Da qualche tempo in TV non si vede più, ma se hai nostalgia del suo Roxy Bar, uno dei programmi musicali storici degli anni Ottanta come Discoring e Mister Fantasy, lo puoi trovare sul web all’indirizzo roxybar.tv con la diretta della domenica sera ed altri spazi sempre dedicati alla musica. Però forse per Gabriele Ansaloni, in arte Red Ronnie, è giunto il momento di tornare sul piccolo schermo e potrebbe essere lui uno dei nuovi acquisti di Agon Channel. Nel frattempo continua a non mangiare carne e a riflettere sul pubblicare o no la sua intervista a Fidel Castro.

Red Ronnie sta dunque per tornare in TV?
In questi giorni c’è un canale che mi diverte perché sta scompigliando un po’ le cose ed è Agon Channel e c’è anche una rete che mi piace sul satellite che si chiama Sky Arte. Devo incontrare i rappresentanti di entrambe. Al momento c’è solo un parlottare iniziale, è come quando ti vedi con una persona e non sai se ci farai l’amore, un annusarsi a distanza insomma. Vedremo.

Ma come mai è sparito?
Tutto è iniziato nel 1990 quando, diventando vegetariano, ho cominciato a maturare una consapevolezza di ciò che facevo e della responsabilità che avevo nel farlo e rinunciai a sponsorizzare prodotti dannosi alla salute come l’alcol. Così mi hanno affibbiato l’etichetta di inaffidabile e io me ne sono andato a fare Roxy Bar a Videomusic che per tre anni ha vinto il Telegatto battendo Sanremo, che Baudo non riusciva a capacitarsi. A Rai1 c’era un direttore illuminato, Nadio Delai, che mi disse che voleva Roxy Bar sulla sua rete ma non che ci fossero anche i gruppi emergenti, per cui non sarebbe stato Roxy Bar e così gli feci Mi ritorni in mente.

Poi nel 2001 MTV si prese la frequenza di Videomusic divenuta TMC2…
E mi hanno fatto fuori, ma non sono andato a pietire o a produrre programmi che non fossero nelle mie corde, ho preso atto che ero fuori dalla televisione ma ho continuato comunque a fare televisione. Ho fatto due ore di intervista a Fidel Castro che è ancora inedita, ho fatto Roxy Bar in DVD venduto in edicola, e il 12 dicembre 2011 ho creato una piattaforma in streaming e la web TV dove ho fatto ciò che facevo su Videomusic registrando ascolti incredibili: un milione e mezzo Vasco Rossi, 1,3 milioni di pomeriggio con Jovanotti, e se vengono tanti artisti vuol dire che vedono dei benefici anche nelle vendite.

Quindi il web l’ha salvata, una bella risorsa le nuove tecnologie…
Ma io già nel 1995 usavo Internet con Roxy Bar e Help interagendo tramite la chat con chi da casa voleva parlare con me, sono stato il primo al mondo e gli hacker mi attaccavano perché dicevano che Internet non doveva essere contaminata dalla televisione. Certo oggi ci sono Skype e Twitter.

Il ministro Franceschini ha proposto di far studiare i cantautori nelle scuole, che ne pensa?
Che ha ragione, ma che ci si deve anche preoccupare del fatto che oggi ai cantautori gli stiamo facendo cambiare mestiere, perché i Jovanotti e i Vasco Rossi di oggi, quelli che potrebbero diventare grandi artisti come loro che sono ancora in classifica e che fanno sognare, non hanno spazio. Lo stesso Mogol ha detto che lui e Battisti oggi non sarebbero mai usciti.

Perché succede questo?
Perché una volta era un pool di persone a decidere, oggi sta diventando un vero racket che impedisce agli artisti di crescere, con la presunzione di creare quelli del futuro, ma non è così. Gli artisti non nascono in laboratorio, puoi creare un cantante, un ballerino, un attore, ma non l’emozione dello scontro e della gara, perché la musica non è gara, è condivisione di emozioni. Anch’io facevo il Trofeo Roxy Bar, ma era una scusa per attirare l’attenzione sugli emergenti, e oggi non lo faccio più, li metto direttamente sullo stesso palco dove salgono le star.

Una volta disse che il punk attecchì in Inghilterra perché c’erano crisi e disoccupazione, quindi oggi in Italia dovrebbe esserci terreno fertile per un certo tipo di musica.
No, non c’è più terreno fertile perché hanno tolto alle persone la curiosità di scoprire cose che non conoscono, hanno creato i talent che ammazzano ogni forma di creatività e hanno tolto ai ragazzi ogni forma di indignazione. Oramai i giovani accettano passivamente ogni cosa, somatizzano e invece di esternare il loro malessere lo interiorizzano e quindi si fanno del male dentro. C’è qualcosa di buono come tanti artisti che ho ospitato ultimamente al Barone Rosso come i Metrò, un gruppo di musica ambient che si chiama Dartan, una ragazza di nome Roberta Giallo e altri.

