I sintomi del TecnoStress sono sempre più diffusi. Mal di testa, insonnia, calo della concentrazione, ansia, ipertensione, attacchi di panico e anche depressione e alterazioni comportamentali. Il dato emerge da una rilevazione effettuata su un campione di mille lavoratori digitali, che usano abitualmente smartphone, tablet e computer portatile connessi a Internet. La ricerca è stata effettuata da Netdipendenza Onlus, in collaborazione con l’Associazione Italiana Formatori Salute e Sicurezza sul lavoro (Aifos), e i risultati sono stati presentati nei giorni scorsi in un convegno sul rischio TecnoStress presso la sede Inps di Anagni. Il quadro che emerge è allarmante. E mi chiedo: chi difende questi lavoratori? Quale attenzione ha la politica per tutelare la salute dell’esercito di “mobile workers” – cioè quasi tutti ormai – che pur di difendere un contratto di lavoro, spesso precario e insicuro, trascorrono anche fino a 10-12 ore al giorno connessi ai device digitali? Le istituzioni purtroppo sono assenti. E c’è scarsa consapevolezza della gravità del rischio.

Il TecnoStress è una nuova malattia professionale, riconosciuta con una sentenza della Procura di Torino nel 2007. Rientra nell’elenco della “malattie non tabellate”, quindi l’onere della prova “tecnologia=stress-malattia” spetta al lavoratore. La mancanza di tutela spesso inizia quando il dipendente segnala il problema al datore di lavoro. Nella maggioranza dei casi non viene creduto. Oppure lo emarginano. Il mito della produttività a tutti i costi – figlia del senso di onnipotenza tecnologica – non lascia spazio alla lamentela. Ma c’è anche un problema di ignoranza. Nel senso che gli imprenditori ignorano i rischi per la salute derivanti dal sovraccarico informativo (fino a quando non cadono lo stessi nella trappola).

Il TecnoStress spesso conduce alla Internet Dipendenza (inserita in via preliminare nel DSM 5, il manuale mondiale delle malattie psichiatriche). E per molti inizia un calvario che porta all’uso di psicofarmaci. Mi occupo di questi rischi dal 2002 e ho incontrato molti lavoratori e dirigenti caduti nell’assuefazione da iper-connessione digitale. Ho raccolto molte storie di vite distrutte dal TecnoStress. Qualche mese fa una donna, responsabile della sicurezza dei lavoratori (Rls) all’interno una grande azienda telefonica, mi ha raccontato che la maggioranza dei suoi colleghi era tecnostressata e faceva largo uso di psicofarmaci. Ma i dirigenti hanno evitato di affrontare la questione.

Un altro problema che hanno messo in risalto i lavoratori digitali interpellati è la fusione tra vita lavorativa e tempo privato. Con le nuove tecnologie si lavora sempre. Il 90,3% rivela che usano smartphone e tablet per motivi di lavoro anche il sabato e la domenica, mentre il 65,8% utilizza i dispositivi digitali prima di addormentarsi per occuparsi di lavori urgenti o controllare la posta elettronica. Questa abitudine predispone all’insonnia.

I mobile workers considerano anche i social network tra le fonti di TecnoStress (64,2%), poiché sono diventati strumenti di lavoro e consentono la promozione di prodotti, servizi e marchi aziendali. E allora come si esce da questa trappola? In attesa che le istituzioni prendano una posizione chiara, integrando alcuni punti del Decreto Legislativo 81-2008 (Testo Unico per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori), sono gli stessi info-lavoratori e info-imprenditori a segnalare il rischio ai loro colleghi.

Un esempio? Joe De Siena, imprenditore web ed esperto di Facebook Advertising, sul suo blog segnala i pericoli per la salute e la necessità di difendere la propria attività: “Se lavori on line, fai attenzione al TecnoStress. Io stesso ho iniziato ad interessarmi a questo problema, che penso sia anche il tuo se stai leggendo questo post. Ho deciso, perciò, di approfondire la questione, perché se la salute è in pericolo a causa del ritmo velocissimo con cui utilizziamo una gran quantità d’informazioni digitali, allora mettiamo in pericolo molte cose della nostra vita, compreso il nostro Business, ma in particolar modo le relazioni sociali (reali) e la capacità di godere il bello della vita”.