Una Siae “sempre più aperta e trasparente”, con tanti progetti per i giovani e un sito nuovo di zecca entro l’estate per cambiare “in modo tangibile il rapporto con associati e utilizzatori” e spiegare meglio anche che la società degli autori ed editori “non c’entra nulla con le tasse” e che il compenso “non viene mangiato da una macchina burocratica, ma pagato”.

Sono queste le parole che il neo-Presidente in pectore della Siae, Filippo Sugar, designato ieri dal Consiglio di Sorveglianza della Siae, affida all’Ansa per inaugurare la sua stagione alla guida della Siae dopo la prematura chiusura della mini-era di Gino Paoli, costretto alle dimissioni perché indagato, per evasione fiscale, dalla Procura della Repubblica di Genova.

Parole belle e importanti, le prime pronunciate da quello che- una volta che le Istituzioni cui la legge affida tale compito ne avranno ratificato la designazione – sarà il più giovane Presidente della storia della Siae.

Ma anche parole simili a quelle pronunciate dall’ex Presidente Paoli che pure aveva più volte dichiarato che la sua Siae sarebbe stata una casa di vetro, salvo poi non riuscire a trasformare le buone intenzioni annunciate in una realtà capace di cambiare davvero la società, il rapporto con i suoi iscritti e quello con gli utilizzatori.

Guai a giudicare qualcuno prima ancora che abbia iniziato a lavorare e, dunque, oggi, al neo Presidente Sugar, non si può che augurare di riuscire davvero a realizzare i suoi buoni propositi anche perché se ciò accadesse a guadagnarne sarebbero in tanti.

Ma, ad un tempo, non si può non segnalare che la società italiana autori ed editori, con una base associativa composta da decine di migliaia di piccoli autori è destinata a ritrovarsi presieduta dal manager e co-proprietario, di un gruppo imprenditoriale di famiglia che rappresenta alcuni tra i più grandi editori italiani e stranieri presenti proprio nel mercato nel quale la Siae opera come quasi-monopolista legale e nel quale è chiamata a giocare ruoli di arbitro super partes e garante terza nell’attribuzione a ciascun titolare dei diritti – dal più grande al più piccolo – di quanto effettivamente spettante.

Sarebbe ipocrita nascondere che, persino in Italia, questa circostanza rappresenta una situazione di rumoroso ed allarmante conflitto di interessi.

E’ davvero possibile credere che chi ha così rilevanti interessi economico-imprenditoriali in un determinato mercato possa fare gli interessi di tutti i protagonisti di quel mercato in modo equo, non discriminatorio e corretto che si tratti di piccoli o grandi concorrenti, di editori o di autori?

Sulla carta, naturalmente, tutto è possibile anche se, nella realtà, le cose sono, probabilmente, più difficili.

Intendiamoci non c’è e non c’era alcun ostacolo giuridico in nome del quale il Consiglio di Sorveglianza della Siae avrebbe dovuto astenersi dal designare uno dei più ricchi editori alla guida della società che è anche – e verrebbe da dire soprattutto – degli autori ma è fuor di dubbio che si sia trattato di una scelta legittima ma rischiosa e, forse, inopportuna.

E, d’altra parte, è questa l’indicazione che arriva dalla nuova disciplina europea in materia di società di gestione collettiva dei diritti che, appunto, impone agli Stati membri di provvedere “affinché gli organismi di gestione collettiva istituiscano e applichino procedure tali da evitare conflitti di interesse e qualora non sia possibile evitare tali conflitti, procedure volte ad individuare, gestire, controllare e rendere pubblici i conflitti di interesse effettivi o potenziali in modo da evitare che incidano negativamente sugli interessi collettivi dei titolari dei diritti che l’organismo rappresenta”.

E’ questo quanto scritto, a chiare lettere, all’art. 10 della Direttiva europea 2014/26/Ue e si tratta di una previsione che sarebbe opportuno che le Autorità di vigilanza sulla Siae e le altre chiamate a ratificare la nomina del Presidente in pectore – Ministero dei beni e delle attività culturali e commissioni parlamentari in testa – leggano con grande attenzione, subordinando, almeno, la nomina di Filippo Sugar a nuovo Presidente della Siae, a garanzie ed adempimenti capaci di fugare ogni rischio di conflitto di interessi anche potenziale, rischio che, specie in un Paese nel quale agli autori non è, ex lege, concessa – se non in alcune ipotesi residuali – la possibilità di scegliere tra più società di gestione collettiva dei diritti, è grave ed elevato perché idoneo a produrre conseguenze economicamente, culturalmente e democraticamente insostenibili.

E’, d’altra parte, la stessa Direttiva Ue a prevedere che, quando un conflitto di interessi alla guida di una società di gestione dei diritti non sia evitabile, gli Stati devono almeno preoccuparsi che le persone che a tale situazione di conflitto danno vita, siano destinatarie di speciali obblighi di trasparenza, rendendo pubblici, tra gli altri, i dati relativi a quanto ricevuto dalla società di gestione collettiva nell’esercizio precedente a titolo di riparto dei diritti d’autore e quelli connessi ad ogni, anche solo potenziale, conflitto di interessi tra la propria attività privata e quella di rappresentante della società di gestione collettiva dei diritti.

In un contesto di questo genere, pertanto, è, almeno, auspicabile che il neo Presidente in pectore, Filippo Sugar dia massima trasparenza di quanto, nell’ultimo esercizio – il primo governato dal suo predecessore Gino Paoli – le società che ad ogni titolo rappresenta e/o amministra e/o nelle quali detiene quote o azioni hanno incassato dalla Siae a titolo di riparto di diritti d’autore e compensi per copia privata.

Solo così, infatti, si potrà fugare il dubbio che, nell’esercizio in corso ed in quello futuro l’attuale condizione di potenziale conflitto di interessi non si traduca in effettiva, facendo diventare le società del Gruppo Sugar più ricche e le decine di migliaia di piccoli autori ed editori iscritti alla Siae, più poveri.

Tutto sommato, per un neo Presidente, che nelle sue prime tre parole, parla di “apertura e trasparenza” non dovrebbe trattarsi di un onere eccessivo.

Auguri al nuovo Presidente e che il suo successo alla guida della Siae sia davvero il successo di tutti gli autori e gli editori che vi sono iscritti.

Nota di trasparenza: ancorché la circostanza non ha alcuna correlazione diretta con i fatti e le considerazioni del post, l’autore assiste professionalmente una società inglese concorrente della Siae.