Tutto il resto non so dove, è questo il titolo dell’album d’esordio di Chiara Vidonis. Undici brani, tutti scritti da lei. Una cantautrice, un termine raro nello show business mainstream, talmente raro che si favoleggia non esista, come il Chupacabras o lo Yeti. Talmento raro che il mercato non lo prende neanche in considerazione, in genere, lasciando che si faccia strada da solo, preferndo invece puntare su cavalli più rodati (e usurati), come il cantautore e la interprete.

Chiara Vidonis, dicevo.

Il suo nome, in realtà, ha cominciato girare già da un po’. Nel 2011 Chiara ha partecipato al Premio Bianca D’Aponte, che proprio al cantautorato femminile è totalmente dedicato. Un premio speciale, voluto da Gaetano D’Aponte per ricordare sua figlia Bianca, tragicamente scomparsa quando aveva solo ventitré anni. Un modo per far sopravvivere sua figlia, il suo nome, a se stesso, ci ha spiegato tempo fa. Per ridare un corso naturale alla vita. Prima se ne vanno i genitori, poi i figli. Lì, ad Aversa, al Premio Bianca D’Aponte Chiara Vidonis ha presentato quattro anni fa Viola e bordeaux. E ha vinto il Premio per la Migliore interpretazione. Poi, nel 2014, Chiara ha vinto il Premio Pigro, dedicato alla memoria di Ivan Graziani, cantautore inspiegabilmente dimenticato dal mondo della musica nella sua quasi totalità. Stavolta ha partecipato con Comprendi l’odio. E ha portato a casa il Premio Pigro cantautori in Vigna. Per questo il suo nome è giunto fino a noi, ci ha incuriosito. Abbiamo ascoltato le sue due canzoni presenti allora in rete, entrambe finite nell’album, insieme a Viola e bordeaux e la stessa Comprendi l’odio. Ci hanno colpito, molto. Moltissimo. Si chiamavano, si chiamano Quando odiavo Roma, un rockettone acido e tirato che si trova ad aprire questo lavoro, e Immaginario, una ballad onirica ed eterea. Ecco, proprio questo fatto, che da qualsiasi discografico o addetto alla programmazione radiofonica verrebbe imputato come un difetto, la diversità estrema tra i due brani, e ancora più si aprirebbe il ventaglio se mettessimo sul tavolo anche le altre due canzoni già citate, ci ha colpito ulteriormente. I brani erano molto belli, ben scritti e ottimamente cantati, ed erano assai diversi tra loro, seppur mantenendo la stessa inconfondibile penna. Ne abbiamo quindi parlato, più volte, proprio in questa sede. Qui e qui. Il nome, non ci nascondiamo, ha girato ulteriormente. Nel mentre lei, Chiara, ha continuato a lavorare al suo album d’esordio, mettendo una canzone dietro l’altra, supportata da una banda di amici di notevole spessore artistico. Ha continuanto, toccando generi diversi, dal cantautorato più tradizionale, seppur virato all’oggi, al quasi punk, sporco e cattivo, con echi di Cristina Donà, qua e là. Cristina Donà, nome non a caso citato già nel primo pezzo, perché l’ascolto di questi brani ha avuto lo stesso effetto dell’ascolto di Tregua, su chi scrive, un impatto devastante da un punto di vista emotivo e razionale. La sensazione di essere di fronte a un’artista di livello superiore, arrivata e destinata a rimanere.

Tutto il resto non so dove, quindi. Undici canzoni. Undici gemme.

Sul perché la parola odio ricorra in ben due titoli lascio a voi la risposta, le canzoni sono lì, basta ascoltarle. Sul fatto che non potrete che amare queste canzoni, invece, vi chiedo un atto di fiducia nei miei confronti, basterà ascoltarle per crederci.

Nel mentre, poi, Chiara ha anche continuato a suonare dal vivo, con le difficoltà che essere esordiente, per di più indipendente, sia a livello discografico che a livello di booking, comporta. Ma Chiara Vidonis ha sfotta, parecchia. E ha tirato fuori un disco importante, un esordio che non solo si fa ascoltare con piacere, ma lascia segni dentro difficili da curare. Settimana prossima Tutto il resto non so dove esce e sarà a disposizione di quanti vorranno confrontarsi con la sua autrice. Oggi qui abbiamo le tracce dell’album, tutte, in streaming. Una anteprima. Forse un modo per chiudere un cerchio.

Buon ascolto, e, fidatevi di chi ha avuto la fortuna di incontrarla un po’ prima di voi, se capita a suonare dalle vostre parti non fatevela scappare. Come si dice in questi casi? Ho visto il futuro del rock