È una sorta di banchiere occulto di evasori e corruttori, il “dominus ex machina di una delle più grandi holding di riciclaggio scoperte in Italia”. Il nome di Filippo Dollfus De Volckesbersg è sempre stato noto all’alta finanza ed è già comparso in alcuni casi e almeno un’inchiesta penale: quella risalente al 1997 sull’interessamento della mafia sullo smaltimento delle scorie nucleari e tossiche, poi finita in un nulla di fatto. Oggi da una nota della Guardia di Finanza di Busto Arsizio il nome di questo barone svizzero è associato a una indagine della Procura di Milano per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale. Dollfus è stato fermato con questa accusa e per il gip di Milano ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

portare le Fiamme Gialle sulle tracce di Dollfus è stato l’arresto di Gabriele Bravi, commercialista milanese fermato nel marzo 2013 nel corso della stessa indagine. Era questo professionista a individuare e contattare clienti italiani interessati a trasferire all’estero soldi, “costituire società in paesi esteri come Olanda, Lussemburgo e Svizzera che svolgevano il ruolo di società di partecipazione delle attività finanziarie dei clienti, organismi a volte in rapporti diretti con le società italiane dei clienti, e quasi sempre, compartecipate da società fiduciarie italiane; assicurare il deposito del denaro, opportunamente schermato, presso banche situate per lo più in Svizzera intestati a strutture/società anonime (le “casseforti”) dedicate a singoli clienti, (formalmente o di fatto dirette da Bravi e Dollfus) necessariamente collocate in paesi off shore (Panama, Isole Vergini, Antille olandesi, Jersey, Madeira, Liberia et cetera), utilizzate al fine di garantire l’anonimato del titolare effettivo e l’impossibilità di ricostruire il movimento degli affari ed il patrimonio data la mancanza in detti paesi dell’obbligo di tenuta della contabilità; instaurare rapporti bancari direttamente gestiti dalla organizzazione, a loro volta intestati a società con sede off shore (i conti calderone o di mero transito), presso banche per lo più svizzere, attraverso i quali venivano operati i trasferimenti finanziari intermedi dalle strutture cassaforte a quelli finali, in modo da confondere la identità e la natura delle operazioni di trasferimento del denaro e dunque da rendere impossibile la individuazione della loro provenienza; garantire, coordinare e dare esecuzione alla complessa attività finora descritta (es. confezionamento materiale dei documenti, direttive a terzi per le modalità della loro redazione, tenuta della contabilità e rendicontazione, invio, esecuzione ordini di trasferimento bancario (bonifici e prelevamenti), consegna di denaro contante, calcolo dei compensi dovuti a tutte le organizzazioni e professionisti di supporto ivi compresa quella dell’associazione a delinquere”. Tutto veniva svolto attraverso il personale della società anonima di Lugano gestita da Dollfus, ed in parte negli uffici della propria succursale milanese”.

La prima fase dell’indagine ha avuto origine da una segnalazione per operazione sospetta nei confronti
di un cittadino di Busto Arsizio, poi risultato essere un componente dell’associazione. Le indagini da qui
Comando Provinciale della Guardia di Finanza Varese avviate hanno consentito di individuare il primo episodio di riciclaggio operato dal Bravi per conto di Rita Rovelli, con riferimento alle cospicue attività finanziarie provenienti dal Fondo Dalan costituito con la provvista della corruzione relativa al noto caso Imi-Sir. Per questo fatto era stata emessa una misura cautelare a carico di Bravi, a seguito del suo fermo disposto dalla Procura di Milano, ed eseguito nel marzo del 2013.

Il nucleo principale della holding imprenditorial-criminale è risultato essere costituito da una decina di personaggi, tra cui titolari di studi professionali. Allo stato sono stati identificate 65 fra persone fisiche e giuridiche “titolari di rapporti bancari a vario titolo che hanno operato complessivamente con 115 conti bancari in 12 diverse banche di cui 1 italiana e 11 estere”. Sono state mappate quindi 421 persone fisiche e giuridiche italiane ed estere che hanno avuto rapporti con l’organizzazione.

“Il volume accertato dei movimenti finanziari dell’organizzazione, che rappresenta solo una minima parte di quello effettivo, attualmente ammonta a circa 800 milioni di euro, nei pochi anni di cui ai prospetti individuati. Ma se queste operazioni finanziarie – si legge nella nota della Finanza – si rapportassero alla completa entità dei conti trattati dall’organizzazione ed al periodo molto ampio di operatività dell’organizzazione stessa, circa 40 anni, probabilmente si raggiungerebbero somme stratosferiche nell’ordine di molti miliardi di euro”.