Informare chi vuole partire, perché sappia a quali rischi va incontro: questo, in sintesi, il cuore di un nuovo progetto allo studio della Federazione internazionale della Croce Rossa, che prenderà il via nelle prossime settimane. Un progetto ancora in via di definizione, che si propone di affrontare il tema delle migrazioni su più livelli. Uno di questi, appunto, è quello di lavorare nei Paesi d’origine per far crescere la consapevolezza dei rischi che si corrono non solo attraversando il Mediterraneo, ma anche percorrendo tutte le rotte migratorie, con la possibilità di finire in mano ai trafficanti o il pericolo di morte. “Stiamo strutturando una grande campagna di comunicazione – spiega a IlFattoQuotidiano.it la portavoce di Croce Rossa Italiana, Laura Bastianetto – che potrebbe svilupparsi in maniera simile a quella fatta in Sierra Leone per l’ebola, dove da un lato i volontari si recavano di persona fin nelle zone più remote, e dall’altro si agiva via sms, essendo la telefonia mobile molto diffusa. Stiamo pensando di fare lo stesso per informare sui rischi del viaggio, rivolgendoci ovviamente alle persone che non stanno a loro volta rischiando la vita dove si trovano, ma a chi dal piccolo villaggio crede di andare nell’Eldorado. A loro diciamo quali sono i pericoli in cui potrebbero incorrere”.

La Croce Rossa Italiana è presente in tutti i porti italiani dal 2011, l’anno delle primavere arabe, e da allora sta assistendo con continuità i migranti che arrivano: 170mila lo scorso anno, 200mila quelli attesi quest’anno. E proprio commentando la prima formulazione del programma della Commissione UE per la ricollocazione di 24mila migranti in due anni, il presidente della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, lo ha definito “un piano imbarazzante”. “Numeri risibili” gli fa eco Laura Bastianetto, che spiega: “Rispetto ai numeri che conosciamo, a quelli che prevediamo e alla pressione che arriva dall’Africa e dal Medio Oriente, un’Europa che si interroga su 20/40mila è un po’ ridicola; se pensiamo che Libano, Giordania e Turchia hanno 4 milioni di sfollati interni e profughi e che noi ci stiamo interrogando su 40mila, è davvero imbarazzante”.

La CRI fa parte del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa, che è presente in 189 dei 204 paesi esistenti al mondo: “Siamo praticamente ovunque ed è questa la forza del movimento. Dato che il nostro presidente nazionale è anche vicepresidente della Federazione Internazionale e che come CRI siamo più sensibili al tema delle migrazioni, da mesi stiamo sensibilizzando tutto il Movimento Internazionale per far diventare la questione una priorità e per cercare di agire in modo uniforme, non solo occupandoci di primo soccorso e prima accoglienza, ma anche cercando di pensare ad altri approcci. Bisogna intervenire in loco, ma tenendo conto della cultura locale, non lavandosi la coscienza con la costruzione di un ospedale a cui poi magari non viene fatta manutenzione, ma investendo su scuole, sanità ecc. con progetti di cooperazione seri e importanti, iniziative di microcredito, programmi per l’agricoltura… Sono tutti vari approcci che devono esser intrapresi insieme”.

Tra i piani di intervento, appunto, la novità è quella dell’informazione nei paesi d’origine sui rischi della traversata, che riguarderà i paesi di origine dei flussi, ad esclusione di quelli toccati da guerre o situazioni di grave pericolo, come Siria, Eritrea, Somalia, ma anche come la Nigeria dove c’è Boko Haram, o il Kenya degli Shabaab. “Sia chiaro – spiega Laura Bastianetto –: noi non diciamo ‘non partire‘, diciamo che ognuno ha il diritto di avere un’altra chance e di scegliere per se stesso la via più sicura. Questo l’abbiamo sempre sostenuto e lo ribadiamo. A noi interessa la vita umana, che dev’essere sicura e dignitosa. Dall’altra parte, però, l’approccio dev’essere a 360 gradi, salvando vite umane nel momento in cui questi viaggi vengono intrapresi, informando su tutte le eventuali garanzie per chi ha diritto allo status di rifugiato o di protezione umanitaria, informando sui diritti che si hanno dopo il viaggio, ma informando anche sui rischi per chi non ha la possibilità di ottenere lo status di rifugiato.”

Contemporaneamente, partirà anche una grossa campagna di sensibilizzazione a livello europeo: “La deriva razzista e xenofoba ci preoccupa e anche su questa vogliamo agire, per cercare di far capire alle persone che dicono ‘se ne tornassero a casa loro’, che per queste persone, spesso e volentieri, la casa non c’è più. L’imperativo rimane l’essere umano. Sempre”.