Poche cose dividono il pubblico calcistico come i telecronisti della Nazionale di calcio. Un dibattito continuo che in passato non ha risparmiato neppure i mostri sacri come Martellini o Pizzul, passando per nomi decisamente meno ingombranti che negli ultimi anni si sono alternati al microfono tentando di sostituire degnamente il pensionato Pizzul. Da poco tempo, il compito di commentare le partite dell’Italia di Antonio Conte è nelle mani di Alberto Rimedio e Giovanni Trapattoni, con il Trap a fare da commentatore tecnico, ovviamente a modo suo, e quindi con una proprietà di linguaggio che non è esattamente ortodossa. Già all’esordio, il mitico allenatore di Cusano Milanino aveva fatto scatenare i social network, dividendo il pubblico tra trapattoniani e antitrapattoniani. Da un lato chi apprezza la spontaneità del Trap, perdonandogli anche gli immancabili strafalcioni grammaticali; dall’altro chi preferirebbe un commento tecnico più moderno e con un italiano da Accademia della Crusca.

E come se non bastasse la diatriba tra comuni mortali dediti all’arte del cinguettio, ieri sera, durante Italia-Norvegia, è arrivata la stroncatura di Sandro Piccinini, telecronista calcistico di Mediaset: “Mi piacerebbe sapere chi è in Rai che odia il mitico Trapattoni a tal punto da fargli fare una cosa che non può fare, mah…”. Una bocciatura senza appello per il Trap commentatore tecnico, con il dito puntato, però, verso chi lo ha scelto come seconda voce delle partite della Nazionale accanto ad Alberto Rimedio. Una “sciabolata” che ha fatto discutere, e tanto, i twittaroli di ogni fede calcistica, ovviamente provocando la solita spaccatura. Se alcuni hanno dato ragione a Piccinini, infatti, molti altri hanno ribaltato la questione criticando lo stile da telecronista dello stesso giornalista Mediaset, da tempo al centro di sfottò e parodie per le sue frasi standard che da anni accompagnano le partite trasmesse dal Biscione. Da “‘ccezionale” a “Bomba, non va!”, da “Mucchio selvaggio” a “Sciabolata morbida”, Piccinini ha inventato una sorta di neolingua calcistico-televisiva che, tanto per cambiare, piace a molti ed è detestata da molti altri.

Ora, lo stile di Trapattoni non è impeccabile, e questa è cosa nota. Ma il prestigio calcistico di un personaggio del genere forse giustifica qualche strafalcione di troppo. Il Trap, da allenatore appassionato che in panchina non stava un attimo fermo, partecipa emotivamente alle azioni della Nazionale, infischiandosene del bon ton televisivo e lasciandosi andare a qualche incitamento di troppo. Ma c’è una spontaneità, nel suo modo di commentare, che ce lo fa amare follemente. Forse perché ormai siamo abituati a “seconde voci” impeccabili, impostate, neutre, spesso noiose e troppo “tecniche”, con un pubblico che così rischia di non sentirsi coinvolto emotivamente nel racconto delle azioni.

Detto questo, l’entrata a gamba tesa di Piccinini sembra poco credibile, perché proviene da un giornalista che a volte somiglia a un telecronista giapponese che si esalta inutilmente anche per un fallo laterale. Piccinini ha legittimamente scelto di costruire attorno a sé un personaggio, giocando autoironicamente sulle sue frasette standard che tanto fanno arrabbiare i telespettatori di Mediaset. Altrettanto legittimamente, ovviamente, ha scelto di condividere sui social la sua opinione non lusinghiera sul Trap commentatore televisivo. Ma una presa di posizione del genere ce la saremmo aspettati, forse, da qualcuno meno “divisivo” nel settore.

La verità, televisivamente parlando, è che di Bruno Pizzul in giro non ce n’è, e quindi alla professionalità è subentrato un certo divismo telepallonaro che comincia a stancare il telespettatore. E allora ben venga la sgrammaticata e spontanea passione del Trap, se serve a scalfire anche minimamente la moda del telecronista-divo, tutto frasi standard e entusiasmo ingiustificato. Perché, sia chiaro, la tendenza è diffusa assai, e va ben oltre Sandro Piccinini.