ogni indennità aggiuntiva di carica e restituiscono le eccedenze delle spese rendicontate”. E ha aggiunto: “I cinque consiglieri M5S sono gli unici in Regione a rendicontare le proprie spese. Personalmente come del resto già detto più volte agli attivisti dei territori, se la base lo riterrà opportuno, saro’ disponibile a ridurmi ulteriormente lo stipendio base”. Gibertoni ha anche spiegato il motivo per cui le eccedenze non sono ancora state restituite: “Come abbiamo sottolineato più di una volta, siamo in attesa che l’Assemblea Regionale istituisca e renda attivo un Fondo regionale per il microcredito alle imprese emiliano-romagnole, già fatto approvare da noi in aula. Se questo non avverrà entro la fine dell’anno, restituiremo le somme già accantonate al fondo nazionale per il microcredito”.