243 esuberi su 558 dipendenti. In pratica, la metà dei lavoratori della Saeco, storica azienda del bolognese che dagli anni ’80 produce macchine per il caffè, verrà lasciata a casa. Ad annunciarlo è stata la multinazionale olandese Philips, proprietaria del marchio dal 2009. Una decisione calata sulle spalle degli operai Saeco “come un fulmine a ciel sereno”, dicono concordi i sindacati confederali Cisl e Cgil, tanto che a Gaggio Montano, sede dello stabilimento, è scattato lo sciopero immediato di tutti i dipendenti. “Siamo sgomenti – racconta Stefano Zoli della Fiom – un’operazione del genere è inaccettabile. Parliamo di una realtà storica italiana, che in questo modo rischia di morire. Con ripercussioni gravissime per tutta la vallata”.

Che Saeco non navigasse in buone acque era noto già da tempo, anche se nel 2009, quando Philips l’aveva comprata, c’era chi aveva guardato all’operazione con ottimismo. Già da qualche settimana, infatti, i lavoratori, i 558 operai su cui pende la richiesta di dimezzamento, più altri 350 addetti alla produzione delle macchine per uffici, erano in sciopero a singhiozzo per chiedere conto alla proprietà circa le voci relative a un possibile e drastico calo della produzione nel 2016. Philips, però, non aveva mai confermato, finché, almeno, non è arrivato l’annuncio shock del 26 novembre. L’unica strada, secondo l’azienda, per rilanciare la Saeco. “Le difficoltà economiche sono dovute a un calo nel mercato – spiega Zoli – le vendite sono diminuite”. E Philips avrebbe deciso di intervenire in Italia per via dei costi di produzione troppo alti: in Romania, dove si producono macchine per il caffè meno costose, si lavora invece a pieno ritmo.

“Ma così si manda a morire un’intera vallata, quella dell’alto Appennino, area Porretta, che già soffre la crisi delle terme e di altre aziende del territorio – sottolinea Marino Mazzini, della Fim Cisl – abbiamo richiesto l’immediato intervento delle istituzioni, a partire dalla Regione Emilia Romagna, perché è necessario trovare gli strumenti utili a scongiurare una così pesante riduzione del personale. La situazione è drammatica, e non possiamo stare a guardare mentre l’ennesima multinazionale decide di ridurre il personale in questo paese”.

Philips gestisce marchi, non produzioni, ma non possiamo permetterci che gradualmente chiuda la Saeco Italia mantenendo qualche linea dimostrativa – scuote il capo anche Bruno Papignani, segretario regionale delle tute blu – dunque andiamo a testa bassa e prendiamo a testate i fautori di questa strategia, perché si può fare diversamente”.

Igor Taruffi e Giovanni Paglia, rispettivamente consigliere regionale e deputato di Sinistra ecologia e libertà, intanto, hanno annunciato che presenteranno una interrogazione in Parlamento sulla vicenda. “È quanto mai necessario comprendere le cause del perché la Saeco presenti tali difficoltà operando in un settore in forte espansione sul mercato, e lavorare per creare le condizioni di una ripresa – sottolinea Paglia – è necessario attivarsi subito per salvaguardare il futuro dei lavoratori”.

Che il 27 novembre si riuniranno in assemblea con i sindacati, pronti a rilanciare le iniziative di protesta. “Ci mobiliteremo – conferma la Fiom – e siamo pronti a manifestare finché non si inizierà a parlare di misure conservative per l’occupazione, a partire dagli ammortizzatori sociali e dai contratti di solidarietà”. Il clima, però, a Gaggio Montano, è di sconforto. “I lavoratori sono demoralizzati – racconta Zoli – è stato un colpo durissimo. Saeco è la realtà più grande della vallata, dà lavoro a più di 900 famiglie. Il comparto industriale in Italia si sta desertificando, e se non si interviene per bloccare questo fenomeno, presto finirà che non ci saranno più azienda da difendere”.