donna incinta

Kyle Casson, 24 anni, vuole diventare padre, ma essendo single e gay non può ricorrere né all’adozione né alle agenzie per utero in affitto ché il suo status giudicano negativamente. Date le circostanze, la madre Anne-Marie si offre di fare da madre surrogata e, ospitando embrioni ottenuti da gameti del figlio e ovuli di una donatrice, porta a termine una gravidanza. È accaduto ad agosto 2014 in Inghilterra dove una donna di 46 anni è diventata mamma e nonna di Mils, il figlio di suo figlio Kyle. L’Alta Corte inglese ha poi accolto la richiesta di adozione da parte di Kyle e il bambino è ora legalmente suo figlio e non suo fratello.

Alle critiche arrivate Kyle ha poi risposto: “Ho un figlio e oggi sono felice. Se si è in grado di fornire sostegno e amore, non vedo perché a qualcuno dovrebbe essere negato il diritto di essere un genitore. Per avere questo bambino ho pagato io, non è denaro dei contribuenti”. E sul perché abbia scelto sua madre per la surrogazione, dice: “Il vantaggio di una madre surrogata che conosci e di cui ti fidi è che ci sono meno rischi connessi all’adozione. Se si utilizza una surrogata estranea può anche decidere di tenersi il bambino, dato che legalmente ne è la madre”.

Ed è proprio ciò che è accaduto a Gordon e Manuel.

Dopo aver partorito una bambina, la thailandese Patidta Kusolsang, madre surrogata, venuta a conoscenza del fatto che la coppia committente – Gordon Lake e Manuel Santos, rispettivamente americano e spagnolo – è in realtà una coppia gay, si rifiuta di firmare i documenti necessari per il passaporto della bimba. In Thailandia una donna che dà alla luce un bambino conserva tutti i diritti legali di quel bambino che non può uscire dal Paese senza la sua approvazione. Anche l’ambasciata americana si è attivata per risolvere la vicenda, senza esito, perché “ai sensi della legge degli Stati Uniti, il Dipartimento non può rilasciare passaporti ai figli minori senza il consenso del genitore legale o tutore”.

Tutt’oggi, Gordon e Manuel, per paura che la piccola Carmen gli venga portata via, vivono con lei e l’altro figlio di due anni, Alvaro – anche lui avuto con maternità surrogata in India – in un luogo segreto della Thailandia in attesa che l’intricata questione si risolva. La coppia lo scorso anno si era rivolta a un’agenzia, la New Life Thaildan, e i due avevano prima scelto la donatrice di ovuli, poi approvato la madre surrogata, Patidta Kusolsang, una donna proveniente da una famiglia borghese con una figlia e un lavoro stabile. Patidta dunque, è una madre a surrogazione gestazionale, il che significa che gli ovuli usati nella fecondazione non appartengono a lei.

A fine luglio, proprio mentre Patidta sta portando avanti la gravidanza, a causa di una serie di scandali la Thailandia mette fuorilegge la maternità surrogata per profitto, vietando anche la surrogazione a coppie straniere. Patidta ora nega che il suo ripensamento sia a causa dell’orientamento sessuale dei due uomini e che riguardi piuttosto un sentimento di attaccamento alla bambina, e dice inoltre che avrebbe già restituito alla coppia il compenso economico ricevuto in cambio della surrogazione. Gordon e Manuel, da parte loro, hanno più volte dichiarato che non lasceranno la Thailandia senza Carmen. “È nostra figlia (Gordon Lake ne è il padre biologico) e appartiene a noi. Abbiamo fiducia che la madre surrogata si convincerà che siamo buoni genitori e firmerà le carte per poter tornare a casa con Carmen”. Intanto, su Change.org hanno lanciato una petizione e su Facebook aperto la pagina Bringcarmehome.

I contrari alla surrogazione vedono questa opportunità come uno sfruttamento del corpo della donna, unica vittima. Tuttavia, anche la coppia committente può essere sfruttata e umiliata dal punto di vista economico ed affettivo quando la madre cambia idea e si tiene il bambino. Le domande che queste storie pongono sono molte. Le biotecnologie e le scienze progrediscono ogni giorno di più e determinano la nascita di nuovi diritti: come regolamentare queste nuove istanze? E dove e quando si deve fermare il diritto? Dal punto di vista etico, che obiezioni ci sono alla maternità surrogata se è una libera scelta? Perché va bene un bambino lasciato a balia per la maggior parte della sua infanzia e non va bene un feto ospitato per nove mesi nell’utero di una madre a surrogazione gestazionale? Fin dove si può spingere il desiderio di genitorialità?