“Salviamo i bambini”: questo l’appello con cui lunedì 4 maggio è partita la Settimana Mondiale della Sicurezza Stradale, che quest’anno le Nazioni Unite hanno scelto di dedicare alla tutela e alla salvaguardia dei più piccoli con una maxi campagna che comprende, oltre a una petizione rivolta ai leader di tutti i paesi membri, anche un hashtag dedicato, #SAVEKIDSLIFE, pronto a invadere Twitter a colpi di #Safie, selfie accompagnati da proposte su come migliorare e incrementare la sicurezza stradale.

Una campagna social, dunque, per sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica su un tema particolarmente sentito, soprattutto alla luce delle oltre 500 piccole vittime che ogni giorno, in tutto il mondo, perdono la vita in incidenti stradali, e che ha già convinto quasi 950mila persone a firmare la petizione con cui viene chiesto che la sicurezza stradale venga inclusa negli obiettivi di sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite presenteranno il prossimo settembre per sostituire gli attuali Millennium Development Goals.

Questo nonostante gli incidenti siano tra le prime cause di morte per i giovani tra i 15 e i 29 anni in tutto il mondo, e abbiano un’incidenza sulla salute pari a quello di malattie gravi come la malaria e la tubercolosi. Soltanto in Italia, nel 2013, sono morti in media 2 ragazzi a settimana, per un totale di 123 vittime minori di 18 anni e 47 minori di 14, oltre a più di 10mila feriti: “La mortalità infantile e giovanile sulle strade è un dramma nel dramma”, spiega Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA per la Sicurezza stradale, identificando i più piccoli come “membri della categoria degli utenti deboli o vulnerabili della strada, perché sono vittime di comportamenti superficiali, distratti e scorretti assunti dagli adulti quando sono al volante”.

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Per tutelare la sicurezza dei bambini è necessario utilizzare i seggiolini e i sistemi di ritenuta (e il casco in caso di viaggi su mezzi a due ruote, dalla moto alla bicicletta), che possono ridurre del 70% la probabilità di riportare ferite gravi in caso di incidenti stradali. Al di là del fatto che sia il Codice della Strada a obbligare i i bimbi sino a 36 chili e sotto il metro e 50 a usarlo (rigorosamente omologato) pena una multa salata e la decurtazione dei punti sulla patente, il seggiolino è infatti l’unico strumento disponibile per proteggerli durante i viaggi, ed è importante controllare di averlo installato correttamente sulla propria auto: nel caso si abbiano gli appositi ganci Isofix, meglio preferire questi sistemi, in grado di ridurre al minimo gli errori durante la fase di fissaggio una volta ancorati tutti e tre i punti (compresa la barra estraibile da fissare al pavimento o la cintura da agganciare allo schienale).

Ancora prima di procedere al fissaggio però è fondamentale stabilire dove posizionare il seggiolino: il punto migliorare è sui sedili posteriori, al centro, in modo da proteggere da eventuali urti laterali il bambino, che sino ai 15 mesi di vita deve viaggiare in senso contrario a quello di marcia. Se non si può fare a meno di spostare il bimbo sui sedili anteriori, fondamentale disattivare l’airbag dal lato passeggero e prestare particolare attenzione ai sistemi di fissaggio. Le parti del corpo che necessitano maggiore protezione rimangono la testa e il collo, che la muscolatura non ancora sviluppata del collo del bambino non riesce a sostenere. Per proteggere i bambini dagli urti laterali, invece,  è importante adottare seggiolini con protezioni laterali anche in età più avanzata, nonostante che l’utilizzo della semplice tavoletta che aiuta a raggiungere l’altezza giusta per arrivare alle cinture di sicurezza (che vanno allacciate sempre, anche sui sedili posteriori) sia consentita dal Codice della Strada.