“Non voglio assolutamente fomentare rivolte”. Leonard Menchiari, 28 anni, è l’ideatore e programmatore di Riot, Civil Unrest, un videogioco di strategia che si sviluppa come un “simulatore di rivolte. Nella demo del gioco, che uscirà dopo l’estate, si ricostruiscono scene e situazioni per le quali l’iniziativa si è attirata le accuse di “apologia di violenza” da parte del Coisp,  sindacato che si è reso protagonista di campagne controverse, ma che in questa occasione ha ritenuto di denunciare il gioco all’attenzione delle istituzioni, lamentandone la pericolosità, il messaggio giustificazionista rispetto alle violenze se non proprio di incitazione. Sotto accusa le immagini delle volanti della polizia incendiate dalle molotov, gli assalti alle banche e ai beni dei cittadini incolpevoli e inermi di fronte alle devastazioni e agli scontri tra rivoltosi e forze dell’ordine. Il tutto sullo sfondo di nuovi scontri in Valsusa e a due mesi dalle violenze che hanno devastato il centro di Milano. Ma Leonard non ci sta a passare per il fomentatore irresponsabile, e a ilfattoquotidiano.it spiega le reali intenzioni che lo hanno indotto a dare una rappresentazione ludica delle rivolte che hanno incendiato l’Europa, dalla Spagna alla Grecia fino alla Tav.

Leornad, non ritieni che il gioco possa effettivamente suonare come una giustificazione o peggio fomentare scontri e rivolte?
L’obiettivo del mio progetto non è quello di fomentare rivolte, ma di diffondere alcune informazioni importanti che a mio parere non sono state rese visibili a sufficienza sotto la giusta luce. Parlando con chiunque del movimento No Tav ad esempio, è facile dedurre che è considerato da molti un movimento terroristico violento, quando spesso si ignora il concetto di fondo, il motivo per cui la gente lotta da oltre vent’anni. Oltre ai No Tav sto rappresentando molte altre rivolte importanti che sono successe in tutto il mondo (soprattutto Grecia, Egitto, Spagna, Italia), non per far divertire la gente a “fare bordello” ma per dare una documentazione molto più accurata e personale di tutti gli eventi che ho scelto per il progetto.

Alcune immagini della demo colpiscono: l’auto della polizia di Stato che esplode sotto le molotov, quell’immagine del politico impiccato (ma è un politico, uno speculatore di borsa, chi è?). Non ritieni rischioso tradurre quegli scenari in un “gioco”?
Considerando che queste situazioni succedono in continuazione, sarei curioso di sapere di che rischio stiamo parlando. Il politico impiccato è un manichino impiccato (palesemente diverso da ogni altro personaggio del gioco) durante una sommossa in Spagna durante il movimento di protesta dei minatori di Pozo Soton.

Il Coisp denuncia il tentativo di “sdoganare” la violenza con intento sociologico. Qual è il vero obiettivo del gioco?
E’ una diretta affermazione che avete erroneamente dedotto voi. Il vero obiettivo come ho scritto prima è di permettere agli utenti di conoscere situazioni realmente accadute e di impersonarle da entrambi i punti di vista (sia dal punto di vista dei manifestanti, che dal punto di vista delle forze dell’ordine) per avere una visione più ampia degli eventi che ho deciso di replicare.

Nella recensione di Wired veniva enfatizzata la tua esperienza sul campo. A quali scontri hai preso parte, e se lo hai fatto era per studio, convinzione o cos’altro?
“A quali scontri hai preso parte” implica che ho preso parte a scontri diretti, cosa che non ho mai specificato. Non ho mai attaccato un ufficiale di polizia, ne ho mai fatto atti di distruzione pubblica. D’altro canto ho visto alcune manifestazioni No TAV, dove molta gente pacifica in protesta veniva picchiata a sangue solo per essere sul proprio territorio. Avete diffuso un video notevole voi stessi che riassume perfettamente la situazione.

Perché prevedere l’uso di armi con proiettili veri, e perché “temperare” l’opzione pacifista con la penale che se non ingaggi scontri hai più feriti, non è un messaggio incendiario?
Prevedo l’uso di armi con proiettili veri in alcune zone, perché in alcune zone del mondo vengono usati proiettili veri. Li hanno usati in Brasile per sgomberare le favelas durante i Mondiali di calcio per costruire uno stadio e degli alberghi, come anche in piazza Tahrir durante gli scontri del “Venerdì Furioso” per ripulire la piazza dalle manifestazioni contro Hosni Mubarak. La penale di avere più  feriti durante un’opzione pacifista non è cosa certa, è solo una previsione basata su dei calcoli di crowd control ben precisi, e non è necessariamente l’unica opzione.

Quanti fondi hai raccolto, quando il gioco sarà disponibile?
I fondi raccolti sono stati intorno ai 20mila euro, e non sono stati usati per girare mezza Europa come avete scritto (in realtà lo ha scritto Wired, ndr), ma per portare avanti il progetto da ben due anni e mezzo. Il fatto che si pensi che questo gioco sia una conseguenza degli scontri alla manifestazione dell’Expo di Milano (della quale si ignora completamente tutto il corteo pacifico da quel che so), è una totale coincidenza. Creare un videogioco non è semplice, non è un passatempo leggero, ma soprattutto non è una cosa veloce. Non esiste che in un mese si tiri fuori un progetto di tale magnitudine in due o tre persone, probabilmente neanche se fossimo in 20 o 30.

Lo sviluppo definitivo e la commercializzazione?
Al momento sono in Italia e sto ancora lavorando al progetto giorno e notte, senza fermarmi praticamente mai. E continuerò a farlo finché non sarà del tutto finito, coerente, e bilanciato per rappresentare in maniera più realistica possibile gli eventi che ho deciso di replicare. L’uscita è prevista dopo l’estate.