“Lui si rimise a sedere con una mossa stanca, come se all’improvviso tutta la sua energia si fosse esaurita. Era probabile che avesse messo in conto di trovarsi, prima o dopo, in una situazione del genere. Le cose ti possono andare bene per anni, quando fai il furbo, ma alla lunga diventa sempre più difficile che il tuo gioco non venga scoperto. In polizia ne aveva incontrati tanti, di individui simili, anche più coriacei del tizio che aveva davanti. Toubhans era riluttante a parlare, ma facendo balenare lo spettro della legge ebbe la sensazione di poter ottenere qualcosa di concreto. Per ora le stava raccontando un mucchio di balle, ma piano piano sarebbe venuta fuori la verità”.

Enrico PandianiÈ uscito da poco nelle librerie l’ultimo romanzo dello scrittore torinese Enrico Pandiani, Più sporco della neve (pubblicato da Rizzoli), secondo episodio nero che vede protagonista l’ex agente della Scientifica Zara Bosdaves, riciclatasi come detective privato per cercare di cambiare, in qualche modo, la propria vita. Non vorrei soffermarmi troppo sulla trama: ci sono la scomparsa di un maniaco collezionista di whisky con grossi problemi finanziari, un furgone che esplode al confine tra Italia e Francia, una morte accidentale dopo una collutazione, misteri nella vita privata della determinata Zara e del suo compagno, François. Quello che mi interessa analizzare sono le peculiarità narrative che, con questo romanzo, Pandiani ha confermato brillantemente.

In un panorama noir nostrano tristemente desolante, troppi autori con il culto del sangue e dei super-eroi, storie tutte uguali, plasmate con lo stampino, personaggi incredibilmente fasulli, battute scontate, insomma, la qualità è mediamente scarsa, l’autore torinese si fa notare per originalità, freschezza, divertimento e, a modo suo, analisi sociale.

“Carmelo lo fissò mordicchiandosi il labbro inferiore, incerto se credergli o meno. Dei personaggi che gravitavano attorno a Rezzonico, nulla lo stupiva più. Occupandosi dei suoi affari aveva visto ogni genere di perversione fiscale. Per accumulare denaro e non pagare le tasse, certa gente era capace di inventarsi pure una vita parallela. Tanto è risaputo, l’erario i soldi li toglie a quelli che le tasse già le pagano fino all’ultimo centesimo. Costa molto meno e non c’è bisogno di sbattersi troppo per cercare gli evasori totali.”

Non solo nelle avventure dei suoi Les italiens, giustamente tradotti in Francia, ma anche in quelle di Zara Bosdaves c’è senza dubbio un debito verso il polar d’oltralpe (mi vengono in mente Frédéric H. Fajardie, Frédéric Dard , Jean-Patrick Manchette, Didier Daeninckx, Hugues Pagan, Jean-Claude Izzo), ma Pandiani ha ormai maturato da tempo uno stile suo, con un proprio linguaggio espressivo. Dialoghi magistrali, colpi di scena che arrivano dopo sequenze montate con piglio di gran maestro del genere, ritmo sublime che tiene il lettore aggrappato alla pagina senza mai stancare. Non ci sono parole fuori posto, nulla di troppo e mai troppo poco.

In questo romanzo emerge, inoltre, la piacevolezza delle descrizioni dei luoghi. La storia è ambientata a Torino, che l’autore, naturalmente, vive e conosce bene, riuscendo così a tracciare scene minuziose, incidendo piccoli dettagli, della città piemontese incorniciata in una neve a volte candida, a volte grigia, calpestata, truccata malamente dallo sporco umano. E poi c’è Zara, un personaggio femminile, e non è mai facile per un autore maschio riuscire a entrare nei panni di una donna, ma grazie al piacevole ritmo costante, al mix di violenza e dolcezza, passione e distacco l’esperimento è riuscito, il gioco degli estremi fa emergere la femminilità di Zara Bosdaves, analizzata, descritta, raccontata con un’invidiabile e originale capacità narrativa.

Enrico Pandiani sta portando in giro il suo romanzo, una buona occasione per incontrarlo potrebbe essere il Festival GialloFerrara, dal 10 al 12 luglio, dove sarà uno degli ospiti d’onore di questa importante rassegna letteraria che riunirà nella città estense scrittori e artisti di fama internazionale.