Fare il giro dell’isolato non è propriamente una prova su strada. Ma guidare un’auto a idrogeno, anche se per pochi minuti intorno al Javitz Center sede del Salone di New York, è comunque un’esperienza interessante. Non solo perché la Toyota Mirai è un’auto rarissima, di cui vengono prodotte artigianalmente soltanto 2-3 unità al giorno, in Giappone. Ma anche perché un giro a bordo del primo modello di serie a idrogeno della Toyota è un breve balzo in un futuro (diciamo almeno 2030) in cui, a detta della maggior parte dei costruttori, le automobili elettriche per le lunghe percorrenze produrranno la corrente direttamente bordo, a partire dall’idrogeno.

Toyota Mirau interno

Guidare la Mirai, però, per me ha avuto anche un altro significato: mi ha permesso di toccare con mano il fatto che la tecnologia delle celle a combustibile è pronta ad arrivare sulle nostre strade. Se quando pensate all’auto a idrogeno vi immaginate una specie di navicella spaziale su ruote, vi sbagliate: per quanto traspare al guidatore, la Mirai è un’auto normalissima. Ha un aspetto un po’ bizzarro, è vero, ma per il resto si avvia come una qualsiasi auto moderna (premendo un tasto) e si guida come qualunque automatica. È decisamente più silenziosa di un’auto a benzina, altrettanto scattante, ma un po’ meno spaziosa all’interno, perché su un’auto di cinque metri si sta comodi in quattro: colpa delle due grosse bombole d’idrogeno posizionate sotto i sedili posteriori e nella parte bassa del bagagliaio. A ridurre il volume utile ci sono anche il pacchetto delle fuel cell (nel pavimento) e una batteria posteriore, che serve ad accumulare l’elettricità prodotta in eccesso fino a quando non viene richiamata da un’accelerata decisa.

Toyota Mirai idrogeno schema

L’unico vero ostacolo alla messa in commercio delle auto a fuel cell, oggi, non è di tipo tecnico, ma infrastrutturale. La Mirai è già in vendita in Giappone, ed entro fine anno arriverà anche in CaliforniaEuropa, ma solo in zone selezionate – nel Vecchio Continente, alcune aree metropolitane di Regno Unito, Germania e Danimarca – in cui siano presenti i distributori d’idrogeno. Già, perché l’idrogeno sarà pure l’elemento più diffuso sulla Terra, ma per metterlo nel serbatoio servono molti passaggi: innanzitutto, bisogna separarlo dagli altri elementi cui si lega, e per farlo serve energia (idealmente, prodotta da fonti rinnovabili). Poi bisogna stoccarlo ad altissima pressione e distribuirlo alle vetture. Negli Stati Uniti, dove la Mirai andrà in vendita a un prezzo di 75.500 dollari, esistono 40 stazioni, di cui più della metà sono situate in California. Infatti, le due Mirai che giravano per Manhattan nei giorni del Salone sono arrivate con il pieno di idrogeno. E di fare rifornimento nella Grande Mela, come mi ha spiegato il tecnico Toyota che mi ha accompagnata nel mio breve test drive, non c’era speranza. “Ma stia tranquilla, abbiamo più di 300 miglia (480 km) di autonomia con un pieno”.

Toyota Mirai specchiata