Nei giorni scorsi il governo ha relazionato al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. È stata infatti presentata l’annuale relazione sulle droghe curata dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E cosa è uscito da questa relazione? Che trattare la tossicodipendenza come un problema criminale invece che sociale costa tanti soldi e non aiuta a risolvere la questione. Pensate un po’.

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Nel 2013 – ultimo dato disponibile, poiché per il 2014 non è dato conoscere il costo giornaliero dei detenuti – tutti noi abbiamo speso 1.096.646.858 euro per mantenere in galera le 24.273 persone che vi stavano per aver violato la normativa sulle tossicodipendenze. Un’enormità. Per non parlare ovviamente dei costi di polizia e dei tribunali, che pure si possono trovare nel rapporto.

Nel 2008, si legge ancora nella relazione, i detenuti per la legge sulla droga erano pochi di meno, vale a dire 23.505 (d’altra parte l’indulto del 2006 non era troppo lontano). La cifra spesa era tuttavia maggiore, pari a 1.304.486.366 euro, e dunque tale decremento, come viene spiegato, “non corrisponde a un calo dei detenuti per droga, bensì a una riduzione del costo giornaliero per detenuto”. Al picco del 2010, quando i reati di droga riguardavano 28.199 detenuti, tutti noi spendevamo 1.200.841.725 euro. E non mi pare che questi soldi abbiano minimamente aiutato a risolvere il problema.

Il carcere costa. Ed è questo solo uno dei motivi per cui andrebbe utilizzato con assai maggiore parsimonia di quanto non si sia fatto in Italia negli ultimi decenni. In quel picco del 2010 che abbiamo appena citato – quando fu dichiarato dal governo lo stato di emergenza penitenziaria, quando il numero dei detenuti era così elevato e le condizioni detentive così degradanti da farci condannare tre anni dopo dalla Corte di Strasburgo con l’accusa di trattamenti inumani – i detenuti nel loro complesso ci sono costati 2.888.084.181 euro. I detenuti per droga erano interessati dal 41,6% di tali costi. Negli anni passati la percentuale era ancora maggiore, andando invece a calare fino al 36,8% del 2013 grazie alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge Fini-Giovanardi. Ma possibile che tutti i cambiamenti debbano introdurli i magistrati, senza che i politici – gli unici da noi votati – se ne sappiano prendere la responsabilità?

In ogni caso: è questo il primo anno in cui, nella propria relazione, il Dipartimento si prende la briga di calcolare il costo dei detenuti per droga. Eppure non mi pare irrilevante. Che se ne stiano rendendo conto anche loro? Che anche il governo italiano si sia accorto che il vento sta cambiando in tutto il mondo, perché tutto il mondo si è accorto che la war on drugs ha fallito ogni suo obiettivo, da quello politico a quello sociale a quello economico?