Tornando alla sua scelta di diventare vegetariano, bisogna smettere di mangiare carne per capire chi siamo?
La cosa è molto semplice: noi siamo ciò che mangiamo e se ci inquiniamo… un esempio: se hai mal di denti riesci a fare l’amore? No. E allora se hai un malessere interiore e vuoi evolverti, capire, migliorarti non puoi farlo. Mangiare carne fa male, noi non siamo carnivori ma abbiamo un intestino da erbivori. E poi quando mangi la carne, mangi la sofferenza di un animale che ha vissuto malissimo perché ormai di mucche che pascolano ce n’è solo una e ogni tanto la colorano di viola per la pubblicità. Tute le altre soffrono, mangiano prodotti schifosi imbottiti di antibiotici, sono malate, per non parlare del paté di foie gras che altro non è che un fegato malato ottenuto facendo ingurgitare l’oca di ogni sorta di porcheria per farglielo esplodere.

Ma c’è stato un evento particolare che ha provocato la sua decisione?
Io sono diventato vegetariano per un problema a una spalla e con Gianni Morandi siamo andati in un posto a Forlì dove mi hanno fatto eliminare carne, latte e latticini per tre mesi e solo dopo ho iniziato a sentirne la puzza. Ho cominciato a vedere cose che non vedevo, come se avessi avuto degli occhiali sporchi di grasso e credevo che ciò che vedevo fosse realmente quello, ma ho capito che vedere è un’altra cosa, è capire qual è il nostro compito in questa vita, perché tutti noi abbiamo una missione, dall’operatore ecologico al medico.

E la sua qual è?
La missione per la quale sono stato preparato è aiutare le persone sole ed emarginate, perché io ho vissuto emarginazione e solitudine, e solo se hai vissuto certe cose le puoi capire. Quando sono nato ero malato, mi davano per spacciato e i miei genitori mi hanno abbandonato mandandomi in un seminario. Non potevo cantare nel coro perché ero stonato e non potevo giocare con gli altri ragazzi perché avevo un soffio al cuore. Esco di lì e vado in una scuola, ma non sono bello, non sono figo, sono spaesato, ho altri interessi, vivo in una casa a due chilometri dal centro abitato. Non lo sapevo ancora ma inconsciamente mi stavo prepearndo al mio futuro e a quello che avrei dovuto fare.

E tra i suoi interessi c’è sempre stata la musica, ma mai suonata
No, solo da fruitore però. Il mio compito è un tramite, io sto sempre dietro la telecamera, lo faccio dal 1992, oggi mi dicono che faccio le riprese alla Pif, ma Pif non era ancora nato quando facevo i miei programmi on the road. E poi oggi si fanno i selfie, io no.

Qual è stato l’incontro professionale più importante della sua vita?
Quello con con Fidel Castro cui nel 2001 ho fatto un’intervista di due ore ancora inedita, sia per come l’ho ottenuta che per la storia che c’è dietro. Ma anche quello nel 1998 con un pittore, William Congdon, perché intervistavo uno spirito che stava abbandonando un corpo e non lo sapevo, è morto una settimana dopo, mi aveva raccontato di come era entrato nel campo di concentramento, anche questa è inedita e sto ancora aspettando di pubblicarla. E poi quello con Jimi Hendrix che ha comunicato con me, in maniera molto strana.

Che intende dire?
Che se sono entrato in possesso della chitarra che Jimi Hendrix ha suonato a Woodstock e oggi ho ancora delle foto polaroid pornografiche scattate da lui mentre faceva l’amore ci sarà un motivo? Lo so che mi pigliate per matto.

Che paura… parliamo di politica: nel 77 lavora a Radio Alice emittente di estrema sinistra, poi si candida con Craxi e infine collabora con Letizia Moratti. Però politicamente si definisce anarchico…
E lo sono. Nel 1977 andai a Radio Alice con il mio amico fumettista Bonvi perché Radio Marconi & Company che avevo fondato con lui, Lucio Dalla e Francesco Guccini era stata chiusa da loro due, spaventati di ciò che stava accadendo a Bologna, e facevo reportage sulle assemblee e sul movimento. Nel 92 mi sono candidato da indipendente nel PSI, ma avevo ricevuto l’invito sia dal PD che dalla DC con Formigoni e accettai perché potevo aiutare i ragazzi. Nella politica è finita destra e sinistra, ci sono le alleanze trasversali e se io voglio fare qualcosa nel mondo della musica per i ragazzi devo cercare alleanze a destra e sinistra, ma poi gli stessi socialisti mi hanno fatto fuori.

E la Moratti?
La conoscevo da San Patrignano e io ero molto amico di Vincenzo Muccioli e ora lo sono anche del figlio Andrea, e lei mi ha chiesto una mano per vincere l’Expo, così ho fatto uno spettacolo a Parigi e poi l’ho accompagnata in Africa andando con lei nei villaggi sperduti. Lei ha finanziato la missione, per vedere se le associazioni che il comune di Milano finanziava facevano davvero dei lavori utili all’Africa. Con la Moratti artisti emergenti si sono esibiti sul palco davanti al Duomo, con Pisapia non è mai successo nulla di simile. Poi mi dissocio da ciò che ha fatto a San Patrignano emarginando Muccioli e da allora non ci vediamo più, ma per me è stato il miglior sindaco di Milano.

Cosa la lega così tanto a San Patrignano?
Ho visto e toccato con mano, come il figlio di Bobby Solo che ho portato a San Patrignano e ancora mi ringrazia perché Muccioli gli ha salvato la vita. Ed io ho visto quante vite ha salvato Vincenzo e questo va al di là di ogni storia di catene e di metadone, e so anche perché è stato attaccato, per 200mila lire di eroina al giorno che sottraeva al mercato della mafia e dello spaccio.