Speriamo che non accada. Sarebbe un’ ingiustizia somma e una presa in giro colossale. Speriamo che la Corte di giustizia di Strasburgo, oggi, non ceda alla tentazione di condannare l’Italia a pagare una multa forfettaria di 55 milioni di euro e poi un’altra – giornaliera – di 256.81, 2 dal momento della sentenza fino a quando sarà eseguita, per l’emergenza rifiuti in Campania. Lo abbiamo detto e ribadito tante volte e in tante sedi: dal Parlamento italiano a quello di Bruxelles, dalla Regione Campania ai tanti sindaci e amministrazioni comunali.

Sequestro aree rifiuti nella Terra Dei Fuochi

Il dramma che, lentamente ma inesorabilmente, ha gettato la Campania in una situazione paradossale, grottesca e preoccupante per la salute e per l’ambiente non è dato dallo scorretto smaltimento delle immondizie delle case, ma da quello terribilmente pericoloso degli scarti delle industrie. Ormai lo sanno tutti. Il grande imbroglio, che per anni ha ingannato tanta gente di buona volontà ma di scarsa preparazione, ormai è stato smascherato. Chi finge di non capire e continua a fare orecchie da mercante – dispiace ammetterlo – sono proprio coloro cui compete la responsabilità di dire una parola chiara e onesta che tuteli i cittadini e condanni i colpevoli.

Purtroppo, in questi anni, solo pochissime volte i veri responsabili di tanto scempio hanno varcato le porte del carcere; mentre i cittadini, democraticamente, civilmente continuano a gridare la loro paura e a scendere per le strade per i chiedere i loro diritti. Accade, invece, che a Strasburgo si stia decidendo se multare l’Italia, dunque tutti quanti noi, per l’inadeguato smaltimento del pattume casalingo. Il dottor Antonio Marfella, oncologo, igienista, medico per l’ambiente, ma soprattutto instancabile e disinteressato maestro della maggior parte dei volontari che hanno portato alla luce il disastro della Terra dei fuochi, ha dimostrato, calcoli alla mano, e senza essere stato mai smentito da nessuno, che la media dei rifiuti bruciati nel solo maxinceneritore di Acerra supera di gran lunga quella di altre Regioni d’ Italia e di alcuni Paesi europei. Mentre invece per i rifiuti speciali, industriali tossici, mancano del tutto gli impianti.

Anche per la raccolta differenziata le cose in Campania vanno meglio che altrove. Non è un caso se il comune più riciclone d’Italia è Frattaminore, il paese che mi ha visto nascere e nel quale ancora risiedo. Quindi, la multa che farebbe seguito al ricorso avviato nei confronti dell’Italia il 3 luglio 2008 per l’emergenza rifiuti in Campania non solo non risolverebbe niente, ma, al contrario, andrebbe ad aggravare ancora di più la situazione.

Solo ieri, a Caivano, la cittadina del Napoletano in cui sono parroco, ai confini con la provincia di Caserta e con Acerra, si sono svolti i funerali di un papà di 49 anni e di una mamma di 55. Il cancro li ha divorati in pochi mesi. Ma questo accade tutti i giorni. Sempre a Caivano, la settimana scorsa è volato al cielo Francesco, un ragazzo di 16 anni, ucciso dalla leucemia. Il vero problema dunque non solo non è stato mai adeguatamente affrontato, ma, a quanto pare, lo si vuole di proposito lasciare nell’ombra.

In Campania c’è gente che muore letteralmente di fame. Ladri, scippatori e rapinatori mettono a dura prova la pazienza della gente. A Casoria un impiegato delle poste è stato preso in ostaggio durante una rapina. A Pianura addirittura è stato trafugato il busto di bronzo di un monumento ai caduti. A Marigliano due topi di appartamento vengono acciuffati: hanno solo 14 anni. In questa situazione di mancanza di lavoro che porta all’esasperazione e alla disperazione, sopravvivono o lucrano sulla pelle dei poveri, fabbriche, commercianti, industrie che producono e commerciano in regime di evasione fiscale. È del tutto logico, dunque, che gli scarti del lavoro prodotto in nero, vengano poi smaltiti in nero.

Ecco spiegata la genesi dei roghi tossici e degli interramenti di scarti industriali. Ecco il motivo per cui tante discariche nate per accogliere pattume urbano, complice la camorra, i colletti bianchi insozzati e la mala politica, sono zeppe di scarti industriali. Se in Campania non esiste una sola discarica per rifiuti industriali dovremmo pur chiederci una volta per sempre dove vanno a finire. Dall’Europa ci aspettiamo un aiuto vero, onesto e intelligente per mettere fine allo scempio che ci uccide e non una ulteriore sanzione che ci farebbe precipitare ancora di più nel baratro.