Son già tempi duri, e c’è poco da scherzare, ma se Paola Ferrari, giornalista sportiva e, a quanto ci risulta, non proprio un’esperta di terrorismo internazionale, interviene nel dibattito sull’Isis con un tweet che eufemisticamente potremmo definire “bizzarro”, allora un mezzo sorriso scatta. Misto e confuso a un senso di smarrimento e incredulità. Sì, perché l’illuminatissima giornalista Rai ha cinguettato quanto segue: “Provocazione: se chiedessimo agli Ultras e alle curve di collaborare con le Forze dell’ordine per stanare i terroristi e salvare il Calcio?”.

Ecco, va bene. Fermiamoci a riflettere. Perché è fin troppo facile sfottere, come stanno facendo in questo momento centinaia di persone sui social network. Proviamo a capire. Signora Ferrari, in che senso? In che modo gli Ultras potrebbero stanare i terroristi? È a conoscenza di infiltrazioni jihadiste nella curva del Real Pizzighettone?

Scherzi a parte, perché, ripetiamo, c’è poco da scherzare, ma un personaggio pubblico come Paola Ferrari davvero non si è posta il dubbio, prima di cinguettare cotanta stranezza, di quale effetto (tra il divertito e l’indignato) che avrebbe provocato sui social network, già tesi come corde di violino in questi giorni barbari?

“Paola Ferrari propone Genny a’ carogna come mediatore col califfato”, twitta @Gaia_Mente. E forse ha ragione lei, forse è meglio buttarla sul ridere. Perché non c’è davvero nessuna altra risposta da dare a un tweet del genere. Forse dovremmo persino ringraziare la Ferrari, che ci ha permesso di abbozzare un sorriso in queste ore difficili.

Il prossimo passo della risposta italiana a Edward Luttwak quale sarà? Usare le docce degli spogliatoi per irrigare i campi aridi del Sud Sudan? Chissà quali altre mirabolanti soluzioni di politica internazionale ci regalerà ancora. Nel dubbio, però, al suo posto eviteremmo l’esposizione eccessiva ai kilowatt in studio. Vuoi vedere che, alla fine della fiera, fan male alla salute?