Torna questa sera, alle 21:15, su Rai5 l’appuntamento con “L’arte secondo Dario Fo”. La puntata è “Discorsi su Leonardo e il Cenacolo”. Eccone un’anticipazione.

Leonardo, è risaputo, aveva grande interesse per lo studio sul corpo umano, e si giovava dell’amicizia del medico Paolo dal Pozzo Toscanelli, grazie al quale ebbe modo di approfondire l’anatomia assistendo alla dissezione dei cadaveri reperiti negli ospitali di Milano. Quel tipo di ricerca era severamente punita dalle leggi di quel tempo, e Leonardo, scoperto a compiere ricerche su un cadavere, fu arrestato e menato alle prigioni. Di qui fu poi tolto grazie all’intervento immediato del duca Ludovico il Moro in persona.

“Non solo movimento ma anche spirito”

Nel codice leonardesco di Madrid troviamo in un suo scritto un passo dove egli fa considerazioni sul corpo umano; all’inizio del discorso Leonardo si rivolge al suo immaginario interlocutore dicendo: “Bada tu da che maravigliose strutture ed invenzioni egli corpo è composito che niuno cervello d’ingeniere o sublime meccanico potrebbe immaginare. E anco tu se l’indaghi e lo leggi ad ogni istante te dovrai stupefacere pe’ quanti magnefici aggetti movimentano esso corpo e producono flusso di sangue pe’ tutti li canali, anco li più minuti. Come allocchito te starai dinanzi al moto delle costole che sollevano i polmoni che, simile a uno pussente soffiatore, inspirano l’aria e la ripompano de fuora. Io te dimando come si puote distruggere, uccidendola, una sì fatta macchina, una sì stupefacente creazione della natura. Non truovi tu sia cotesta distruzione orribile e crudele? Ma se poi tu consideri che dentro esso corpo non alloggia solo movimento, vita e potenza che lo aziona, ma si ritruova lo spirito, la ragione che n’è l’anima stessa d’uno suo intelletto pruodigioso, allora se ne intendi il miracolo tu ne rimarrai per intero sgomento all’idea che si possa toglier vita e render morta una sì fatta creatura !”.

Il “diritto alla vita” e la “gran ruina”

Leonardo quindi considera l’uomo e il suo diritto alla vita come valore inalienabile, ma come possiamo poi all’istante ritrovarcelo a disegnare, concepire, fondere e fabbricare ordigni terribili forgiati per il massacro e l’annientamento ? Troviamo qui, sul Codice Ambrosiano come in quello di Londra, progetti e varianti di bombarde multiple, cannoni di lunga gittata, un progetto di mitragliatrice con asse rotante a nove colpi per tornata e perfino disegni che illustrano un proiettile a grappolo, un ordigno che, una volta sparato, espelle un gran numero di bombe più minute che all’impatto col terreno o coi corpi degli uomini esplodono “procurando gran ruina”.

leonardo

 


Il “mostro” d’acqua per affondare i briganti

Egli stesso, riosservando le sue invenzioni, più di una volta sembra assalito da una vera e propria crisi e si interroga perplesso se sia giusto renderle “conosciute ed operanti”. Come quando gli nasce l’idea di architettare “uno naviglio che muovesi come affondato sotto il livello dell’acque tale che, gittandosi sotto pancia contro i natanti, puote facilmente squarciare il fasciame d’ogni galera o brigantino e affondarli”. Leonardo in quell’occasione si fa cosciente di quale terribile arma stia progettando e decide di non renderla conosciuta “ché di un numero immenso di annegati sarebbe causa quello facile speronare di navigli d’ogni stazza e possanza”. Ed ecco che appena posto in luogo segreto quel suo progetto di sommergibile, macchina di distruzione e massacro, ritroviamo Leonardo in una fonderia a dirigere la colata d’un pezzo d’artiglieria che “esprime potenza di tre quarti superiore alle normali artiglierie”… incoerente stranezza d’artista?

Il 24 luglio 1503, Francesco Guiducci, magistrato di guerra della repubblica fiorentina, scrisse dal Campo contro Pisa alla Balia di Firenze, cioè a dire la magistratura che si occupava degli affari criminali, per riferire come, il giorno precedente, Leonardo Da Vinci, con Alessandro degli Albizi, avesse illustrato a lui e al governatore il “disegno” del progetto per deviare le acque dell’Arno. Perché deviare l’Arno? Per la ragione che quel fiume transita a poche miglia dal mare dopo aver attraversato la città di Pisa. È inutile sottolineare che quel corso d’acqua era essenziale per la vita della città e dei suoi abitanti, nonché un mezzo determinante nella navigazione nella bassa Toscana. La deviazione di quel fiume avrebbe causato grave disastro, a cominciare dalla sete dei cittadini di tutta la valle, nonché l’arresto immediato dei mulini, sia quelli impiegati per le farine che gli altri che muovono impianti per l’agire d’ogni meccanica. Si trattava di costruire una possente diga che bloccasse il flusso nella valle pisana e conducesse le acque del fiume a scendere in mare molte miglia più abbasso di quanto stesse in quel tempo.

Il progetto (fallito) di far scorrere l’Arno in due canali

Soderini e Machiavelli riuscirono, il 20 agosto del 1504, a decretare l’inizio dei lavori “circha el voltare Arno alla torre ad Fagiano”, per costringere l’Arno a scorrere in due canali ben distinti, fino allo Stagno, verso il mare. Ma le difficoltà e gli impicci imprevisti furono sì numerosi da convincere i progettatori a dichiararsi impotenti. L’Arno sembrava rivoltarsi all’intero progetto, e Ludovico Muratori commentò: “Il fiume si rise di gli volea dar legge”.

Ma gli interessi dello straordinario maestro non si arenavano nel progettare ordigni e macchine di guerra. Egli studiava il volo degli uccelli e ricostruì strutture di ali di cui possiamo osservare la copia straordinaria esposta al Museo della scienza e della tecnica di Milano. Sono modelli che mettono in condizione ognuno di scoprire quanto fosse probabile la riuscita dei progetti sul volo di Leonardo. Mi ricordo il commento surreale di un professore che ci accompagnava nella visita al museo davanti a quelle macchine. Egli esclamò: “Di sicuro non lui di persona, il maestro, riuscì a muovere quei macchinamenti, ma qualcuno dei giovani seguaci che lo aiutavano nei suoi folli tentativi di levarsi in volo”.

Il Fatto Quotidiano, 29 Maro 2015