Un unico supermanager nelle vesti di amministratore delegato nominato dal governo, un Cda più snello composto da 7 membri compreso un rappresentante dei lavoratori eletti sulla base del merito, una rete senza spot pubblicitari. Sono alcuni dei punti di principale novità contenuti nel testo di riforma della Rai che approda oggi in Consiglio dei ministri. La bozza, che nelle intenzioni del governo dovrebbe trasformarsi in un disegno di legge, è arrivata sul tavolo dei membri del governo in forma di linee guida. Per la nuova governance restano due opzioni distinte e non è detto che il via libera arrivi in giornata. Il premier, se non si trovasse la quadra, potrebbe rinviare il dossier fino al successivo cdm, limitandosi ad un documento strategico con alcuni passaggi anche sul disegno complessivo della tv pubblica, che arriverà in un secondo momento con il rinnovo di convenzione e contratto di servizio e con le nuove regole sul canone: Renzi starebbe pensando di abolirlo, come chiede da tempo il M5S.

Cda modello Spa, da 9 a 7 membri: uno eletto dai dipendenti
Le opzioni sul tavolo sono due: il modello Spa e il sistema duale con un consiglio di sorveglianza e uno di gestione. Nel primo caso, con un consiglio ridotto a 7 membri e meno invasivo, cambierebbero le fonti di nomina. Tre (tra questi il supermanager) verrebbero nominati dal Cdm su proposta del ministero dell’Economia, tre dalla Camere in seduta comune, uno espresso dai lavoratori. Ma gli equilibri sono delicatissimi e il rischio di prestare il fianco alle polemiche è elevato, quindi Renzi non ha ancora deciso. L’ipotesi iniziale era conferire il potere di nomina ai presidenti delle Camere, per garantire indipendenza dai partiti, ma il premier avrebbe espresso l’intenzione di lasciare alla Commissione di Vigilanza, oltre al controllo, un potere di nomina anche se ridotto rispetto all’attuale. Altra opzione: un consigliere potrebbe essere votato da un organismo esterno, come la conferenza Stato-Regioni. “In questo il progetto del Movimento 5 Stelle è interessante”,  spiega a Repubblica Vinicio Peluffo (Pd), perché “individua un processo di controllo del Parlamento con un’audizione pubblica dei nuovi componenti del cda nelle commissioni competenti, come avviene per i commissari europei”.

Sistema duale: consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione
L’altro modello prevede la nascita di un consiglio di sorveglianza con una decina di membri eletti anche questi in parte dal Parlamento e in parte, oltre che dai lavoratori, da organismi come la Conferenza Stato-Regioni, l’Anci, ma non l’Agcom, in quanto soggetto controllore. Tale organismo, oltre al poter di nomina, avrebbe compiti non solo di controllo ma anche operativi nella gestione societaria. A guidare l’azienda sarebbe però un consiglio di gestione composto da tre membri: un amministratore delegato o di nomina governativa, un membro con deleghe sulla parte editoriale e un membro con deleghe su quella finanziaria.

Il premier ha fatto capire di preferire il primo modello, spiegando che in Italia il sistema duale non ha funzionato. Nel Pd le opinioni sono discordi e c’è chi sottolinea che quel sistema è stato applicato solo alle banche nel nostro paese ed in una tv pubblica potrebbe invece ben funzionare. Anche sul potere di nomina lasciato alla Vigilanza, nella riunione di martedì c’è chi ha ricordato che il sistema attuale ha provocato solo danni e chi ha invece sostenuto la necessità di lasciarle un ruolo. Insomma, restano ancora dei nodi da sciogliere. Per questo alcuni parlamentari Pd chiedono tempo per trovare la quadra, Vinicio Peluffo e Francesco Verducci hanno avviato un giro di incontri con i partiti che hanno già depositato in Parlamento proposte di legge. L’iter parlamentare dovrebbe iniziare dalla Commissione Trasporti alla Camera.

Ad nominato dal governo e candidature su internet
A guidare la Rai dal punto di vista operativo dovrebbe essere un supermanager nominato dal governo: “Un vero amministratore delegato, con poteri ampi, come in qualunque azienda privata”, scriveva La Repubblica il 9 marzo. Una soluzione che, nella lettura che ne dà il quotidiano romano, porterebbe a “rottamare l’attuale gestione mista Cda-direttore generale, nel tentativo di allontanare i partiti dall’amministrazione diretta dell’azienda”. Ma la soluzione solleva molti dubbi: l’amministratore delegato sarebbe emanazione diretta dell’esecutivo, che in questo modo prenderebbe il controllo della tv pubblica. Come nel caso dei consiglieri, anche per l’amministratore delegato il governo pensa a candidature palesi e curriculum pubblicati su internet.

Tre reti specializzate, la terza senza spot pubblicitari
Stop a Raiuno, raidue e Raitre tutte generaliste, con programmi molto simili che spesso si sovrappongono nelle medesima fasce orarie. L’idea, che si rincorre tra i corridoi di viale Mazzini da diversi anni, è quella di dare vita a tre reti specializzate: una generalista, una incentrata sull’innovazione e sulla sperimentazione di nuovi format e nuovi prodotti, la terza in grado di fornire un’ampia offerta culturale da cui sparirebbe la pubblicità. Un contesto nel quale il governo manterrebbe la riforma voluta dall’attuale direttore generale Gubitosi, con due sole newsroom alla base dei servizi informativi.

L’idea: abolire il canone
E’ il primo punto del piano di riforma del Movimento 5 Stelle. Ora, stando a quanto scrive La Repubblica, anche Matteo Renzi ci starebbe pensando: abolire il canone Rai. Una soluzione che pare di difficile applicazione, specie in concomitanza con l’idea di togliere gli spot pubblicitari dalla terza rete. Resta in ogni caso in piedi l’idea del sottosegretario Antonello Giacomelli, ovvero dimezzarlo e inserirlo nella bolletta elettrica.