forcella_adessoUna Cornelia di camorra fiera dei suoi Gracchi di malavita. I suoi gioielli hanno un cognome pesante, Giuliano, da ostentare come il pedigree di una razza scelta.

Appartengono a una larga famiglia criminale giunta alla sua terza generazione che da almeno mezzo secolo domina il centro storico di Napoli. La loro è vocazione al male è rendita di potere da esigere all’interno del terremotato scacchiere camorrista napoletano. Un’educazione criminale per assicurare ai suoi Gracchi un avvenire da boss.

Una matrona di camorra discreta e attenta nel vegliare sui suoi “bamboccioni”, allevarli con i codici di miezz ‘a via del rione malavitoso di Forcella. E’ lì tra le viuzze senza speranza della periferia del centro storico che sono cresciuti i suoi adorati Gracchi: Salvatore, 30 anni, Antonio, 27, Guglielmo, 24 e Luigi junior, 20. Tutti finiti dietro le sbarre.

Quando gli agenti della Squadra mobile lo scorso 9 giugno nel corso del maxi-blitz, che ha portato in carcere 60 persone del nuovo clan, si sono presentati a casa di Cornelia, in vico dei Carbonari, per stringere le manette all’intera famiglia, lei ha chiesto qualche minuto. Indossato un vestito a strisce bianche e nere con un grande e appariscente fiore, sistemati i capelli finto biondo e qualche chincaglieria, è uscita dal vicoletto per accomodarsi nella volante della polizia.

Ecco Cornelia, ovvero Carmela De Rosa, 50 anni, moglie del pluripregiudicato Luigi Giuliano, cugino omonimo e sfigato dell’ex padrino Lovigino ora collaboratore di giustizia. Sguardo altezzoso, espressione del volto contrariato per i flash, qualche parola sussurrata agli agenti e tra le braccia la corposa ordinanza della Direzione distrettuale antimafia. Nelle 1672 pagine dell’inchiesta – paranza dei bambini – oltre a ricostruire omicidi, agguati, ferimenti, attività di spaccio e rapporti di forza tra i gruppi criminali viene fuori uno spaccato di un certo anacronistico familismo amorale di stampo matriarcale che mette i brividi e sorprende anche gli studiosi più attenti.

Una delle cimici spia degli investigatori – infatti – è piazzata proprio nell’abitazione senza diritto di Cornelia nel cuore di Forcella. Quell’appartamento, stranamente nella disponibilità della donna, diventerà il quartier generale dove si riunirà il direttorio della nascente e inedita alleanza di camorra composta dai gruppi Sibillo, Brunetti, Amirante, e per l’appunto un pezzo della storica famiglia-clan Giuliano. L’orecchio lungo degli investigatori ascolta la “normale” quotidianità di una famiglia di camorra che si dipana come la trama del film “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. Strategie criminali, pianificazione di omicidi e ferimenti ma anche e soprattutto la contabilità delle attività illecite e le grane ad essa legate come il recupero crediti, le paghe da distribuire, i prezzi da fissare per la vendita dei vari tipi di droga. Conciliaboli intervallati dallo scorrere annoiatao del tran tran di tutti i giorni. E tra le voci spunta sempre Lei, mammà come l’invocano i figli. Cornelia ha quasi sempre l’ultima battuta, interviene quando occorre e utilizza poche parole ma ferme: sono fendenti affilati come lame. Ai suoi Gracchi il più delle volte, li incita, li aiuta, li sostiene. Non li lascia mai soli. Li accudisce amorevolmente nella loro rincorsa violenta alla conquista del rispetto e del potere camorrista. “Carmela De Rosa – scrivono i magistrati della Dda partenopea – è addetta a tenere la contabilità, svolge un ruolo attivo nella tenuta dei conti del gruppo criminale. E’ perfettamente consapevole del fatto che i traffici di stupefacenti con forniture ai titolari delle piazze di spaccio fossero gestiti dal sodalizio mafioso e organizzato e diretto, tra gli altri, anche dal figlio Giuliano Antonio, tanto da essere presente a molte delle riunioni”.

Se un Gracchio nella concitazione alza la voce oppure pronuncia parolacce gratuite, Lei interviene e richiama tutti all’ordine e alla buona educazione “Non voglio che si gridi, abbassate la voce”. Bandite tra le quattro mura domestiche anche le bestemmie. Al più si inveisce sbottando : “Mannaggia la madosca” oppure “Mannaggia il grand hotel”. E’ premurosa e quando c’è un onomastico, un compleanno, un anniversario non ci pensa sù due volte: a nome della “famiglia” invia il telegramma di circostanza per i sentiti auguri anche presso i penitenziari dove gli interessati sono reclusi. E’ attenta di ogni dettaglio come quando chiede a un affiliato come procedono i lavori di ristrutturazione di un appartamento appena acquistato e promettendo che non appena arredata, gli regalerà la biancheria.

Non fa una piega quando i suoi rampolli parlano di vendette, lezioni da impartire o commentano una spedizione di morte. Non si scompone di un niente se uno dei figli maneggia una pistola e controlla che il colpo sia in canna. E’ sempre pronta ad inserirsi in un discorso e dispensare qualche consiglio. Come quando Ciro Brunetti (esponente di un gruppo criminale alleato) racconta ad Antonio Giuliano le condizioni di detenzione del fratello Manuel, O’ Chicco e del fatto che è anche imputato in un processo per le violenze ad un agente della polizia penitenziaria. Nella circostanza è proprio Carmela De Rosa a sottolineare come Manuel non abbia buonsenso visto che attraverso la nuova normativa potrebbe beneficiare di una liberazione anticipata pari a cinque mesi per ogni anno di detenzione. Si preoccupa se i Gracchi hanno mangiato. Se sono preoccupati. Sulla contabilità però Cornelia non transige.

Meglio di un ragionere di Stato: annota e ricorda ogni dettaglio. Non fa sconti a nessuno. Capita – ad esempio – che uno del gruppo criminale – vicino ai Giuliano – ha sperperato dei soldi spettanti ad un alleato. I suoi Gracchi cercano una soluzione. Parlano tra loro. Alla fine vogliono evitare tarantelle e ipotizzano di appianare di tasca propria l’ammanco. Lei, Cornelia, Carmela De Rosa prende la parola contrariata e sentenzia “Ce li mette lui”. Alle rimostranze dei Gracchi che temono le eventuali ritorsioni “quelli lo uccidono, mammà”, Carmela De Rosa, risponde dura: “Gesù, perché dovete andare dentro tutti quanti voglio capire, ma da chi lo vuole, si uccide o non si uccide, ma voi veramente state facendo, ditegli vedi dove devi andare a fare i debiti…Tutti se ne approfittano della bontà vostra…”. Cornelia è matrona e appartiene all’aristocrazia criminale. Quando è in strada vuole rispetto e devozione. Conta nel rione Forcella e non lo nasconde. Accade che Carmela De Rosa mentre cammina in vico Scassacocchi – scrivono gli inquirenti – incrocia la sorella di un collaboratore di giustizia e sbotta rabbiosa e con piglio intimidatorio: “Quando vedi me devi abbassare la testa”. Ora Cornelia è in carcere con i suoi gioielli.