Russia on the road” è una grande mostra che va in scena dal 15 ottobre al 15 dicembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Curatori, Nadežda Stepanova e Matteo Lafranconi. Al centro del palcoscenico espressivo, cent’anni di storia dei mezzi di trasporto nella pittura e nella grafica russa. Un secolo e mezzo fa, l’idea che la Russia sterminata e tardo-medievale potesse essere servita, un giorno, da una rete stradale capillare, sarebbe sembrata una pia utopia. Oggi immaginare un mondo senza automobili, treni e aerei è praticamente e artisticamente impossibile. Nel corso del tempo, l’arte nazionale ha anticipato e registrato questi mutamenti epocali. E nei quadri c’è sempre stato movimento.

“Russia on the road” comprende oltre sessanta dipinti e opere grafiche del Novecento; e nel lotto ci sono tele di artisti contemporanei custodite nelle collezioni permanenti dei più importanti musei russi. E agli astanti non sarà proposta solo la visione dei capolavori di Aleksandr Dejneka, Jurij Pimenov, Aleksandr Samokhvalov, Georgij Nisskij, Aleksandr Labas, ma anche gli esperimenti di artisti misconosciuti in Italia: come quel manipolo di pittori e grafici degli anni Sessanta, i “sessantini”. Le loro opere furono segregate in patria causa patto di Varsavia e “cortina di ferro”. Ma quel tempo non c’è più, e adesso un nuovo pubblico di intenditori può approcciarsi all’arte russa di cinquant’anni fa, senza più pregiudizi ideologici.

Per il Palaexpo di Roma è un grande momento: contemporaneamente a “Russia on the road”, avranno infatti inizio altre due mostre molto attese . Una è “Una Dolce Vita? Dal Liberty al Design. Arti decorative in Italia, 1900 – 1940“, in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi. “Nell’Italia di inizio Novecento, le arti decorative, già eredi di un’importante tradizione artigianale e artistica, si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Ebanisti, ceramisti e maestri vetrai lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo, dando vita a un vero e proprio “stile italiano” destinato a influenzare la nascita stessa del design moderno. Si tratta di un periodo di “ottimismo paradossale”, di intensa creatività con, sullo sfondo, una società in profonda trasformazione, alimentata all’inizio dalle speranze del governo Giolitti, ma presto costretta a subire il trauma della Prima guerra mondiale e il tragico esito del regime mussoliniano”. La Mostra sciorina, in un percorso cronologico, oltre cento opere, sotto il segno di una dialettica costante tra arti decorative e arti plastiche. Dal Liberty al primo e al secondo Futurismo; dalla Metafisica di De Chirico al Realismo Magico di Casorati. E poi le ceramiche classiche ma di gusto decò di Giò Ponti; il classicismo monumentale che fu marchio di fabbrica del ventennio fascista; il modernismo, l’astrattismo, lo stile razionalista.

L’altra Mostra in programma si intitola invece “Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Philips Collection di Washington“. Esposti sessantadue dipinti provenienti dal primo museo americano di arte moderna, fondato nel 1921. Goya, Ingres, Delacroix, Courbet, Manet, Cézanne, Degas, Van Gogh, Monet, Kandinskij, Matisse, Modigliani, Picasso e altre meraviglie.