Telecamera oscurata, mani in faccia, spintoni, e microfono strappato di mano. Si è concluso così, con il segnale che salta all’improvviso, il collegamento per In Onda della cronista Sara Giudice da Tarquinia. La Giudice stava mostrando il chiosco di un giostraio – uno di quelli in cui normalmente si spara alle lattine per vincere i peluche – la cui particolarità è l’invito a “sparare ai politici”.

Un primo collegamento da studio era andato a buon fine. Ma al secondo passaggio in diretta nelle riprese entrano i proprietari del tiro a segno, uomini e donne, che prima abbassano la telecamera dell’operatore, poi cercano più volte di strappare il microfono di mano alla giornalista. Dallo studio i conduttori Tommaso Labate e David Parenzo possono solo invitare la collega a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. La Giudice cerca di riprendere il microfono e ricominciare a parlare. Ma ancora una volta le viene strappato di mano prima che il segnale si interrompa definitivamente.

Quello che succede dopo lo racconta la stessa Giudice a ilfattoquotidiano.it. L’arrivo della Polizia non ha infatti impedito che continuassero le minacce. “Mi hanno detto ‘se fai denuncia ti seguiamo fino a casa’ – spiega – e io ho tutta l’intenzione di denunciare”. Una frase ripetuta più volte per tentare di dissuadere la cronista che continua: “Mi hanno urtato e spintonato, ma non sono tanto le mani addosso che mi spaventano, anche mentre stiamo parlando continuano a minacciarmi. Ci hanno portato via un microfono, è una rapina e io li denuncio”.