Le femministe de “il corpo è tuo quando lo decido io”, che in Italia coincidono con il femminismo della differenza, hanno intrapreso da un po’ una crociata pericolosamente normativa in nome di tutte le donne. Dall’alto della loro visione misticheggiante propongono di “stare dalla parte dell’etica cristiana” perché la Chiesa sarebbe l’alleata ideale contro le logiche del mercato.

Mi chiedo a quale Chiesa si riferiscano costoro: la stessa che mi chiede di pentirmi se ho abortito? La stessa al cui interno vari membri pensano che gli omosessuali siano dei malati da curare il cui comportamento va corretto in nome di una battaglia contro il “Gender”? Sono gli stessi che parlano di “dittatura omosessualista”? Quelli che sentinellando in piedi in varie città sono ben felici di godere della censura di libri per bambini in cui si parla di rispetto per i vari generi? È di quella chiesa che parliamo?

Ma si può essere femministe ed essere anche dalla parte di chi svolge una politica antiabortista e omofoba? Se Terragni e Muraro, che potete leggere in un recente articolo su L’Avvenire, vogliono seguire l’idea di un “dialogo” tra Chiesa e femminismo facciano pure, ma non in mio nome. Con la Chiesa discuto solo per apprendere/raccontare la sua/mia diversità, perché se il punto di incontro tra Chiesa e femminismo è il fatto che l’una e le altre vogliono impedire che le coppie gay possano sperare in una vita familiare che comprende i figli direi che non ci siamo.

coppie gay interna nuova

Chi vuole seguire l’idea espressa dalla Muraro secondo cui “non si può avere tutto, ci sono dei limiti dovuti alla realtà delle cose. La coppia omosessuale maschile è una coppia sterile per natura. I tentativi passati di impiantare uteri nei loro corpi sono ridicoli e mostruosi. L’invidia dell’uomo, già nota alla psicanalisi, verso la fertilità femminile va analizzata e superata?”

È della stessa Muraro che a proposito di transgender ha parlato di travestitismo, mentre la Terragni ci avvisa della possibile scomparsa della donna, addirittura, giacché secondo lei vanno distinti i generi come “natura” crea.

È definitivamente contorto il ragionamento di queste femministe “storiche”, che ora hanno decisamente difficoltà a confrontarsi con altri femminismi dei quali si nega l’esistenza (sono tutt* fake di Eretica) o dei quali si banalizza il pensiero critico.

L’idea che queste femministe portano avanti è quella di negare alle donne libertà di scelta quando si parla di utero in affitto. D’altronde analogo ragionamento fanno sulla prostituzione. Sono tutte vittime, le donne che si prostituiscono, Amnesty che vuole decriminalizzare merita di essere offesa in ogni modo, e guai a parlare di sex workers che fanno quel mestiere per scelta. Guai a dire che non vendono il corpo ma servizi sessuali. Così anche la faccenda dell’utero in affitto sta diventando una crociata santa, perché alla base di tutto c’è la negazione dell’autodeterminazione delle donne. Appunto, il corpo è tuo quando solo lo decido io.

Posso essere d’accordo sul fatto che certe scelte siano dettate dalla necessità di denaro, dalla difficoltà di esistere in un mondo dominato dal capitalismo, ma dove stanno queste femministe quando nelle aule parlamentari si votano riforme economiche che precarizzano chiunque? Chi ci riduce in stato di bisogno? Chi ha reso precaria la nostra vita? O davvero pensate che il capitalismo non si serva in primo luogo delle istituzioni e dei governi per imporre le proprie leggi?

Allora pregherei chi è vicina ai contesti istituzionali di lottare affinché tutt* possiamo essere liber* di scegliere a prescindere dal bisogno. Perché ad oggi si dovrà pensare che, a parte alcune privilegiate con l’idea borghese di salvare le donne povere da colonizzare con il nostro caritatevole pensiero vicino all’etica cristiana, tutte le altre, anzi tutte e tutti gli altri, accetteremo di lavorare per soldi, e non sempre ci capiterà di fare un lavoro che ci piace.

Eppure non c’è crociata in corso per salvare le donne dal badantaggio, dai ruoli di cura gratuiti in famiglia, dalla schiavitù nei campi in cui raccolgono pomodori e crepano per due euro all’ora, dalle fabbriche che licenziano e mandano chiunque in mezzo alla strada, dai lavori di commessa, cameriera, colf, pulitrice delle belle case altrui. Non c’è nessuna che ha in mente di salvarci dai lavori precari? Vogliamo parlare dei contratti di lavoro diventati tristi caricature di quel che con il sangue altri lavoratori avevano guadagnato? Perché chi dialoga con la Chiesa non le chiede di donare ai poveri i tesori che possiede, di darsi da fare per rendere le persone indipendenti economicamente?

Quello che penso in proposito è che io ho il diritto di vendere servizi sessuali se ne ho voglia, perché devo essere libera di scegliere cosa fare per emanciparmi dal bisogno. Le donne e gli uomini o le trans che scelgono di vendere servizi sessuali, quell* che lo fanno perché a loro piace o comunque lo trovano un lavoro assai migliore di tanti altri, hanno diritto di godere di eguali diritti esattamente come chiunque lavori in ogni altro settore. Le donne che vogliono prestare l’utero per dare un figlio ad una coppia gay devono poterlo fare, perché il ragionamento di chi dice che devono accontentarsi perché “sterili per natura” è discriminatorio di per sé. Che dire delle donne che non possono avere figli? Le definiamo sterili e le cacciamo via dal nostro bel mondo di madri riuscite? Non è forse per riparare a questa e ad altre questioni che abbiamo scelto di supportare la procreazione medicalmente assistita? Non è forse vero che si può impiantare un ovulo fecondato nell’utero di una sorella, madre, zia, amica, per avere un figlio? Non hanno diritto le amiche, le donne che ne hanno voglia, di prestare l’utero a una coppia che non può avere figli?

In Italia si discute ancora del diritto a poter adottare il figlio dell’altra o dell’altro quando in una coppia gay o lesbica un* dei due porta con se un figlio. L’Italia è stata sanzionata e condannata mille volte dall’Europa che ci vede come nazione omofoba che nega diritti a persone che vogliono rispetto per se, per le proprie famiglie, per i propri figli. Davvero vogliamo aggiungere anche le femministe alla schiera di persone che si scontrano con le persone gay, lesbiche, bisex, trans? Non in mio nome. Proprio no.

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