L’airbag scoppia all’improvviso, senza motivo, il guidatore perde il controllo dell’auto e va fuori strada. Così sono morte otto persone negli Stati Uniti e molte altre sono state ferite. La colpa è degli airbag Takata – il componentista giapponese che ha circa il 20% del mercato – e del loro gas propellente al nitrato d’ammonio che si deteriora e gonfia il “cuscino salvavita” in maniera del tutto arbitraria. Il problema è noto da anni, ma le proporzioni si sono ingigantite solo negli ultimi mesi, portando all’attivazione di un richiamo che interessa 34 milioni di veicoli e che non si concluderà prima della fine del 2017. Ma, attualmente il problema più grande della Takata non è questo e nemmeno la multa da 200 milioni di dollari – 70 milioni di ammenda e 130 milioni con la “condizionale” che si attiva qualora l’azienda non rispetti gli obblighi e le norme americane – inflittale dalla NHTSA, bensì l’obbligo di provare sul lungo termine (il 2019) che il nitrato d’ammonio è un gas propellente sicuro. In attesa di questo chiarimento, sia Honda sia Mazda hanno sospeso le forniture, e pure Mitsubishi e Subaru hanno detto che ci stanno pensando.

L’alternativa è draconiana: sostituire gli airbag che lo usano, cioè tutti quelli prodotti da Takata e non solo quelli interessati dal richiamo attuale. Un’impresa praticamente impossibile. Non è neanche semplice effettuare un conteggio, perché si tratterebbe di decine di milioni di veicoli e solo per rintracciarli tutti ci vorrebbero anni. La pericolosità del nitrato d’ammonio, tuttavia, è ancora tutta da dimostrare, perché se è vero che tre mesi fa Takata ha scoperto che è stato uno dei fattori delle attivazioni immotivate, allo stesso tempo continua a sostenere che è totalmente sicuro. Ma è anche vero che l’azienda giapponese è l’unica a utilizzare questo gas come propellente che, infatti, si trova anche nei nuovi dispositivi che sono stati già sostituiti nei primi mesi del richiamo. Così, la NHTSA ha posto una minacciosa spada di Damocle sulla testa di Takata, riservandosi la possibilità di ordinare un nuovo richiamo in qualsiasi momento, se si dovessero verificare nuovi difetti, rotture o incidenti.

In altre parole, Takata opererà sotto stretto controllo della NHTSA per cinque anni, attraverso una commissione di sicurezza indipendente che accerterà il rispetto delle procedure. Una punizione severa, ma commisurata alla passata ostinazione dell’azienda giapponese, che ha fatto muro per anni prima di arrendersi all’evidenza. Ora che alzato bandiera bianca, oltre a risolvere i problemi del passato dovrà concentrarsi su quelli del futuro, ossia la nuova generazione di dispositivi per il gonfiaggio degli airbag che dovranno usare un altro gas propellente al posto del nitrato di ammonio.