Cosa agita di nuovo le acque tra concessionarie autostradali e benzinai al punto da far annunciare nuovo sciopero? Ad accendere la miccia è stata Autostrade per l’Italia (Aspi) che ha allargato lo strappo pubblicando il bando per l’affidamento di 30 aree di servizio in scadenza al 31 dicembre 2015. Da giovedì è possibile inviare le domande di partecipazione. Una decisione che i sindacati Faib, Fegica e Anisa considerano come “un rompere la tregua”. Motivo per cui hanno proclamato altre 48 ore di chiusura degli impianti, dalle 22 di martedì 23 fino alla stessa ora di giovedì 25 giugno.

Sono due i punti ai quali si appellano i benzinai per contestare la mossa “unilaterale” di Aspi. Il primo riguarda i tavoli di concertazione ancora aperti al ministero dei Trasporti e dello Sviluppo economico. Tavoli durante i quali le concessionarie autostradali, l’industria petrolifera e i sindacati avrebbero dovuto definire nuove regole prima di procedere alla messa a punto dei bandi (sono oltre 300 quelli in scadenza a fine anno). Tuttavia, nonostante i tanti incontri le posizioni rimangono lontane. Da una parte le concessionarie spingono sull’acceleratore per indire le nuove gare, tenendo solo conto della riforma del settore messa in cantiere a gennaio dai due ministeri. Dall’altra la filiera petrolifera, che preme sul freno e chiede che venga preso in considerazione il mutato contesto economico, partendo dal crollo del traffico e degli erogati.

Nel mirino dei sindacati ci sono anche le royalty alle stelle, non toccate dalla riforma Guidi/Lupi ma che concorrerebbero al doppio effetto “calo qualità del servizio/aumento dei prezzi”. I bandi di gara – si legge in una nota di Faib, Fegica e Anisa – sono “costruiti secondo schemi che contrastano direttamente con le norme vigenti e conservano privilegi e lucrose rendite di posizione – in termini di pedaggi e royalty – che in questi anni hanno prodotto un decadimento verticale della qualità del pubblico servizio offerto all’utenza, oltre che un livello di prezzi dei carburanti e del servizio di ristorazione più alti d’Europa, ad evidente danno dei consumatori e dei gestori stessi”.

Il tempo però stringe e il rischio, se non vengono pubblicate a breve le nuove gare, è di trovarsi a fine anno con aree di servizio abbandonate. Di qui probabilmente l’accelerazione di Autostrade per l’Italia. Il secondo punto invocato dai sindacati riguarda il Tar. I primi di giugno il Tribunale del Lazio, mosso su istanza cautelare presentata dai sindacati, aveva dato al ministero dei Trasporti 30 giorni di tempo per consegnare i piani di ristrutturazione delle stazioni di servizio che le concessionarie dovevano predisporre sulla base della riforma. Piani che in realtà dovevano essere pronti entro il 15 febbraio per essere approvati dal governo entro il 15 marzo e che dovevano servire da base per i nuovi bandi. Ma, nonostante i tempi siano scaduti da un bel po’, di ufficiale ancora non c’è nulla. Il Tar deve inoltre ancora decidere sulla legittimità o meno della riforma in generale, così come chiesto dai benzinai.

La decisione di Aspi di pubblicare il bando – si legge nella nota congiunta dei sindacati – “è conseguenza diretta ed inevitabile dello strappo operato dai concessionari che, in pendenza di una decisione definitiva del Tar sulla legittimità degli Atti di indirizzo governativi e soprattutto con un tavolo di concertazione avviato dai ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo economico, hanno inteso unilateralmente avviare le procedure di gara pubblicando i bandi”.

Oltre allo sciopero, le tre sigle hanno preannunciato l’impugnazione presso il Tar tutti i bandi di gara pubblicati, oltre ad aver inviato un telegramma urgente ai ministri competenti perché interrompano immediatamente le procedure di gara e riconvochino immediatamente il tavolo. I benzinai hanno già fatto due scioperi contro la riforma. Erano pronti a farne un terzo a inizio maggio, che poi era stato revocato proprio grazie all’avvio della concertazione. Che ora evidentemente è di nuovo saltata.